Lingue e rapporti transfrontalieri

Il presidente dell'UI, Maurizio Tremul, reduce dalla trasferta a Helsinki annuncia l'inclusione dei giovani della CNI nella YEN

Maurizio Tremul. Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

La lingua, come ogni altra componente della cultura materiale e intellettuale di un popolo, è un bene fragile. Il ruolo della lingua non può essere ridotto a quello di mero mezzo d’interazione fra singoli soggetti. La lingua usata da un insieme d’individui è affermazione della collettività stessa e primaria fonte di riconoscimento dell’appartenenza alla medesima comunità. La lingua pertanto travalica i confini del mero mezzo strumentale per fini comunicativi per divenire elemento e fattore primario d’identificazione e d’identità personale e collettiva. È dunque lecito sostenere che ciascuna comunità nazionale deve godere nel suo territorio d’insediamento storico del diritto all’uso della sua lingua.
“Fare una netta distinzione tra l’apprendimento di una lingua straniera e lo studio della lingua parlata dai vicini in un Paese contermine è doveroso. La lingua del vicino non può essere considerata una lingua straniera. Si tratta di una lingua che serve nella comunicazione quotidiana tenuto conto che se si entra tutti in Schengen poi c’è la libera circolazione. Conoscere la lingua del vicino, a prescindere se in quel territorio vive una minoranza, è un modo per favorire la libera circolazione e la comprensione”, ha affermato il presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, condividendo le impressioni maturate durante la sua partecipazione al Forum delle regioni minoritarie europee – Diversità nordica-Una formula per la crescita economica? Un appuntamento tenutosi a Helsinki la settimana scorsa e al quale l’UI è stata invitata a partecipare in virtù della sua recente adesione all’Unione federale delle nazionalità europee (FUEN).
“Un forum importante, con relatori autorevoli – professori universitari, ricercatori, rappresentanti dell’UE, della Commissione europea, del Comitato d’esperti del Consiglio d’Europa per quanto riguarda l’attuazione della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie… – che ha visto partecipare i rappresentanti di tantissime comunità con l’obiettivo di far considerare le minoranze come un valore aggiunto dello sviluppo della collaborazione transfrontaliera e della promozione e della conoscenza della lingua del vicino”, ha notato Tremul. “È stata indubbiamente un’esperienza interessante. Una permanenza molto proficua in cui ho avuto modo di sviluppare rapporti con la realtà delle altre minoranze d’Europa e segnalare la nostra presenza e la nostra disponibilità a condividere quelle che sono le nostre buone prassi ed esperienze, ma anche la capacità d’acquisirne quelle altrui”, ha detto Tremul, sottolineando che soltanto approcciandosi alle altre realtà minoritarie si comprende a pieno il valore degli sforzi profusi e dei risultati ottenuti dalla CNI al fine di garantire ai connazionali una tutela giuridica e istituzionale che a prescindere dal livello d’attuazione può obiettivamente essere considerato molto elevata, anche quando rapportata agli standard in vigore nell’Europa settentrionale (dagli svedesi in Finlandia alla realtà delle Isole Faroe, senza scordarsi delle comunità groenlandesi).
In Finlandia Tremul ha conosciuto pure il presidente dell’Associazione giovanile delle minoranze d’Europa (YEN), Andor Barabás. “Insieme abbiamo stabilito di creare eventi, scambi di conoscenze e collaborazioni con le associazioni giovanili della CNI, ovvero di costituire associazioni che possano aderire alla YEN”, ha dichiarato Tremul sottolineando di tenere moltissimo all’approccio dei giovani della CNI alla dimensione europea.

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