Lettera di Demarin: «La Ci d Valle va salvata a ogni costo»

Il presidente dell’Assemblea UI, Paolo Demarin. Foto: Goran Žiković

Il presidente dell’Assemblea, Paolo Demarin, dopo aver lanciato un accorato appello attraverso un’intervista rilasciata al nostro giornale (leggi qui), ora ha deciso di rivolgersi anche a tutte le istituzioni CNI, affinché facciano il possibile per salvare la Comunità degli Italiani di Valle. Ecco il testo della missiva di Demarin:

Carissimi amici, mi rivolgo a voi chíedendovi di leggere queste poche righe, nella speranza che giungano ai vostri cuori. Sapete bene cos’è la nostra Comunità Nazionale Italiana e non ho pretese di dare spiegazioni in merito, ma vorrei partire dalla radice di questa parola e del nostro essere. Noi ci identifichiamo nella nostra Comunità come persone fiere ed orgogliose di appartenervi. Siamo una minoranza, è vero, ma siamo al contempo una grande e forte minoranza, una Comunità storica, insediata da secoli sul nostro territorio; siamo una minoranza fiera di esistere e di essersi mantenuta nonostante le tragiche vicende storiche che tutti conosciamo molto bene e che hanno diviso intere famiglie, spezzato legami, creato danni irreparabili. Ciononostante tutto, però, se oggi siamo qui vuol dire che ce l’abbiamo fatta: insieme ne abbiamo passate tante, ma continuiamo a portare avanti ciò in cui crediamo: le nostre tradizioni, la nostra lingua e soprattutto quel senso di appartenenza gli uni verso gli altri che ci accomuna e che rende, in fin dei conti, possibile anche la nostra esistenza.
Sono certo che concorderete con me sul fatto che vedere ferito uno di noi fa male all’intera Comunità (anche le famiglie sono delle Comunità e quando i nostri cari soffrono soffriamo insieme a loro). Ognuno di noi è un anello di una catena che senza i suoi cerchi non funziona. Ma perché vi dico tutto ciò? Perché vorrei chiedervi di aiutare la nostra Comunità degli Italiani di Valle a rialzarsi. Lo so, le cose non succedono e basta ed è difficile non pensare ai responsabili, ma per un attimo vorrei chiederví di pensare ai nostri connazionali che orgogliosamente ne fanno parte e che onestamente e con il cuore contribuiscono ogni giorno a tenerla in vita. La Comunità di Valle non è la Comunità di Valle e basta. La Comunità di Valle siamo tutti noi. Soccorrere i nostri amici è un nostro dovere morale. Potreste anche pensare che data la complessità della situazione non possiate fare molto, ma sono felice di dirvi che
ognuno di noi nel suo piccolo può dare invece molto. Pensate ad un uccello solitario che nel suo beccuccio porta un’unica goccia d’acqua per spegnere un incendio enorme, ovviamente da solo può fare poco, ma se migliaia di uccelli si levano in volo nello stesso momento, l’incendio si spegnerà.
Andiamo fieri di essere italiani, di essere fratelli di vita e di identità, salviamo la nostra Comunità di Valle, non abbandoniamo i Vallesi, dimostriamo di essere veramente una Comunità, di essere una Grande (in tutti i sensi!) Comunità Nazionale Italiana, dimostriamolo ore. Da qui il mio grido, un grido di orgoglio italiano a tutti gli italiani, teniamoci forte per mano e non lasciamo che niente ci separi al fine di ridare vita alla Comunità degli Italiani di Valle.
A tutte le istituzioni della CNI, alle Comunità sorelle lancio l’appello di devolvere ognuno nelle proprie possibilità un contributo finanziario per riallacciare la catena spezzata. Noi oggi siamo tutti Vallesi. Vi ringrazio di cuore”, conclude la lettera del presidente dell’Assemblea UI, Paolo Demarin.

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