L’eredità inquieta di Pasolini rivive a Fiume (foto)

Una mostra a Palazzo Modello per rileggere il pensiero e la visione dell'autore attraverso parole e immagini

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L’eredità inquieta di Pasolini rivive a Fiume (foto)

Il nome di Pier Paolo Pasolini continua a generare riflessione e confronto a distanza di decenni dalla sua scomparsa. Figura centrale del pensiero e della cultura italiana del Novecento, la sua voce resta un punto di osservazione privilegiato sulle contraddizioni della modernità, sul potere delle immagini e sulla fragilità delle coscienze. A lui è dedicata la mostra “Pasolini, coscienza italiana. Parole, immagini, eredità, inaugurata oggi, giovedì, nella gremita Sala Mostre di Palazzo Modello a Fiume, in un clima di partecipazione e confronto intellettuale. L’iniziativa, organizzata in occasione del 50esimo anniversario della sua morte, è promossa dalla Comunità degli Italiani e dal COMITES di Fiume, con forte volere del suo presidente, Federico Guidotto (assente per motivi familiari), con il patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Fiume e dell’Istituto Italiano di Cultura di Zagabria. Ha riunito studiosi, giornalisti e rappresentanti del mondo culturale in un tributo che riflette sull’attualità di un autore che continua a esercitare un’influenza profonda sulla letteratura, il cinema e la coscienza civile. La serata inaugurale è stata aperta dal presidente del sodalizio Enea Dessardo, dalla vicepresidente del COMITES Isabella Matticchio, da Mario Brandolin (uno dei curatori insieme a Renato Danelone), con interventi della console Iva Palmieri, della direttrice dell’Art cinema, Slobodanka Mišković e della giornalista di Tv Capodistria, Martina Vocci, autrice del documentario proiettato in sala. Presente anche il presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, nonché il direttore e caporedattore dell’Edit, rispettivamente Christiana Babić e Ivo Vidotto, insieme a numerosi esponenti della cultura fiumana.

Un autore che divide e illumina
Nel dare il benvenuto ai convenuti, Dessardo e Matticchio hanno sottolineato come l’eredità pasoliniana continui a interpellare il nostro presente, offrendo uno spazio di riflessione aperto e mai concluso. In seguito, la console Palmieri ha espresso il proprio apprezzamento per un’iniziativa che restituisce il profilo sfaccettato di una figura tra le più complesse del Novecento, che attraversa la poesia, la prosa e il cinema con un’energia inquieta e profonda. La direttrice dell’Art cinema, Slobodanka Mišković, ha ringraziato la Comunità degli Italiani per il coinvolgimento in un progetto culturale ampio, il quale permette di affrontare l’opera pasoliniana anche attraverso la lente del linguaggio filmico. Vocci ha infine ricordato che tornare su Pasolini significa compiere un gesto che apre una diversa percezione dell’umanità: la sua voce, attraversata da contraddizioni, resta uno strumento prezioso per guardare in profondità ciò che spesso resta in ombra. Nel suo interessante intervento, Brandolin ha offerto una riflessione sull’intento culturale dell’iniziativa e sulla vitalità del pensiero pasoliniano, raccontando come la mostra prenda forma da un’osservazione di Nico Naldini, cugino dello scrittore: gli anni friulani rappresentano un apprendistato fondamentale per la sua vocazione poetica, civile e pedagogica. Pasolini arriva a Casarsa nel 1942, attratto da una terra di valori arcaici e tradizioni contadine, e lì scopre la lingua friulana, che diventa subito materia poetica. In quegli anni fonda una piccola accademia per ragazzi, sperimenta l’insegnamento, si dedica alla scrittura, sviluppando un desiderio profondo di incidere nella realtà. L’esperienza friulana è anche segnata da lutti e contraddizioni, da un impegno civile che lo porterà, dopo la guerra, a schierarsi a fianco delle lotte contadine. La mostra propone un itinerario che parte da questo nucleo originario per raccontare l’intero percorso umano e artistico, compreso l’esilio da Casarsa, l’arrivo a Roma e l’esplosione della sua opera letteraria e cinematografica. Brandolin ha ricordato come Pasolini, anche nei suoi ultimi anni, mantenga uno sguardo lucido e feroce sul mondo, denunciando l’omologazione culturale e la deriva consumista in atto, in un testamento incompiuto che è anche grido di allarme e invito alla resistenza. In omaggio all’autore, Annamaria Ghirardelli, attrice del Dramma Italiano, ha letto alcune pagine del romanzo “Il sogno di una cosa”.

Tracce visive di un pensiero radicale
L’esposizione, composta da dieci pannelli e vari documenti (tra cui l’articolo di Alessandro Damiani pubblicato sul periodico “Panorama”), accompagna il visitatore in un percorso che attraversa la vita e l’opera di Pasolini, dalle prime raccolte poetiche alle pagine corsare, fino ai grandi film che hanno segnato la storia del cinema europeo. Documenti, fotografie, articoli e riflessioni costruiscono una trama di voci e sguardi che restituisce la tensione di un autore sempre in movimento, in bilico tra poesia e politica, arte e testimonianza. La mostra è frutto della collaborazione tra il Dramma Italiano del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc”, TV Capodistria e la Casa editrice EDIT di Fiume, che hanno contribuito con materiali d’archivio, testimonianze e contenuti inediti. Questa rete culturale restituisce un Pasolini multiforme e stratificato, in cui la parola scritta dialoga con l’immagine, il teatro e la televisione, componendo il ritratto di un pensatore che ha attraversato ogni linguaggio per cercare un senso nel disordine del reale.

Cinema, eresia, resistenza
A completare l’omaggio, l’Art cinema di Fiume proporrà un ciclo di proiezioni che seguirà il filo della poetica filmica pasoliniana: “La ricotta” e “Il Vangelo secondo Matteo” (7 novembre), “Teorema” (12 novembre), “Il Decameron” (19 novembre) e “Salò o le 120 giornate di Sodoma” (26 novembre). Quattro opere emblematiche che condensano la visione morale e simbolica del suo cinema, tra sacralità, eros e critica del potere. Sempre il 7 novembre, tra le due proiezioni inaugurali, si terrà una tavola rotonda con Tomislav Brlek, Valter Milovan e Saša Stanić, studiosi e traduttori delle opere pasoliniane, i quali rifletteranno sul linguaggio, sulla poetica e sull’attualità del suo pensiero. La mostra e le iniziative che la accompagnano delineano il profilo di un autore che rimane irrisolto e per questo vitale, lontano da ogni mitizzazione ma sempre presente nel dibattito culturale.

 

Isabella Matticchio, Enea Dessardo e Mario Brandolin

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