Le misure anti-Covid allo stadio: ecco la serata a Rujevica

“Non c’è calcio senza pubblico”, recita una delle leggi non scritte di questo sport. Purtroppo, però, il protocollo della Federcalcio sulle misure anti-contagio dal Covid-19 impone i cancelli chiusi, trasformando le partite in una specie di teatrino dell’assurdo. Tuttavia, già il fatto di essere tornati in campo è un passo avanti e pazienza se Rijeka-Osijek verrà ricordata in un certo senso più per il “ritorno del calcio a Rujevica” che per l’importanza che riveste una semifinale di Coppa.
Dopo aver compilato il formulario epidemiologico, confermando di essere “corona free”, lo esibiamo all’entrata dello stadio, dove ci viene misurata la temperatura corporea, con l’invito a indossare mascherina e guanti. In tribuna stampa il clima è più “disteso”, pur nel rispetto del distanziamento sociale. Una quindicina di rappresentanti dei mass media, dei quali tre di Osijek, non sono certo una minaccia, anche se l’addetto alla sicurezza vigila attentamente. In campo le squadre fanno la fase di riscaldamento senza i tradizionali saluti, mentre dietro la tribuna nord, nel bosco, si raduna l’Armada (circa 200) per sostenere la squadra. Marijan Kustić, direttore esecutivo della Federcalcio (sottolo sguardo attento del presidente Davor Šuker), osserva incuriosito e magari si chiede se sia il caso di spingere per una parziale apertura. Stuzzicato in tema, ammette timidamente: “Sì, molto presto”. Dopo l’entrata in campo delle due squadre, rigorosamente separate, si gioca in un clima surreale e le uniche voci che si sentono sono quelle di giocatori e allenatori. A spezzare la monotonia sono i canti e i cori dell’Armada, come lo erano stati quelli dei tifosi di Sua Maestà in occasione di Croazia-Inghilterra di Nations League. Impossibile comunque evitare le “leggi del calcio”, ovvero contatti e marcature, ma niente eccessive strette di mano, saluti o quant’altro. Tuttavia, quando segni un gol le emozioni sono fortissime…

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