Le minoranze e la società affrontano le medesime sfide

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Le minoranze e la società affrontano le medesime sfide
Furio Radin e Aleksandar Tolnauer nello studio della trasmissione Prizma assieme alla conduttrice Sanja Pleša. Foto: hrti.hrt.hr

“A trent’anni dall’indipendenza della Croazia e a vent’anni dalla promulgazione della Legge costituzionale sui diritti delle minoranze nazionali le Comunità nazionali sono inserite nella vita pubblica, politica e culturale nazionale. Su questo non c’è ombra di dubbio. Nessuno può sostenere il contrario. Basti considerare che dalle file delle comunità nazionali sono stati eletti un vicepresidente del Sabor (Furio Radin) e un vicepremier (Boris Milošević)”. A dichiararlo è stato Aleksandar Tolnauer, presidente del Consiglio delle minoranze nazionali della Repubblica di Croazia, ospite, assieme al vicepresidente del Sabor e deputato della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato, Furio Radin, alla puntata di sabato scorso della trasmissione Prizma – incentrata sul trentesimo dell’indipendenza del Paese –, il magazine multinazionale trasmesso dalla Televisione pubblica croata (HTV).

Le sfide a livello locale

Per Tolnauer la vera sfida per quanto concerne l’esercizio dei diritti delle minoranze nazionali ormai si disputa a livello locale. “Le minoranze stesse non esercitano neppure la metà dei diritti loro sanciti. Per questo motivo è essenziale sensibilizzare l’opinione pubblica, organizzare corsi educativi sia per gli appartenenti delle comunità nazionali, più nello specifico per i membri dei Consigli e per i rappresentanti delle minoranze nazionali, che per i membri delle amministrazioni di autogoverno”, ha detto Tolnauer, puntualizzando che il Consiglio dal lui presieduto si è mosso in questo senso con la collaborazione dell’Ufficio per i diritti umani e i diritti delle minoranze nazionali.
Il ruolo dei governi

Gli ha fatto eco Radin, osservando che nella Regione istriana, presa spesso ad esempio nell’ottica del rispetto dei diritti delle minoranze nazionali non sono stati applicati a pieno i patti sanciti nel 1996 nel Trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Croazia sui diritti delle minoranze. “Se due governi firmano un accordo, sarebbe forse il caso, in occasione degli incontri ad alto livello, come ad esempio nel caso del recente incontro tra i due Presidenti della Repubblica, di affrontare anche temi legati alle minoranze e di ricordarsi che esiste un Trattato sulle minoranze, che nella parte che concerne in particolare il diritto all’uso della lingua è lontano dall’essere pienamente attuato”, ha affermato Radin.

Tra alti e bassi

Per il vicepresidente del Sabor, in linea generale, dagli anni ’90 a oggi l’esercizio della codificazione e della promulgazione delle norme a tutela delle minoranze nazionali, come d’ogni altro aspetto dell’acquise legislativo croato ha subito i suoi alti e bassi. “Il documento scritto meglio – ha puntualizzato Radin –, quello più ricco di contenuti è indubbiamente la Legge costituzionale sui diritti umani e sulle libertà delle comunità etniche e delle minoranze. Fu approvata in due tempi, nel dicembre del 1991 e successivamente nel giugno del 1992. Quelle soluzioni però non furono mai attuate. Innanzitutto a causa della guerra, ma anche perché sotto sotto, a parte noi appartenenti alle minoranze nazionali, nessun altro aveva motivo affinché ciò venisse fatto”. “Nel 1995, alcuni mesi dopo l’operazione Tempesta la Legge in oggetto fu per certi versi ‘decimata’, nel senso che furono mantenute le cose meno importanti”, ha affermato Radin, osservando che il 13 dicembre del 2002 fu approvata la Legge costituzionale sui diritti delle minoranze nazionali. “Entrò in vigore e iniziò a essere applicata. Tuttavia, quando ottenemmo di farla cambiare (in modo da ottenere per gli appartenenti alle minoranze nazionali il diritto al doppio voto) queste modifiche furono bocciate (dalla Corte costituzionale) a pochi mesi dal voto”, ha osservato Radin, puntualizzando che in realtà la Legge costituzionale sui diritti delle minoranze nazionali, ancor sempre in vigore, non è una norma costituzionale bensì una legge organica. “La Corte costituzionale può modificarla quando crede, mentre nel caso delle leggi costituzionali ciò non può essere fatto”, ha affermato il parlamentare della CNI. Gli ha fatto eco Tolnauer, che nel sottoscrivere le tesi di Radin ha valutato, richiamandosi al principio dell’autoamministrazione, che la norma degli inizi degli anni ’90 era per certi versi più liberale rispetto a quella odierna. D’altro canto, il presidente del Consiglio delle minoranze nazionali ha constatato che nel frattempo il Paese ha affrontato una guerra.

Solleciti internazionali

Tolnauer ha anche notato che entrambe le Leggi sono state approvate su sollecito della comunità internazionale, quella del 2002, concretamente, nell’ambito del processo d’integrazione all’Unione europea. Ha spiegato che la Legge del 2002, oltre a sancire il numero dei seggi specifici al Sabor, ha portato alla nascita del Consiglio delle minoranze nazionali della Repubblica di Croazia e dei Consigli e dei rappresentanti delle minoranze nazionali a livello di unità di autogoverno a livello locale e territoriale (regionale). Radin ha rilevato che in definitiva i problemi che oberano gli appartenenti alle minoranze nazionali non di distinguono granché da quelli dei cittadini croati in generale. “La cosa importante è avere un approccio sistematico, eliminare i problemi che possono causare la disintegrazione di una comunità. Una volta superato questo scoglio è possibile dedicarsi a tematiche quali l’autonomia e la culturale”, ha dichiarato il parlamentare Radin.

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