Lavoratori stranieri, caos nei permessi: tempi triplicati e documenti respinti

Gli imprenditori croati denunciano il blocco del sistema

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Lavoratori stranieri, caos nei permessi: tempi triplicati e documenti respinti
Foto Hrvoje Jelavic/PIXSELL

La nuova Legge sugli stranieri doveva semplificare le assunzioni di cittadini stranieri, ma per molti datori di lavoro la procedura è oggi più lenta e complicata che mai. Attese di mesi, costi crescenti e accuse di burocrazia paralizzante.

Gli imprenditori croati sono allo stremo. Da marzo, con l’entrata in vigore della nuova normativa, il processo per ottenere i permessi di soggiorno e lavoro per i cittadini di Paesi terzi si è trasformato in un percorso ad ostacoli.

“Quello che sta facendo lo Stato è una vergogna. Con la nuova legge il sistema ha smesso di funzionare”, denuncia il dipendente di un’azienda di trasporti al portale Dnevnik.hr.

La stessa fonte spiega che la società ha ancora oltre 100 richieste pendenti, alcune risalenti a ottobre dell’anno scorso: “Mentre aspettiamo la risposta della polizia, dobbiamo pagare vitto e alloggio per i lavoratori — fino a 500 euro al mese a persona. Abbiamo già perso centinaia di migliaia di euro”.

Tempi lunghi, controlli rigidi e scarsa trasparenza

Il Ministero dell’Interno è responsabile per il rilascio delle autorizzazioni, che per legge dovrebbero essere evase entro 15 giorni. Nella pratica, però, molti imprenditori denunciano attese di diversi mesi.

“Quando chiediamo a che punto siano le nostre pratiche, ci rispondono che mancano risorse. Abbiamo fatto ricorso per lentezza amministrativa e, quando il tribunale impone una decisione entro 30 giorni, la polizia respinge la richiesta sulla base di documenti interni non accessibili”, racconta un imprenditore.

Un ulteriore ostacolo, spiegano le aziende, è l’Istituto nazionale per l’impiego (HZZ) che deve prima verificare se ci sono lavoratori locali disponibili.

Poiché la professione di autista non è considerata carente, le aziende devono pubblicare annunci interni: “Su 28 candidati, forse uno accetta. Gli altri non sono interessati o non adatti. Così non otteniamo la quota per i lavoratori stranieri perché, formalmente, il HZZ ci dice che ha inviato abbastanza candidati”, lamenta un trasportatore.

«Richieste assurde»: originali di patenti e documenti

Gli imprenditori denunciano “anche procedure poco sensate”. Per esempio, ai conducenti si richiede di consegnare l a copia originale della patente di guida e un certificato penale recente, che poi vengono sottoposti a perizia.

“È assurdo: inviamo l’originale della patente al Ministero, loro lo esaminano e spesso lo annullano. Intanto il lavoratore, che magari è ancora in India, rimane senza documento valido. E la polizia indiana non viene nemmeno informata della revoca. Tutto questo crea solo confusione e sospetto”, afferma un imprenditore del settore trasporti.

Meno permessi, più burocrazia

Secondo i dati ufficiali, tra gennaio e settembre 2025 sono stati rilasciati 136.194 permessi di lavoro, circa 20.000 in meno rispetto allo stesso periodo del 2024. Il calo riguarda quasi tutti i Paesi, tranne le Filippine, da cui proviene la maggior parte dei nuovi lavoratori. Quest’anno sono stati concessi 12.809 permessi a cittadini filippini, contro i 10.424 dello scorso anno.

Il crollo più marcato riguarda il Bangladesh, con quattro volte meno permessi rispetto al 2024.

Anche l’Associazione dei datori di lavori (HUP) conferma la situazione critica.
“Per ottenere un permesso di soggiorno e lavoro servono in media sei mesi”, afferma l’associazione, che riporta casi di rifiuti senza spiegazioni chiare e di pratiche sospese per mesi.

Secondo la HUP, il governo starebbe valutando di estendere il termine legale da 15 a 90 giorni, una mossa che — secondo i datori di lavoro — “legalizzerebbe l’inefficienza del sistema”.

L’associazione critica anche il fatto che alcuni imprenditori non possano più inviare lavoratori stranieri in altri Paesi Ue, dove operano filiali croate, in violazione delle libertà fondamentali del mercato europeo.

Inoltre, viene chiesto ai datori di lavoro di “fornire l’alloggio già al momento della richiesta del permesso”, cioè mesi prima dell’arrivo del lavoratore. “Un requisito impossibile”, sostengono.

Il Ministero: «In media 40 giorni per le pratiche»

Il Ministero dell’Interno replica che il tempo medio di elaborazione nel 2024 è stato di circa 40 giorni, precisando che la Questura di Zagabria gestisce il maggior numero di richieste e quindi ha anche il maggior numero di pratiche arretrate.

Riguardo alle verifiche sulle patenti e i documenti stranieri, il Ministero sottolinea che i controlli sono necessari perché “si registrano spesso casi di falsificazione” provenienti da Paesi ad alto rischio migratorio o di sicurezza.

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