L’Assemblea UI amplia l’agenda dell’esecutivo

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L’Assemblea UI amplia l’agenda dell’esecutivo
Paolo Demarin e Diriana Delcaro Hrelja, rispettivamente presidente e vicepresidente dell'Assemblea UI. Foto Goran Žiković

La parte più movimentata – e forse anche interessante – dell’ultima sessione dell’Assemblea dell’Unione Italiana per il 2023 è stata l’ora del question time, come del resto spesso avviene. Aperture all’italiano laddove non te l’aspetti, attuazione delle delibere assembleari, accessibilità alle informazioni, una scuola per tutti, unitarietà, incompatibilità degli incarichi… Tanti gli argomenti affrontati dai consiglieri, tant’è che lo spazio si è allargato ben oltre i canonici sessanta minuti, nonostante i richiami del presidente dell’Assemblea, Paolo Demarin, che, affiancato al tavolo dalla vice Diriana Delcaro Hrelja, ha cercato di contenere il dibattito e ricondurlo nei margini definiti dal Regolamento di procedura. Beninteso, Demarin è stato tutt’altro che fiscale anzi a tratti “creativo” nelle soluzioni proprio per non mortificare l’iniziativa dei consiglieri, oltre che degli stessi rappresentanti dell’UI e della Comunità nazionale italiana.

A Crassiza, il momento riservato a “interrogazioni, interpellanze e mozioni” ha visto uscire ai microfoni da una parte i consiglieri Krsto Babić (Abbazia), Mauro Jurman (Umago), Gianclaudio Pellizzer (Rovigno) e Mauro Graziani (Fiume) con le loro richieste; dall’altra il presidente della Giunta esecutiva Marin Corva, il presidente dell’associazione Maurizio Tremul e il deputato al parlamento sloveno Felice Žiža con le loro risposte e precisazioni. Al termine, viste anche tutte le iniziative, l’agenda dell’Esecutivo è stata ampliata con diversi nuovi impegni da portare a termine a livello operativo.

Denominazioni (anche) in italiano

Ha esordito Babić, sollecitando l’appoggio dell’Unione Italiana di fronte alla prospettiva di un passo importante per i giornalisti connazionali: la possibilità di inserire la dicitura italiana dei documenti fondamentali (lo Statuto) e nella denominazione ufficiale dell’Ordine dei giornalisti della Croazia (HND). Unanime il sostegno dei colleghi consiglieri (44 sì), che hanno incaricato la Giunta esecutiva a notificare entro la fine dell’anno all’HND la propria disponibilità a collaborare alla traduzione di tali documenti in italiano e quindi a sostenere formalmente la proposta.

Nella sua interrogazione, il consigliere Mauro Jurman ha chiesto delucidazioni sulla lettera che l’Unione Italiana avrebbe dovuto trasmettere alla Regione istriana nel precedente mandato – e a quanto sembra mai pervenuta ai destinatari indicati (presidente della Regione, vicepresidente in quota CNI, presidente dell’Assemblea regionale, Commissione per le questioni e la tutela dei diritti della Comunità nazionale italiana autoctona della stessa Assemblea reginale) – in relazione al rispetto del bilinguismo nelle denominazioni delle istituzioni fondate dalla Regione (all’epoca si trattava della Scuola di medicina, di cui era stato inaugurato il nuovo edificio, ma con la tabella e il nome solo in croato). I servizi amministrativi sono stati incaricati di verificare se tale lettera è stata effettivamente spedita.

“Chi sono i fondatori dell’Unione Italiana di Capodistria”, questa la domanda posta dal consigliere umaghese, che nelle varie “carte” da lui visionate non ha trovato i nomi di coloro che hanno posto le basi dell’associazione. Il presidente Tremul ha ammesso di non ricordare tali nomi, riservandosi di dare una risposta scritta.

Una scuola davvero per tutti

Creare le condizioni necessarie – nell’ambito del sistema scolastico della CNI o comunque creando una sezione presso un altro istituto della maggioranza – per offrire un insegnamento adeguato e quindi anche il successivo inserimento nella società, agli alunni connazionali con difficoltà nell’apprendimento e con disturbi dello spettro autistico. È la mozione avanzata da Gianclaudio Pellizzer, che è stata fatta propria dalla Giunta esecutiva (e quindi non è stata messa ai voti).

“È un problema emerso nelle nostre scuole, ne siamo al corrente e come Giunta esecutiva stiamo lavorando per cercare di risolverlo”, ha dichiarato Patrizia Pitacco, titolare del settore istituzioni prescolari, scolastiche e universitarie. Il punto dolente, secondo Pitacco, non sono né i mezzi né i programmi, bensì la mancanza di personale professionalmente qualificato, capace di confrontarsi con tali sfide. “Noi questo personale non l’abbiamo, dobbiamo formarlo. È un percorso lungo, complesso e delicato, che va fatto e va fatto bene”, ha sottolineato.

Comitato ignorato?

Richiamandosi a una decisione del Comitato dei garanti, d’appello e di controllo dell’UI risalente al 18 marzo 2015, il consigliere rovignese ha indicato il problema dell’inaccessibilità (per disguidi tecnici, è stato spiegato dai presidenti UI) dei verbali dell’Assemblea per il mandato 2014 –2018. Invece, con un’interpellanza, Pellizzer, ha posto la questione delle competenza di tale Comitato (“fino a quale punto le sue decisioni o conclusioni sono effettivamente vincolanti, se lo sono, e inappellabili”?).
Il riferimento specifico era a un caso di presunta irregolarità da esso segnalato e non arrivato in Assemblea, ma sul quale non ha approfondito. A tale proposito, Demarin ha citato l’articolo 52 dello Statuto, nel quale si specifica che il succitato Comitato può chiedere la convocazione dell’Assemblea di fronte a una situazione del genere, quindi formulare pareri, suggerimenti, conclusioni, decisioni, che vengono approvate a maggioranza assoluta. Il presidente dell’Assemblea si è assunto l’impegno di verificare ciò che è accaduto con la decisione del 2015 presso i Servizi amministrativi dell’UI.

Definire i tratti dell’unitarietà

Oltre alla faccenda dell’Unione italiana unica con sede a Fiume e filiale a Capodistria (si veda l’edizione del 19 dicembre) e comunque collegata a questa, Pellizzer ha messo sul tavolo anche l’argomento unitarietà. “Per poter parlare di un’unitarietà che non sia solo sulla carta”, il consigliere vorrebbe che la Giunta esecutiva definisse e analizzasse quali siano “i punti essenziali grazie ai quali si possa definire l’unitarietà della CNI”, anche perché questo principio emerge sempre “nei dibattiti assembleari, specialmente quando si tratta di apporre modifiche ai documenti fondamentali dell’Unione Italiana”, ma “nella realtà la Comunità nazionale italiana sparsa sia in Croazia che in Slovenia non riscontra gli stessi diritti”

“L’analisi dovrebbe dare un’indicazione UI ai connazionali che ricoprono vari incarichi pubblici, dalle CAN ai Consigli, ai dirigenti delle Comunità ai deputati nei rispettivi parlamenti – ha motivato Pellizzer – di quelle che sono le buone prassi sia dell’una che dell’altra parte”, in modo che si possa “sinergicamente agire affinché le buone prassi vengano implementate laddove non sono presenti”. Il risultato finale – ha concluso – sarebbe la vera unitarietà “nei fatti”. La mozione è stata accolta con 42 voti favorevoli, nessun contrario o astenuto.

Conflitto d’interesse

Ci sono dei limiti nella presentazione e ammissione delle candidature per l’elezione dei consiglieri? Com’è regolata questa materia negli atti dell’UI, ci sono norme sul conflitto d’interessi? Questo il senso dell’interrogazione di Mauro Graziani. Osservando che in questa legislatura si trovano in aula anche dipendenti dell’amministrazione, soggetti quindi a chi esercita il potere esecutivo, per il consigliere fiumano da ciò potrebbero, potenzialmente, insorgere delle difficoltà e dei grattacapi per l’Assemblea e l’Unione Italiana nel suo insieme, oltre nei diretti interessati.

“Non dico che questo succede”, ha premesso Graziani, ma potrebbero subire pressioni, forse anche mobbing o ritorsioni, o viceversa avere un potere che altri non hanno. Demarin ha precisato che lo Statuto dell’UI è molto chiaro: “non c’è alcun vincolo” per i consiglieri, ma solamente per i due presidenti (Giunta esecutiva e Unione), che non possono “candidarsi ad altre cariche all’interno dell’Unione Italiana e delle Comunità degli Italiani”, ossia il loro mandato è incompatibile con qualsiasi carica o funzione all’interno di queste associazioni. Demarin ha ricordato che nell’ambito della riforma istituzionale e strutturale dell’UI avviata nello scorso mandato si voleva regolare anche questa materia, ma alla fine non se n’è fatto nulla, perché la riforma – ha constatato con una punta di rammarico – non è stata recepita, in nessun aspetto, dall’Assemblea di allora.

Tremul, l’aspetto politico

Dal ripristino della libera circolazione e il ritorno al regime Schengen, alla necessità che l’Ue si adoperi per il cessate il fuoco in Ucraina e Medio Oriente, all’aumento dei fondi assicurati dallo Stato sloveno – rimasti invariati da anni e non adeguati all’inflazione –, a favore delle attività culturali della CNI ad Ancarano, Bertocchi, Crevatini, Capodistria, Pirano, Isola (Comunità degli Italiani, CAN, Centro Carlo Combi), alle preoccupazioni per la pesante situazione finanziaria del Centro regionale di RTV Capodistria, alla lettera di ringraziamento per le parole di apprezzamento e le proposte formulate dalla premier Giorgia Meloni, che recentemente ha incontrato a Zagabria una delegazione dell’UI: Tremul aveva preparato 4 mozioni, che Demarin ha ribattezzato in “indicazioni” considerato che il Regolamento non contempla che il presidente presenti delle mozioni e ha deciso di accoglierle come iniziative dell’Unione Italiana (ma non di metterle ai voti), dando alla Giunta il compito di attuarle.
Sulla politica slovena, il deputato Žiža ha tenuto a puntualizzare che da Lubiana “le cose sono molto più complesse e articolate” di quanto potrebbe sembrare e che, comunque, “giocano a nostro favore”. Se è vero che il Ministero della Cultura non ha incrementato i mezzi per le attività culturali degli italiani in Slovenia, è altrettanto vero che queste sono dei centri che svolgono il 60-70% di tutte le attività culturali nelle città. D’altra parte, lo stesso Ministero ha raddoppiato gli introiti per il Centro Carlo Combi di Capodistria. Un’azione andrà fatta a favore di Ancarano, ha riconosciuto Žiža. Ancora più complessa la questione RTV Capodistria, ma sarebbe stato trovato un canale per far arrivare i fondi e risanarla. Rimane la perdita dei posti di lavoro e del personale, purtroppo ridotto negli anni, ma recentemente rafforzato con 16 assunzioni. “Credo che potremmo essere tranquilli”, ha affermato, invitando tutti a essere collaborativi, propositivi e solidali.

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