L’aeroporto di Veglia spicca il volo

A segnare la ripresa dei collegamenti di linea è stato il volo giunto da Riga (Lettonia). Dall’Airbus 220 sono sbarcati in totale 112 passeggeri, per lo più turisti. Per lo scalo quarnerino rappresenta l’uscita da un incubo dopo tre mesi d’inattività dovuta all’emergenza coronavirus.

Sono sbarcati complessivamente 112 passeggeri

Ieri pomeriggio, mercoled/ 17 giugno, alle 17.50 in punto, all’aeroporto di Veglia è atterrato il primo volo post-Covid. A segnare la tanto attesa riapertura dello scalo ai collegamenti di linea dopo tre mesi di chiusura forzata imposta dall’emergenza sanitaria, è stato l’Airbus 220 della compagnia lettone airBaltic, giunto da Riga con a bordo 112 passeggeri. Non appena scesi dall’aereo, tutti rigorosamente con la mascherina, abbiamo scambiato qualche veloce battuta con loro. Si tratta in larga misura di turisti venuti in vacanza, come ad esempio Natalia e Juris, che trascorreranno quattro giorni a Rovigno e tre in Slovenia. “Siamo già stati in Croazia l’anno scorso e volevamo tornarci anche quest’estate. Il virus? Il rischio c’è sempre, ma saremo prudenti ed eviteremo assembramenti”, ci hanno detto. Tra i passeggeri ci sono anche ospiti giunti da altri Paesi. È il caso di Lorena e Simon, tedesca lei e spagnolo lui. Anche loro hanno programmato la propria vacanza in Istria. “Alloggeremo sull’isola di San Nicola (Parenzo, nda). Abbiamo scelto la Croazia perché un Paese sicuro, con un basso numero di contagi”, hanno raccontato.

Il comandante Eriks Sadikovs

E poi c’è chi come Nikola Blečić è tornato a casa. “Sono di Fiume, ma abito e lavoro in Norvegia. Da lì non ci sono voli diretti per la Croazia per cui l’unica soluzione era scendere in Lettonia e prendere questo volo. È da un po’ che manco quindi avevo voglia di tornare”.
Poco dopo, alle 18.40, 15 persone si sono imbarcate sullo stesso volo per raggiungere la capitale della Lettonia. Durante la pausa l’aereo non è stato sanificato in quanto quest’operazione, come spiegatoci dal direttore dello scalo Tomislav Palalić, viene eseguita soltanto nel caso il personale di bordo noti che tra i passeggeri qualcuno manifesta sintomi riconducibili al virus.

 

Il momento dell’atterraggio

Prove di normalità
Per lo scalo vegliota è l’uscita dall’incubo. Per oltre 90 giorni era rimasto interdetto al traffico di linea, aperto esclusivamente a voli privati, aeroambulanze, elisoccorso ed esercitazioni. E che il volo dalla metropoli baltica (originariamente calendarizzato al 2 luglio, ma anticipato in seguito alla favorevole situazione epidemiologica in Croazia, che ha convinto la compagnia ad anticipare i tempi) fosse particolarmente atteso, lo si era capito già mezz’ora prima dell’atterraggio dal fermento creatosi nella sala d’attesa e lungo la pista. Infatti, il personale stava iniziando ad andare avanti e indietro con passo nervoso e pure i loro volti, anche se nascosti dietro le mascherine, facevano trasparire un po’ di tensione. Del tutto comprensibile dopo tre mesi di inattività. Bisognava ritrovare in fretta i meccanismi di sempre per non lasciare nulla al caso. E comunque si trattava della classica tensione positiva perché, come ci hanno confessato, tutti loro non vedono l’ora di tornare alla vecchia routine e a quel viavai di passeggeri più o meno caotico. Inutile dire che anche loro hanno vissuto, e stanno vivendo tuttora, un momento molto difficile.

Pulizia a bordo dopo il volo

Sfruttare la stagione estiva
Il lockdown ha avuto un impatto pesantissimo. Basti pensare che nei primi quattro mesi dell’anno lo scalo ha registrato un crollo del 90 p.c. in termini di passeggeri. Fortunatamente però, ora il peggio sembra essere finalmente alle spalle. Con il passare dei giorni i voli si intensificheranno sempre di più, tuttavia, alcuni collegamenti sono stati comunque cancellati per quest’anno, altri rinviati al 2021, altri ancora dimezzati, senza contare che le persone saranno meno propense a viaggiare. In questa situazione precaria l’obiettivo dello scalo sarà cercare di sfruttare al massimo la stagione estiva nel tentativo di limitare, per quanto possibile, i danni. L’anno scorso, chiuso con la movimentazione record di oltre 200mila passeggeri, a luglio e agosto, i mesi di punta, si viaggiava intorno a quota 40/45mila. Ora invece, come affermato dal direttore Palalić, se si chiuderà il 2020 con questi numeri sarà già un mezzo miracolo. In attesa di mettersi alle spalle quanto prima questo vero e proprio “annus horribilis” (per usare un eufemismo…), da queste parti il frastuono prodotto dalle turbine degli aerei sembra una dolcissima sinfonia…

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