Quella che il governo presenta come una piccola svolta per milioni di pensionati rischia di trasformarsi in un boomerang politico. In Croazia sta per partire, già questa settimana, l’erogazione del primo assegno annuale aggiuntivo alla pensione, una sorta di tredicesima che verrà versata per la prima volta a tutti i pensionati. Un intervento salutato dall’esecutivo come un segnale di attenzione, ma accolto con freddezza, se non con aperta indignazione, dalle associazioni di categoria.
Come funziona il bonus
La decisione è arrivata a fine ottobre: l’importo del bonus sarà pari a 6 euro per ogni anno di contributi versati. Tradotto in cifre, la media si aggira intorno ai 170 euro, mentre chi può vantare una carriera completa di 40 anni riceverà 240 euro. Per le pensioni di reversibilità il calcolo avviene sulla base degli anni di servizio del coniuge deceduto, mentre per le pensioni di invalidità vale lo stesso criterio utilizzato per determinare l’assegno principale, scrive N1.
Il governo sottolinea due elementi chiave: il bonus non sarà soggetto a tassazione e non potrà essere pignorato. Perché ciò avvenga, però, è necessario disporre di un conto protetto, sul quale l’importo verrà automaticamente accreditato. Un dettaglio tecnico che, per molti anziani, rischia di diventare un ulteriore ostacolo burocratico.
Le critiche dei sindacati: «Un segnale di scarso rispetto»
Se per l’esecutivo si tratta di un passo avanti, i sindacati dei pensionati parlano apertamente di occasione mancata. Višnja Stanišić, presidente del Sindacato dei pensionati croati, non usa mezzi termini e denuncia un importo che considera offensivo rispetto a una vita di lavoro.
Se questo assegno fosse accompagnato da una vera tredicesima natalizia, allora sì che avrebbe un senso. Così com’è, 6 euro per ogni anno di contributi raccontano meglio di mille discorsi quanto poco venga rispettato il lavoro in Croazia, afferma. Riconosce che molti pensionati diranno “meglio di niente”, ma insiste sul fatto che la cifra resta al di sotto di qualsiasi soglia di dignità.
Secondo Stanišić, il destino del bonus è già segnato: servirà a coprire debiti arretrati o a fare qualche regalo ai nipoti. Arriva in un momento in cui il denaro entra ed esce rapidamente dalle tasche degli anziani. Poi arriverà gennaio, con nuovi aumenti di prezzi, bollette e costi dell’energia, e torneremo tutti a fare i conti con la realtà.
L’accusa politica: «Una distrazione e una presa in giro»
Ancora più duro Milivoj Špika, leader del partito Blocco pensionati insieme, che definisce il provvedimento una classica operazione di facciata. A suo giudizio, il bonus serve solo a distogliere l’attenzione da temi ben più sostanziali: una vera tredicesima, pacchetti di aiuti strutturali, una gratifica natalizia degna di questo nome.
Tutto è stato concentrato in questo assegno annuale permanente, sostiene Špika. Sei euro per anno di contributi sono una cifra vergognosa e umiliante. Nel frattempo, ricorda, ai pensionati arrivano bollette più salate, spese condominiali in aumento e anche una polizza sanitaria integrativa più cara. Il risultato finale, secondo lui, è che lo Stato finirà per riprendersi attraverso altri costi il doppio di quanto concede. Non è un aiuto, è un insulto all’intelligenza.
La voce dei pensionati: «Durerà lo spazio di una bolletta»
Tra chi riceverà il bonus prevale un misto di rassegnazione e pragmatismo. Mirjana, pensionata che vive nei dintorni di Zagabria, non ha dubbi su come spenderà i circa 170 euro che le spettano. Avrei preferito non avere così tante opzioni, dice con ironia, perché significa avere tante bollette da pagare. Una parte andrà ai nipoti per Natale: alla fine saranno loro i veri beneficiari.
Poi il tono si fa più serio. Il denaro servirà a respirare un po’ a fine anno, ammette, ma l’effetto sarà brevissimo. Dopo Natale e Capodanno ricomincerà la solita lotta. A gennaio non mi ricorderò nemmeno di aver ricevuto questo bonus.
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