La Torcida scende in piazza a Spalato dopo l’assalto all’evento serbo

Migliaia di persone alla manifestazione. Contestazioni politiche e richieste di scarcerazione

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La Torcida scende in piazza a Spalato dopo l’assalto all’evento serbo
Foto: Ivana Ivanovic/PIXSELL

A Spalato si è tenuto questa mattina il grande raduno convocato dagli ultrà dell’Hajduk – Torcida – a seguito degli arresti dei membri del gruppo coinvolti nell’irruzione alle Giornate della cultura serba nel quartiere Blatine, avvenuto lunedì 3 novembre. Alla protesta hanno aderito anche alcune associazioni di veterani della guerra degli anni Novanta.

Il sindaco Tomislav Šuta ha autorizzato lo svolgimento della manifestazione in Riva, mentre il ministro dell’Interno Davor Božinović ha sorpreso molti dichiarando che, in questo caso, il corteo non doveva essere formalmente notificato alle autorità, nonostante ciò sia normalmente previsto dalla legge.

Foto: Ivana Ivanovic/PIXSELL

Il premier Andrej Plenković ha definito la protesta “un diritto democratico”, pur chiedendo chiarezza sulle motivazioni della mobilitazione: “Si protesta contro cosa, esattamente?”, ha affermato.

La serata precedente, venerdì 7 novembre, a Zagabria, si era verificato un episodio simile: durante un evento delle Giornate della cultura serba, un gruppo di uomini mascherati aveva contestato l’iniziativa, scandendo slogan nazionalistici, prima di disperdersi all’arrivo della polizia.

Secondo una stima non ufficiale, alla manifestazione di oggi, sabato 8 novembre, a Spalato erano presenti alcune migliaia di persone. Gli organizzatori hanno esposto uno striscione con scritto: “Uz heroje do groba” (Con gli eroi fino alla morte).

Foto: Ivana Ivanovic/PIXSELL

Sul palco è intervenuto anche un relatore presentato come il volontario di guerra Marko Rogić, che ha espresso le richieste del gruppo. Rogić ha chiesto “la revoca della custodia cautelare agli arrestati” (sono nove, ndr), definendo la misura “ingiusta e politicamente motivata”. Ha inoltre sollecitato che “i soggetti che ricevono fondi pubblici dichiarino espressamente il rispetto della Dichiarazione sul Guerra patriottica”.

Durante il discorso sono stati fatti riferimenti critici verso la comunità serba in Croazia e verso esponenti politici, richieste di condanna di figure coinvolte nella guerra degli anni Novanta, oltre a contestazioni sul trattamento pubblico di simboli e riferimenti identitari. Rogić ha sostenuto che “nell’episodio di Blatine non ci sono stati feriti”, ricevendo un lungo applauso.

Successivamente ha preso la parola anche Stipe Lekić, segretario della Torcida. Prima del suo intervento, tra i presenti si sono levati cori come “Zovi, samo zovi” (Chiama, solo chiama), “Vukovar” e “U boj, u boj, za narod svoj” (In lotta, in lotta per il proprio popolo). Lekić ha ricordato la figura di Frane Pente, noto a Spalato per aver rimosso la bandiera jugoslava dal Marjan negli anni Quaranta, sostenendo che “oggi si ripete la stessa situazione perché siamo croati”. Ha chiesto “la liberazione dei nostri fratelli”, aggiungendo che “se necessario a Spalato arriverà tutta la Croazia”.

Foto: Ivana Ivanovic/PIXSELL

La manifestazione si è chiusa con il canto collettivo di brani identitari, tra cui “Moja domovina” e “Ako ne znaš šta je bilo”.

Le forze di polizia, arrivate in massa nel capoluogo dalmata, hanno mantenuto una presenza discreta durante la manifestazione, senza segnalazioni di incidenti. La polizia continua intanto l’indagine sugli eventi di lunedì, compresi i nove arresti già eseguiti, per i quali la procura ha contestato reati legati alla violenza di gruppo e all’impedimento dell’espressione dell’identità culturale.

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