La filantropia aziendale in Istria ai raggi X

Uno studio della Fondazione regionale per il partenariato e la società civile e della Facoltà d’Economia e Turismo ha analizzato la «generosità» delle ditte della penisola

Tra i promotori dell’inchiesta anche la Facoltà d’Economia e Turismo di Pola

Filantropia aziendale: che cos’è? A che cosa serve? Quanto sono generosi gli imprenditori locali con la popolazione e che cosa spinge i facoltosi a privarsi di una parte del profitto per il bene della società? Nel mondo anglosassone, il corporate giving non è solo profusione di denaro e sussidi, ma anche elargizione di consulenze gratuite da parte dei manager, perché le fasce più vulnerabili della società non sono soltanto le più deboli in termini economici, ma anche le più carenti in fatto di informazioni, contatti e competenze. Ma il mondo anglosassone ha una lunga tradizione democratica, industriale e mercantile, diversamente dall’Istria e dalla Croazia che vanno ancora a scuola di capitalismo (e spesso, andando di fretta, saltano qualche lezione).

 

Gli argomenti di ricerca

L’argomento è tutt’altro che esplorato. Per questo la Fondazione regionale per il partenariato e la società civile e la Facoltà di Economia e Turismo “Dr. Mijo Mirković” dell’Università degli studi di Pola hanno promosso un’inchiesta tra le aziende sulle loro abitudini filantropiche per sondare il terreno della… generosità imprenditoriale degli istriani. Gli argomenti della ricerca sono stati definiti intorno ai seguenti concetti: la motivazione delle donazioni aziendali, le finalità dell’attività benefica, le formule della filantropia, la vigilanza sull’utilizzo dei sussidi, la valutazione dei risultati, la visibilità e la trasparenza dei meccanismi di controllo, la frequenza di tale valutazione, il modello quantitativo e qualitativo di verifica e l’influenza dei risultati sulle donazioni future. Uno dei concetti chiave in questo senso è quello di “filantropia strategica”, che sembra subentrare o perlomeno dovrebbe sostituire le pratiche delle donazioni saltuarie e quindi non contrassegnate da una destinazione specifica, in altre parole le attività non programmate.

Le aziende istriane fanno beneficienza ma senza “strategie”

Elargizioni condizionate dalla legge

L’inchiesta è stata realizzata per tastare il polso alle aziende ma non solo: l’intento è stato pratico quanto teorico perché finalizzato anche ad accorciare le distanze tra aziende e fruitori, per fare in modo che i soldi trovino più facilmente un destinatario meritevole di aiuto e, viceversa, i destinatari i soldi necessari per crescere. I risultati sono stati pubblicati nel saggio intitolato “L’approccio strategico alla filantropia aziendale” di Tatiana Zanini Gavranić e Helga Možé (per conto della Fondazione) e Kristina Afrić Rakitovac (per conto dell’Università degli studi di Pola) e saranno presentati al 22º Simposio sulla qualità in programma a Parenzo dal 9 all’11 giugno. Ma ecco intanto alcuni dei dati che fanno luce sulla situazione in via preliminare. Anzitutto occorre dire che le aziende in Istria sono in prevalenza piccole o micro (8.838 società, ovvero il 99 per cento), e soltanto in minima parte medie (74, ovvero lo 0,8 p.c.) e grandi (17, ossia lo 0,2 p.c.). L’entità delle loro elargizioni a fini di beneficenza sono in buona parte condizionate dalla Legge fiscale che esenta dalle tasse non più del 2 per cento del profitto dell’azienda del precedente anno fiscale. Ciò nonostante, la generosità delle società non necessita di altri stimoli perché non supera l’1 per cento dell’utile.

La tipologia di aiuti

Che tipologia di aiuti scelgono le aziende istriane per fare del volontariato? Ben il 40,5 p.c. elargisce denaro sonante, il 24,3 p.c. preferisce le donazioni in merci, un altro 24,3 p.c. fa del volontariato cioè regala lavoro gratuito, il 5,4 sceglie altre tipologie di aiuti non classificati, mentre un ulteriore 5,4 delle aziende non fa nulla di tutto questo, cioè non si occupa di filantropia. Tutto sommato, poteva andare anche peggio. Quali sono le ragioni (i benefici) che spingono le aziende a fare beneficenza? Il 37 p.c. delle aziende dichiara che si tratta di pura soddisfazione a fare del bene, il 15 p.c. sostiene che si tratta di un’opportunità di studio e di sviluppo, il 24 p.c. afferma che è soltanto per promozione e pubblicità, il 17 p.c. spiega che la filantropia aiuta a trattenere e ad attirare personale di qualità, mentre il 7 p.c. dichiara altre ragioni non categorizzate. Tre sono invece le tipologie di elargizione degli aiuti, ma indicano piuttosto una tendenza all’improvvisazione che alla pianificazione: il 61 p.c. delle aziende riconosce infatti di fare filantropia senza bandi e procedimenti formali di selezione, il 35 p.c. ricorre ai concorsi pubblici mentre il 4 p.c. collabora con la Fondazione per il partenariato.

I destinatari

Anche le pratiche della verifica delle spese sembrano fondate piuttosto sull’improvvisazione che sul metodo. Il 24 p.c. delle aziende dichiara di vigilare sulla spesa con contatti informali, il 16 p.c. segue gli articoli di giornale, il 19 p.c. s’informa durante le riunioni di lavoro con gli enti beneficiari, mentre soltanto l’11 p.c. esige un rapporto formale scritto. Gli altri chiedono altri tipi di riscontro oppure non ne esigono alcuno. I settori con più probabilità di ottenere un sussidio dalle aziende? La situazione è varia e forse cambia di mese in mese (o di anno in anno) a seconda che prevalga una piaga sociale piuttosto che un’altra. Quest’anno i rapporti erano i seguenti: il 14 p.c. dei sussidi è servito ad alleviare le conseguenze delle catastrofi naturali (aiuti ai terremotati), un altro 14 p.c. ad alleviare le privazioni della povertà, il 13 p.c. è stato destinato alla ricerca e all’istruzione, l’11 p.c. alla medicina e alla salute, il 9 p.c. allo sport dilettantistico, il 9 p.c. alla cultura, il 7 p.c. alla terza età, un altro 7 p.c. alla tutela ambientale e il 4 p.c. a testa rispettivamente per lo spettacolo, lo sport professionale (discipline sportive popolari) e lo sport professionale (discipline meno popolari).

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