Croazia, prezzi di riferimento: rinviata la stretta sulle imprese

Il governo avrebbe dovuto introdurre dal 1mo ottobre l'obbligo di indicare accanto al prezzo attuale quello praticato il 10 settembre

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Croazia, prezzi di riferimento: rinviata la stretta sulle imprese
Il ministro dell'Economia, Ante Šušnjar. Foto: Neva Zganec/PIXSELL

La retromarcia del governo sui prezzi di riferimento (“sidrene cijene”, in croato) che dal 1mo ottobre avrebbero dovuto accompagnare i prezzi attuali di una vasta gamma di servizi, è ormai ufficiale. L’esecutivo rinvierà l’entrata in vigore della misura dopo le forti reazioni arrivate negli ultimi giorni da artigiani, commercianti e imprenditori.

Ad annunciarlo sui social X è stato il ministro dell’Economia Ante Šušnjar. La proposta di rinvio dovrebbe essere presentata dal governo nella giornata di domani, martedì 29 settembre.

Il ministro: «Dobbiamo farlo bene, non soltanto in fretta»

“Ho ascoltato le reazioni degli artigiani, degli imprenditori e dei commercianti”, ha spiegato Šušnjar, ammettendo che il provvedimento potrebbe essere stato concepito in maniera troppo ampia e che alle imprese non sarebbe stato lasciato un tempo sufficiente per adeguarsi alle nuove regole.

“Ho ascoltato gli argomenti, li hanno ascoltati anche gli altri colleghi del governo e per questo domani proporremo il rinvio dell’applicazione, ovvero il ritiro delle decisioni che avrebbero dovuto entrare in vigore il 1mo ottobre”, ha scritto il ministro.

Una frenata, dunque, arrivata alla vigilia dell’applicazione della misura. Ma Šušnjar ha chiarito che il governo non intende rinunciare all’obiettivo di fondo: aumentare la trasparenza dei prezzi e tutelare i consumatori, cercando però di evitare alle imprese un carico burocratico considerato eccessivo.

“È chiaro che dobbiamo farlo bene e non soltanto rapidamente”, ha sottolineato il ministro. Il nuovo calendario prevede ora, secondo quanto annunciato, l’entrata in vigore a novembre di regolamenti destinati a disciplinare in maniera permanente il sistema.

Il nuovo impianto dovrebbe stabilire con maggiore precisione quale sarà il prezzo di riferimento, come dovranno essere pubblicati i listini e quali saranno le esenzioni considerate ragionevoli. L’obiettivo dichiarato è anche quello di eliminare gli obblighi amministrativi ritenuti privi di un reale beneficio per i consumatori.

Il provvedimento avrebbe coinvolto quasi tutti i servizi

La misura approvata dal governo il 10 settembre aveva una portata particolarmente ampia. Dal 1mo ottobre, infatti, tutti i commercianti al dettaglio e i fornitori di servizi avrebbero dovuto indicare, accanto al prezzo corrente, anche una seconda cifra: il cosiddetto prezzo “ancora”, cioè il prezzo di riferimento.

Per le attività e i servizi che fino a quel momento non erano stati sottoposti a un obbligo analogo, il riferimento sarebbe stato il prezzo applicato il 10 settembre 2026.

Il sistema avrebbe quindi interessato una quantità molto ampia di attività: dai parrucchieri ai centri estetici, dai ristoranti ai meccanici, fino alle scuole di lingue e a numerose altre categorie di servizi.

Il prezzo di riferimento non avrebbe rappresentato né un prezzo massimo né un limite imposto all’imprenditore. Le aziende avrebbero continuato a essere libere di modificare i propri listini. Il consumatore avrebbe però dovuto poter vedere anche quanto costava lo stesso prodotto o servizio alla data fissata dal governo.

L’idea dell’esecutivo era quella di rendere immediatamente visibili eventuali aumenti e consentire ai consumatori di confrontare più facilmente l’evoluzione dei prezzi.

La protesta delle imprese

È proprio questo meccanismo ad avere provocato nelle ultime settimane la reazione delle organizzazioni imprenditoriali. La Camera croata dell’artigianato aveva chiesto il ritiro delle decisioni relative ai prezzi aggiuntivi e alla pubblicazione dei listini online.

Anche l’Associazione Glas poduzetnika, una delle principali organizzazioni che rappresentano gli imprenditori croati, aveva chiesto il rinvio dell’entrata in vigore, denunciando nuovi adempimenti amministrativi e tecnici e ulteriori costi soprattutto per le piccole imprese.

La stessa organizzazione aveva annunciato una protesta contro le misure del governo, indicando proprio l’introduzione dei prezzi di riferimento tra le principali ragioni della mobilitazione.

Nelle scorse settimane Šušnjar aveva cercato di rassicurare il mondo imprenditoriale spiegando che, almeno nella fase iniziale, non ci sarebbe stato un sistema di “sanzioni rigorose”. L’intenzione, aveva detto, sarebbe stata soprattutto quella di informare ed educare gli operatori.

Nel frattempo, il ministero dell’Economia aveva fornito ulteriori chiarimenti ad aziende e associazioni professionali sulle modalità con cui avrebbe dovuto essere applicata la nuova disciplina.

Il nodo dei listini digitali

Resta, però, aperto un altro capitolo. Parallelamente all’introduzione dei prezzi di riferimento, il governo aveva infatti previsto anche un obbligo distinto relativo alla pubblicazione dei listini online.

I commercianti e i fornitori di servizi dotati di un sito internet avrebbero dovuto rendere disponibili i propri listini in un formato digitale adatto all’elaborazione automatica dei dati, in particolare nei formati .xml o .csv.

Per i servizi, il listino avrebbe dovuto indicare il nome della prestazione, il prezzo attuale, l’eventuale applicazione di una particolare modalità di vendita e il relativo prezzo di riferimento.

È proprio su questo punto che rimane ancora un’incognita. Al momento non è chiaro se il rinvio annunciato dal governo riguarderà esclusivamente l’obbligo di esporre i prezzi di riferimento per i servizi oppure se verrà sospeso anche il parallelo obbligo di pubblicare i listini in formato digitale.

La risposta dovrebbe arrivare con l’annuncio ufficiale del governo e con i dettagli che il ministro Šušnjar fornirà nelle prossime ore.

Il governo, intanto, prova a correggere la rotta senza rinunciare all’obiettivo iniziale. “Ascoltare le critiche non è una debolezza”, ha scritto il ministro. “È molto peggio portare avanti una soluzione quando si vede che deve essere migliorata”.

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