La Croazia entrata nell’anticamera della moneta unica europea

Il rapporto di cambio è stato fissato a 7,53450 kune per un euro

La Croazia è stata accolta oggi nell’Accordo europeo di cambio (ERM II), una sorta di anticamera per l’entrata nell’eurozona. Si tratta di un evento dal sapore storico che conferma la volontà di Zagabria di procedere verso l’adesione dell’euro quale moneta nazionale. Il premier Andrej Plenković, affiancato dal ministro delle Finanze, Zdravko Marić, e dal governatore della Banca nazionale, Boris Vujčić, ha tenuto una conferenza stampa, nel corso della quale ha rimarcato l’importanza dell’evento.
Il rapporto di cambio è stato fissato a 7,53450 kune per un euro. Il margine di fluttuazione sarà del 15 p.c. attorno a quella che è la parità che è stata definita. L’Accordo prevede anche l’adesione della Croazia all’unione bancaria, il che vuol dire di fatto che il sistema bancario croato viene a trovarsi sotto l’egida della Banca centrale europea. Ogni Paese che desidera unirsi all’eurozona deve trascorrere almeno due anni all’interno del Meccanismo ERM II, il che vuol dire che la Croazia, per bene che vada, potrebbe accedere alla zona euro nel 2023. Ma è probabile che i tempi si allungheranno. Come rilevato dai vertici UE la Croazia si è impegnata a effettuare le riforme necessarie per una convergenza economica sostenibile. Anche la Bulgaria ha ottenuto ieri luce verdeper l’entrata nel Meccanismo di cambio. In questo modo i due Paesi dovrebbero attirare ancor più facilmente gli investitori stranieri.

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