La Caronte & Tourist torna all’attacco

L'armatore siciliano intende denunciare all'Anticorruzione tutti i soggetti coinvolti nella vicenda della mancata introduzione della linea Fiume-Faresina

Il traghetto Giuseppe Franza nel porto fiumano

La Caronte torna all’attacco. Ricordate la vicenda del traghetto Giuseppe Franza che per tutta la scorsa estate (e anche oltre) rimase nel porto in attesa del via libera (mai arrivato) per l’introduzione della linea stagionale Fiume-Faresina (Porozina)? Ebbene, la querelle sta per avere un seguito giudiziario. Dopo che al ferry di proprietà della società di navigazione Caronte & Tourist S.p.A., con sede a Messina, erano state negate le autorizzazioni per stabilire il collegamento, l’armatore siciliano minacciò di agire per vie legali. Detto fatto. Una nostra fonte vicina alla Caronte ci ha confermato che a breve verranno inoltrate all’USKOK le denunce nei confronti di tutti i soggetti coinvolti nella vicenda: il ministro Oleg Butković, i direttori delle Autorità portuali di Fiume e Cherso, Denis Vukorepa e Anton Opatić, il responsabile della Capitaneria di porto di Fiume, Darko Glažar, la direttrice dell’Agenzia per il traffico marittimo costiero (AOLPP), Paula Vidović e la Jadrolinija come persona giuridica. In più, verrà anche inoltrato un esposto alla Commissione europea relativo alla violazione della libertà del traffico marittimo internazionale. La stessa fonte ci ha inoltre rivelato che la compagnia messinese avrebbe presentato anche quest’anno la richiesta per l’introduzione della linea con l’isola di Cherso, ma che puntualmente anche stavolta sarebbe stata respinta.
Ricordiamo infine che l’anno scorso la Giuseppe Franza aveva ottenuto il nullaosta da parte del Ministero del Mare, del Traffico e delle Infrastrutture, della Capitaneria di porto e dell’AOLPP, ma successivamente le Authority di Fiume e Cherso avrebbero negato i permessi, facendo di fatto saltare il collegamento. Secondo alcune indiscrezioni, dietro al muro eretto dai due organi portuali ci sarebbero state le pressioni della Jadrolinija, che non avrebbe visto di buon occhio l’intromissione della compagnia italiana.

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