La Slovenia ha inviato alla Croazia la proposta ufficiale per la costruzione della nuova centrale nucleare Krško 2. Ma l’offerta rischia di incrinare i rapporti tra i due Paesi: a Zagabria verrebbe riconosciuto solo il 25% delle quote, senza alcun potere nelle decisioni chiave e senza la possibilità di utilizzare direttamente l’energia prodotta.
Secondo il piano anticipato dal quotidiano Novi list, la restante proprietà sarebbe suddivisa tra la compagnia slovena GEN (25%) e il governo di Lubiana, che con il 51% avrebbe il pieno controllo. Alla Croazia resterebbe solo un quarto dei profitti derivanti dalla vendita dell’elettricità, destinata esclusivamente al mercato sloveno.
La reazione a Zagabria è stata immediata. “Un’offerta da respingere”, ha dichiarato Davor Grgić, presidente della Società nucleare croata. “Non ci serve guadagnare dalla rivendita della corrente, ma avere accesso all’energia, da utilizzare anche per sostenere famiglie e settori vulnerabili”.
Il tema ha acceso anche il dibattito politico. Pochi mesi fa i premier di Slovenia e Croazia avevano annunciato la volontà comune di costruire Krško 2, senza però chiarire la ripartizione delle quote. Ora il ministro croato dell’Economia, Ante Šušnjar, ha rilanciato l’ipotesi di una centrale sul territorio nazionale, citando come possibile sito Fianona (Plomin), nella parte sud dell’Istria, dove l’attuale impianto a carbone dovrà chiudere entro il 2033.
Gli esperti ricordano che l’unica area già studiata per il nucleare è Privlaka, vicino a Ivanić Grad, a crica 50 km a sud-est di Zagabria, mentre in epoca jugoslava si valutava un impianto a Erdut, in Slavonia, mai realizzato. Per Fianona, invece, non esistono analisi preliminari, anche se la vicinanza a Fiume la rende un’opzione interessante.
Il fisico Tonči Tadić invita però alla cautela: “Krško chiuderà nel 2043 e la Croazia deve valutare attentamente le alternative – nuova centrale con la Slovenia, un impianto nazionale o piccoli reattori modulari – tutte soluzioni valide se ben pianificate”.
Su quest’ultimo punto, un consenso politico sembra già esserci. Il ministro Šušnjar ha ribadito la volontà di “posizionare la Croazia sulla mappa nucleare mondiale”, puntando anche su reattori modulari di nuova generazione.
Lubiana, intanto, ha rinviato il referendum previsto sul progetto Krško 2 e, secondo fonti interne, non si voterà nemmeno nei prossimi anni.
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