Ivan Smolčić: «Abbiamo festeggiato fino all’alba. E ora voglio imparare l’italiano»

L'ex capitano del Rijeka, ora in forza al Como in Serie A, si gode il trionfo dei biancocrociati in campionato

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Ivan Smolčić: «Abbiamo festeggiato fino all’alba. E ora voglio imparare l’italiano»
Foto Željko Jerneić

Tra i più scatenati durante i festeggiamenti, sia a Rujevica al momento della consegna del trofeo destinato alla squadra campione di Croazia che successivamente per l’abbraccio della città in Corso, c’era Ivan Smolčić. L’ex capitano del Rijeka ha preso parte alla cerimonia di premiazione essendo questo titolo anche suo avendo disputato l’intero girone autunnale, prima di passare a gennaio al Como. Chiusa la stagione con la maglia dei lariani, “Smola” si sta godendo giornate super esaltanti nella sua Fiume (sebbene sia originario di Gospić) e dopo il titolo messo in bacheca, ora vuole festeggiare anche il doblete, che sarà tale qualora i biancocrociati dovessero battere giovedì sera a Rujevica lo Slaven Belupo nella sfida di ritorno della finalissima di Coppa.

Avete fatto le ore piccole durante la festa in Corso?
“Ce la siamo proprio goduta. Siamo rimasti sul palco in Corso fino a mezzanotte e mezza, poi abbiamo proseguito in un locale fino alle 3 e alcuni di noi sono andati avanti in un secondo locale fino all’alba”.

Questo titolo lo senti anche tuo?
“Assolutamente. Lo sentirei mio anche se avessi giocato un solo minuto in questa stagione, figuriamoci poi l’intero girone autunnale, peraltro con la fascia di capitano. Però in realtà non avevo intenzione di prendere parte alla cerimonia di premiazione. Volevo solamente godermi la partita e basta, ma poi il presidente Mišković mi ha ordinato di andare a ritirare la medaglia assieme a tutti gli altri e quindi ho dovuto obbedire (ride)”.

Che dire di questa cavalcata?
“Semplicemente epica. Una stagione pazzesca della quale si parlerà ancora molto a lungo. E soprattutto un titolo strameritato”.

Eri certo del lieto fine con lo Slaven?
“Nel calcio non c’è mai nulla di scontato. Lo Slaven è una squadra solida, reduce da una stagione di alto livello, capace già di battere il Rijeka e di mettere in difficoltà tutte le big del campionato. Ma in campo non c’è stata storia. Il gol di Janković in apertura ha reso la partita in discesa, poi sul 2-0 di Fruk i giochi erano definitivamente chiusi”.

Come dice Radeljić, c’è più gusto a festeggiare il titolo a Rujevica piuttosto che al Poljud…
“Senza dubbio. Sicuramente l’ultima partita sarebbe stata meno stressante se il titolo fosse arrivato già contro l’Hajduk, però così è stato molto più bello perché si è creata tanta attesa per il match con lo Slaven e tutto quell’entusiasmo attorno alla squadra sarebbe venuto meno se avessimo vinto a Spalato”.

Ci credevi anche dopo il tuo addio a gennaio, oltre che a quelli di Pašalić e Galešić?
“A dire il vero non ci facevo tanto caso, nel senso che mancava ancora tantissimo alla fine e quindi parlare di titolo era un po’ prematuro. Abbiamo disputato un’ottima prima parte di stagione, laureandoci campioni d’inverno da imbattuti. Speravo che nel girone primaverile la squadra riuscisse a mantenere quella stessa costanza in modo da restare in corsa fino alla fine. Non è stato esattamente così essendo arrivate sette sconfitte, ma alla fine il Rijeka è stato meno discontinuo rispetto a Dinamo e Hajduk e questo ha fatto la differenza”.

La sensazione è che il Rijeka sia stato più squadra rispetto a Dinamo e Hajduk.
“La Dinamo ha oggettivamente la rosa più forte e competitiva del campionato, anche in termini di qualità individuale, ma non è riuscita a esprimerlo sul campo. Rijeka e Hajduk sono invece un gradino sotto e questo gap poteva essere colmato soltanto con una maggiore coesione del gruppo e il Rijeka è riuscito in questo”.

La squadra ha conservato ancora un po’ di energie per la finale di Coppa?
“La festa per il titolo è stata subito archiviata e il focus è ora tutto sulla Coppa. Mi aspetto lo stesso tipo di partita di domenica scorsa. Ma non sarà facile perché lo Slaven insegue il primo trofeo della sua storia e sarà gasatissimo, però credo che alla fine assisteremo allo stesso scenario dell’altro giorno, e cioè col Rijeka a festeggiare il doblete”.

Il mercato estivo è destinato a rivoluzionare ancora una volta la squadra…
“Ogni anno cambiano dieci giocatori e ogni anno il Rijeka rimane ai vertici. Come facciano non lo so, ma sono i numeri uno in Croazia per capacità di ricostruzione”.

Parliamo di te: la tua esperienza al Como?
“All’inizio ho trovato molto spazio, poi nel finale di stagione ho fatto tanta panchina però ci sta, nel senso che la concorrenza è tostissima e il posto nell’undici titolare te lo devi sudare. Ma penso di aver dimostrato di poterci stare in Serie A. Sento la fiducia sia dei compagni che dell’allenatore, il quale sa che mi farò sempre trovare pronto”.

Un paragone tra la Serie A e la SHNL?
“C’è un abisso: fisicamente, tatticamente, come qualità individuale… Il campionato italiano è, insomma, un paio di spanne sopra quello croato. Ad esempio nell’ultima giornata contro l’Inter sono stato schierato da centrale e al termine della partita ero letteralmente distrutto. Ricordo che quando in Croazia giocavo in quel ruolo, al 90’ ero ancora fresco e pimpante. Però man mano sto iniziando ad abituarmi a questi ritmi”.

Nell’ultima giornata hai sfiorato il tuo primo gol in Serie A, tra l’altro contro l’Inter…
“Sommer è stato bravo a chiudere sul primo palo. Ero in volo e non era facile trovare la giusta coordinazione. Ho solo cercato di indirizzare il pallone verso lo specchio, però Sommer ha respinto il mio tentativo. Peccato perché segnare un gol all’Inter sarebbe stato fantastico”.

L’avversario che ti ha fatto più penare?
“Yildiz della Juve e Leao del Milan. A San Siro contro il Milan giocavamo con la linea di difesa molto alta e affrontare Leao in campo aperto è stata una faticaccia…”.

Che tipo di allenatore è Fabregas?
“Diverso da tutti gli altri. Non ha un sistema di gioco standardizzato, bensì si adatta all’avversario di turno. Ogni settimana prepariamo la partita in modo diverso da quella precedente in base alle caratteristiche dell’avversario. Alle volte mi chiedo come gli vengono certe idee (ride). Con lui non potrò che imparare ancora tantissime cose”.

Un paragone con Đalović?
“Sono molto diversi. Đale ha una sua idea precisa di gioco e non si discosta mai da quei principi, mentre con Cesc non sai mai come schiererà la squadra”.

Il Como è stata un po’ la rivelazione di questa stagione: obiettivi per la prossima?
“La rosa è destinata a cambiare parecchio dato che diversi nostri giocatori sono già ora molto corteggiati, anche dalle big. Il Como è una società economicamente molto solida, però non ha la tradizione, e quindi l’appeal, di altre squadre più blasonate perciò non è facile portare qui giocatori forti. Vedremo che cosa ci riserverà il mercato, comunque l’obiettivo è compiere uno step in più rispetto alla scorsa stagione e provare, perché no, anche a dare l’assalto all’Europa”.

Come sei messo con l’italiano?
“All’inizio comunicavo esclusivamente in inglese, ora invece riesco un po’ a farmi capire in italiano e a capire anche gli altri. Quando rientrerò a Como per iniziare la preparazione mi metterò a studiarlo per bene”.

Ultima battuta: chi vincerà la Champions?
“Fino a qualche giorno fa avrei detto PSG, ma dopo aver affrontato l’Inter in campionato non ne sono più tanto sicuro (ride). Credo comunque che il PSG sia leggermente favorito, però l’Inter è una squadra fortissima e di grande esperienza. Ricordo che due anni fa tutti dicevano che il City avrebbe vinto a mani basse e invece l’Inter giocò meglio quella finale, perdendola immeritatamente. Staremo a vedere”.

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