Italiani a Zagabria: una presenza secolare

Terzo appuntamento del progetto incentrato sulle realtà della CNI nella Croazia continentale. Sono intervenuti la presidente della CI Daniela Dapas e Filip Štiljan

La presidente della CI zagabrese Daniela Dapas

Il terzo appuntamento del progetto Italiani nella Croazia continentale è stato quello incentrato sulla realtà di Zagabria, dove la presidente della locale Comunità degli Italiani, Daniela Dapas, ha illustrato le attività dell’associazione. Questa volta la presentazione è stata suddivisa nettamente in due, con il racconto dei dettagli storici che è stato affidato a un esperto del settore, Filip Štiljan, che ha già collaborato con la CI per la pubblicazione della monografia Italiani a Zagabria.

 

Nelle sue ricerche Štiljan è riuscito a trovare traccia della presenza italiana in queste zone sin dal XIII secolo, quando un buon numero di italiani si insediò in quella che all’epoca era la vicus Latinorum, oggi Vlaška ulica. Gli italiani furono subito importanti per la città, con uno dei personaggi più famosi dell’epoca che era pronipote di Dante Alighieri.

Nel XIV secolo la città era già multilingue e multietnica, tanto che i rappresentanti dei quattro principali gruppi linguistici facevano a turno per guidare l’amministrazione cittadina. In quel periodo gli italiani non venivano più soltanto dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia, ma anche dalla Toscana, in particolare da Firenze. Nacque allora Piazza San Marco, che ancor oggi è uno dei simboli di Zagabria e che molto probabilmente è stata costruita da architetti veneziani.

Štiljan ha spiegato come non ci siano fonti certe su chi abbia costruito la chiesa, ma ha fatto notare come sui capitelli e i pilastri ci siano degli affreschi della scuola di Giotto, che testimoniano la forte influenza italiana. Quando poi nel 1645 il campanile crollò, la sua ricostruzione, datata 1660, venne affidata a dei costruttori veneziani, che usarono lo stile rinascimentale.

Štiljan ha citato poi tanti altre situazioni nelle quali l’arte dei maestri italiani si fa notare nella Zagabria dell’epoca, con una presenza costante, anche se più accentuata in determinati periodi. Il momento storico nel quale sembra ci fosse un minor numero di italiani in città fu quello a cavallo fra il XVII e il XVIII secolo, mentre nel XIX ritornarono in grande stile. È in quel periodo che Zagabria fu invasa da un gran numero di mercanti italiani, ancora una volta prevalentemente veneziani e fiorentini, che riuscirono a rendere disponibili merci altrimenti introvabili in questa parte del mondo.

Uno dei primi volti noti di questa rinascita italiana fu Pietro Coronelli, che venne invitato in città per le sue competenze nella danza. La sua scuola si distinse in modo particolare perché non rivolta soltanto ad aristocratici e benestanti, bensì a tutti i cittadini di Zagabria. Coronelli dovette poi la sua fama a un’altra attività, ossia all’insegnamento dell’etichetta alle più importanti famiglie della città.

Chi ebbe ancora più influenza fu la famiglia Carnelutti, che nel giro di 70 anni di attività riuscì a progettare e costruire la bellezza di 200 edifici nella sola Zagabria. Štiljan ha poi citato tanto altri nomi che hanno contribuito in un modo o nell’altro allo sviluppo della città. Una delle imprese più interessanti rimane però quella di Giacomo Meighi, un bolognese che verso la fine del XIX secolo effettuò uno dei primi voli in mongolfiera su Zagabria, dando vita a uno spettacolo di cui tutti parlarono a lungo.

L’Ambasciatore italiano Pierfrancesco Sacco durante la sua visita alla CI, in una foto d’archivio

Arrivi dall’Istria e dalla Slavonia

Durante le due guerre mondiali successe di tutto e di più, con incredibili stravolgimenti anche a livello demografico. Di quei periodi va però ricordato un nome su tutti, quello di Eros Sequi, che si dimostrò come un grande uomo, che portò avanti la causa dell’antifascismo nella Guerra popolare di liberazione.

Facendo un balzo ai giorni nostri, ossia uscendo dai parametri della storia e del passato remoto, Zagabria è popolata da italiani che provengono in massima parte dall’Istria e dalla Slavonia, con alcuni gruppi che arrivano dalla costa slovena, dalla zona di Fiume e dalla Dalmazia, nonché pochi elementi arrivati pure dalla Bosnia ed Erzegovina, mentre è crescente il numero di quelli che arrivano direttamente dall’Italia.

Il sodalizio fondato nel 2007

Daniela Dapas ci ha spiegato come la Comunità sia sorta nel 2007 grazie al sostegno dell’Ambasciata italiana a Zagabria, con la quale si continua a collaborare in modo stretto ancor oggi per tantissime iniziative. Le attività della CI sono quelle tradizionali di un po’ tutte le associazioni degli italiani sul territorio e vanno dai corsi di lingua italiana a quelli di cucina, con tanto di gruppi sportivi e canori. Ciò che è particolare, però, per il sodalizio zagabrese, è la forte collaborazione con l’Istituto italiano di Cultura di Zagabria, con la Facoltà di Filosofia e con le Comunità più vicine, ma anche, ovviamente, con l’Unione Italiana, l’Università popolare di Trieste, il governo croato, e il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, in collaborazione con il quale la monografia zagabrese è stata presentata a Roma.

Zagabria conta oggi 400 persone che si dichiarano di nazionalità italiana, ma allargando il raggio alla periferia della città si arriva a 1.000.

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