Italia. Un anno fa cominciava la lotta contro il Covid

Il monumento dedicato alle vittime inaugurato nella giornata dedicata alla comunita' resiliente e alle vittime del Covid-19 a Codogno. Foto: ANSA

Un anno fa a Codogno e in tutta l’Italia cominciava la battaglia contro il Covid. E oggi in ricordo delle vittime e della “comunità resiliente” della cittadina della bassa lodigiana tra gli applausi è stato inaugurato un memoriale a loro dedicato, tre totem di acciaio che rappresentano il comune dove tutto cominciato e le due frazioni, con una trama decorativa in rilievo. Il monumento è stato benedetto da monsignor Maurizio Malvestiti, vescovo della diocesi di Lodi che ha ricordato la “prova di solidarietà” dei cittadini, dei volontari e del personale sanitario e la lotta “senza tempo” durante il periodo più buio della pandemia. Ha ricordato la telefonata di papa Francesco dell’8 marzo, la preghiera del santo padre in una piazza San Pietro deserta e le manifestazioni di amicizia e di vicinanza mostrate da molti. Per monsignor Malvestiti, il monumento rappresenta la “ripartenza” e l’inizio di un percorso verso la guarigione.
Questa mattina c’è stato pure un “abbraccio a distanza” tra i sindaci di Vo’ Euganeo e Codogno, le prime due comunità colpite dai lutti della pandemia, in una breve cerimonia nella località padovana, a un anno dalla prima vittima del Covid, Adriano Trevisan. E nella cittadina lodigiana TV da tutto il mondo per la cerimonia di inaugurazione e benedizione del memoriale dedicato alla comunità “resiliente”.
Un ulivo piantato in una delle rotatorie d’accesso a Vo’ Euganeo (Padova) ricorda da oggi la prima vittima in Italia e in Veneto per Covid-19, assieme alle altre cinque vittime della malattia nel paese. La cerimonia, dopo le testimonianze di amministratori, politici e scienziati, si è tenuta questa mattina, primo anniversario della morte di Adriano Trevisan, deceduto il 21 febbraio 2020 all’ospedale di Schiavonia. Seguirono i concittadini Renato Turetta, Andreina Santimaria, Franca Gomiero, Vanni Ambrosi e Giselda Toniolo.
“Sgomenti – ha scritto il sindaco Giuliano Martini – ci siamo ritrovati a essere la prima zona rossa d’Italia, chiusa da un cordone sanitario che ci ha certamente permesso di contenere il contagio, ma sicuramente senza il nostro forte senso di responsabilità a nulla sarebbe valso quel periodo di chiusura totale. È stato un anno veramente difficile sia dal punto di vista sociale che economico. Con l’augurio che presto si possa riprendere una vita ‘normale’, ringrazio tutti i Concittadini per aver tenuto alto l’onore del nostro territorio e della nostra nazione”.
Alla rotatoria “del Secchio delle Streghe”, il parroco don Mario Gazzillo ha benedetto l’ulivo donato dal Lions Club “Colli Euganei Dogi Contarini”, con una targa che riporta un verso di Ugo Foscolo: “Un uomo non muore mai se c’è qualcuno che lo ricorda”.

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