Alla Facoltà di Giurisprudenza di Fiume si è svolta la sesta edizione della Giornata di studio del Nord Adriatico – un appuntamento ormai consolidato che, con orgoglio, si tiene interamente in lingua italiana. Ad aprire i lavori è stata Sandra Winkler docente dell’istituzione che detiene, ricordiamo, anche il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia, seguita dall’ambasciatore d’Italia a Zagabria, Paolo Trichilo, che ha sottolineato subito il valore della collaborazione tra Italia e Croazia: due Paesi partner nell’Unione Europea, vicini per storia e per vocazione.

Il programma è stato ricco e variegato: dal diritto di famiglia al penale, dal tributario fino al marittimo. Interventi di studiosi italiani e sloveni hanno confermato il livello accademico e l’impegno a dare un contributo concreto al dibattito giuridico. Il preside della Facoltà, Dario Đerđa, ha salutato i presenti in italiano.
L’ambasciatore Trichilo ha ricordato il percorso virtuoso della Croazia sulla scena internazionale – dall’ONU al Consiglio d’Europa, dalla NATO fino all’ingresso nell’Unione Europea – un cammino sempre sostenuto dall’Italia. “Valori comuni, nutriti da un forte senso di libertà – ha detto – costituiscono basi solide per una collaborazione a 360 gradi”. Parole che fotografano perfettamente lo spirito di questa iniziativa. Accenti importanti sono stati posti sui rapporti transfrontalieri, sulla tutela dei minori, sul diritto del mare. Temi che non appartengono solo ai giuristi, ma alla vita concreta delle comunità di entrambe le sponde dell’Adriatico.

Non è mancato un riferimento alla Comunità italiana autoctona, all’Unione Italiana come ente di riferimento, e anche al nostro quotidiano, che segue puntualmente queste attività. Salutata (con tanto di applauso) poi Iva Palmieri, Console generale d’Italia a Fiume, descritta come promotrice sensibile e attenta, insieme a Christiana Babić, direttrice dell’EDIT, sempre vicina a iniziative di questo tipo.
Conclusi i saluti, i lavori sono entrati nel vivo. E questa volta non si è trattato di un semplice scambio di formalità: l’atmosfera era quella giusta, costruttiva, segno che il dialogo tra Italia e Croazia, tra accademia e società civile, è vivo e promette molto per il futuro.
Mezzo secolo dal trattato di Osimo
Il primo a prendere la parola è stato Davide Rossi del Dipartimento di scienze giuridiche, del linguaggio, dell’interpretazione e della traduzione dell’Università di Trieste che ha parlato del Trattato di Osimo: l’intrico del “secolo breve” al confine orientale e le ragioni per cui l’Italia ha sempre guardato a quel limite geografico con occhio critico, se non diffidente. Rossi ricorda che le decisioni, più che italiane, furono dettate da logiche internazionali. Mezzo secolo dopo gli accordi di Osimo del 1975, che sancirono una divisione già stabilita da trattati e memorandum, quel confine ha perso il peso della Guerra Fredda, ma resta un nodo storico e culturale. Ne nasce un percorso storico chiaro, dettagliato ma non pedante, che restituisce la misura politica e sociale di quegli anni.

La prima sessione, dedicata alla dimensione giuridico-storica legata alle decisioni firmate a Osimo, ha visto confrontarsi, oltre a Rossi, studiosi di rilievo internazionale. Il professor Budislav Vukas Jr., ordinario di diritto all’Università di Fiume, ha ripercorso gli argomenti diplomatici e giuridici jugoslavi legati alla “Questione di Trieste” del 1974, riportando alla luce passaggi cruciali di un dibattito che segnò profondamente i rapporti nell’Adriatico. Su un piano complementare si è mosso il ricercatore Alessandro Agrì, del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Modena e Reggio Emilia, che ha ricostruito la vicenda dell’Isonzo come “fiume internazionale”, seguendo il filo che dagli accordi di Osimo conduce fino alle sfide odierne. Un fiume, a detta dello stesso Agrì, sì dal colore perla smeraldo ma che è stato troppo spesso macchiato dal colore rosso intenso del sangue. Dopo il breve inquadramento storico la relazione si è basata soprattutto sulla diga di Salcano e altre forme di gestione della tutela dei sistemi acquatici del fiume affidati per la maggior parte in mano alla Jugoslavia (e successivamente alla Slovenia).

Di grande interesse anche l’intervento via internet da Amburgo, della giudice Ida Caracciolo, dal 2020 operante presso il Tribunale Internazionale del Diritto del Mare delle Nazioni Unite, che ha affrontato il tema della delimitazione degli spazi marini tra Italia e Jugoslavia, spiegando, tra le numerose nozioni toccate, come il Trattato di Osimo rappresenti ancora oggi un punto di riferimento imprescindibile. A chiudere la sessione è stato il professor Marko Medved, dell’Università di Medicina di Fiume, che ha analizzato il ruolo della Chiesa cattolica di fronte al Trattato, sottolineando l’influenza dell’istituzione ecclesiastica in un contesto politico e diplomatico di grande complessità.
I diritti dei minori nel mondo digitale
Dopo la pausa pranzo si è aperta la sessione dedicata a Diritto di famiglia e diritto penale, incentrata sul tema dei diritti dei minori nell’era digitale. A moderare i lavori è stata Sandra Winkler, che ha introdotto la discussione con una relazione dal titolo “Crescere ai tempi dell’infanzia digitale: note giuridiche introduttive”.
Sono seguiti tre interventi. Tereza Pertot, professoressa associata all’Università di Udine, ha analizzato il fenomeno dello sharenting, mettendo in luce i rischi legati alla sovraesposizione dei minori e gli strumenti di tutela disponibili. Nicola Recchia, ricercatore all’Università di Trieste, ha affrontato il tema del sexting minorile, sottolineando l’inerzia del legislatore italiano e il ruolo supplente della giurisprudenza. Infine, Dalida Rittossa, professoressa associata all’Università di Fiume, ha illustrato le strategie di diritto penale in Croazia per contrastare l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori, spiegando come il confine sia spesso segnato tra populismo penale e interventi legislativi più equilibrati.

Una sessione che ha offerto un quadro chiaro e puntuale, senza nascondere le criticità di un fenomeno complesso e ancora lontano dall’avere risposte definitive.
I frontalieri e le sfide fiscali
È seguita la sessione sul diritto tributario, dedicata principalmente alle sfide fiscali dei lavoratori frontalieri tra Italia e Croazia, con un confronto serrato tra esperienze e opportunità di questa particolare situazione. A moderare i lavori è stata Nataša Žunić Kovačević, professoressa ordinaria all’Università di Fiume.

La prima a intervenire è stata Menita Giusy De Flora, professoressa associata all’Università di Salerno, che ha analizzato la tassazione dei frontalieri secondo la normativa italiana e i trattati convenzionali, mettendo in luce punti di forza e criticità del sistema.
È poi intervenuto Michele Berti, presidente del Consiglio Sindacale Interregionale Italo-Croato Alto Adriatico (CGIL, CISL, UIL, SSSH), che ha affrontato la mobilità dei lavoratori tra i Paesi dell’Unione Europea, suggerendo raccomandazioni per armonizzare la tassazione e favorire un quadro comune a livello comunitario.

La professoressa Žunić Kovačević, insieme all’assistente Viktorija Pisačić, ha approfondito il tema dei frontalieri giornalieri tra Italia e Croazia, evidenziando criticità e convergenze normative.
A chiudere la sessione è stato il dottorando Marin Dujmić, che ha illustrato le nuove prospettive fiscali per i frontalieri tra Italia e Svizzera, con un’analisi degli aggiornamenti e degli effetti del recente accordo bilaterale.
Porti sostenibili in Adriatico
Infine si è svolta la sessione sul diritto marittimo, dedicata ai porti sostenibili, tra quadro normativo ed esperienze in sviluppo con, come moderatrice, Iva Tuhtan Grgić.

Sono intervenuti Boris Jurman, direttore del Dipartimento legale del Porto di Capodistria, e Mitja Grbec, professore associato all’Università Primorska e segretario generale dell’Associazione del diritto marittimo slovena, con focus sulla Direttiva CSRD e il suo impatto sul settore marittimo e logistico.
Lucrezia Pari, avvocato di Bologna, ha condiviso alcune riflessioni sulle comunità energetiche rinnovabili nei porti, illustrando l’esperienza italiana.

Infine, Marko Bubalo, consigliere senior dell’Autorità Portuale di Fiume, ha raccontato sfide e progetti per rendere il porto più sostenibile.
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