Istroveneto, la lingua che unisce: 15 anni tra passato e futuro

Presentata a Buie la 15ª edizione del Festival, con 18 eventi nel corso di giugno attraversando musica, teatro, letteratura e cucina. Più di mille persone coinvolte nella manifestazione, tra artisti e partecipanti, in un dialogo continuo che si snoda ben oltre i confini geografici

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Istroveneto, la lingua che unisce: 15 anni tra passato e futuro
Foto Erika Barnaba

Nel cuore di Piazza Libertà a Buie, “Su la loza”, si è svolta la conferenza stampa di presentazione dell’imminente Festival dell’istroveneto, che ha raggiunto la sua 15ª edizione. Il cartellone conta 18 eventi durante tutto il mese di giugno, attraversando musica, teatro, letteratura e cucina. Più di mille persone coinvolte, tra artisti e partecipanti, in un dialogo continuo che si snoda ben oltre i confini geografici.

A prendere la parola sono stati Marianna Jelicich Buić, responsabile del Settore Cultura della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Marin Corva, presidente della stessa Giunta e Vladimir Torbica, assessore regionale alla Cultura e Territorialità della Regione istriana.

“In questi quindici anni abbiamo continuato a dircelo, quasi come una promessa da rinnovare ogni volta, valorizzare la nostra parlata, la nostra cultura, la nostra produzione artistica – ha rilevato Marianna Jelicich Buić –. Perché l’istroveneto possiede una qualità rara, quasi misteriosa, la capacità di unire popoli diversi. È una lingua che costruisce ponti, non confini. Cinque anni fa questo percorso ha trovato un riconoscimento che va oltre ogni aspettativa in quanto l’istroveneto è diventato bene culturale immateriale della Croazia e della Slovenia. È forse il traguardo più alto che potevamo immaginare. Ma non è un punto d’arrivo, al contrario, è uno stimolo per fare di più, fare meglio, continuare”.

Tre anime

Il festival, ha poi spiegato, vive di tre anime che si intrecciano senza mai confondersi, quella internazionale, perché attraversa i territori di tre Stati (Italia, Slovenia e Croazia), intergenerazionale, perché coinvolge dai bambini in età prescolare fino a chi porta negli occhi una memoria lunga, e interculturale, perché non appartiene solo a chi nasce dentro questa comunità, ma anche a chi sceglie di amarla.

Vladimir Torbica, Marianna Jelicich Buić e Marin Corva. Foto Erika Barnaba

“Il 6 giugno segnerà l’inizio di questo viaggio. Una serata costruita come una memoria condivisa, capace di ripercorrere quindici anni di crescita, trasformazione, resistenza culturale. Sarà anche il tempo dei ringraziamenti, rivolti a chi ha creduto in un progetto che, alla sua prima edizione, durava appena un fine settimana e che oggi, invece, abbraccia un intero mese. E proprio in quella giornata inaugurale verrà firmato un protocollo d’intesa tra i sindaci della Regione istriana. Un impegno concreto, tangibile, che porterà l’istroveneto fuori dai palchi e dentro la quotidianità attraverso insegne, tabelle, segni visibili nello spazio pubblico. Buie sarà la prima a farsi carico di questo gesto, tracciando una strada che altri seguiranno non solo per sostenere il festival, ma per riconoscere all’istroveneto ciò che già è, non un semplice idioma, ma una forma viva di appartenenza”, ha rilevato Jelicich Buić.

Con il dialetto si nasce

Nel suo intervento, Vladimir Torbica ha dichiarato: “Voglio ringraziare l’Unione Italiana, in particolare Marianna e Marin, perché dietro ogni progetto ci sono persone con nome e cognome. Non siamo tutti uguali. È facile avere un’idea, molto più difficile realizzarla”. Parole che riconoscono nel Festival dell’istroveneto uno dei progetti più significativi per l’intero territorio, che la Regione sostiene con convinzione fin dal primo giorno e continuerà a farlo. “Il valore del festival non risiede soltanto nel collegare tre Stati, ma nel generare un senso autentico di comunità tra culture diverse, spesso sorprendentemente affini, e tra popoli che, non molto tempo fa, condividevano lo stesso spazio e la stessa storia – ha osservato Torbica –. La lingua si può imparare, ma il dialetto è qualcosa con cui si nasce. Ed è proprio in questa dimensione originaria, intima e collettiva insieme, che il Festival dell’istroveneto continua a trovare la sua forza propulsiva”.

Aumento dell’uso del dialetto

Nel suo intervento, Marin Corva ha detto: “Ringrazio Marianna e tutti i suoi collaboratori che allora hanno pensato, ideato e avviato questo bellissimo festival, sviluppatosi negli anni in modo davvero significativo. E un grazie va anche a chi, in quel periodo, guidava l’Unione Italiana, dimostrando lungimiranza nel coglierne l’importanza. Questo festival è stato un punto di partenza fondamentale perché negli anni ho visto, anche attraverso i progetti nelle scuole, crescere il piacere di parlare il nostro dialetto. Un cambiamento non scontato se si considera che in passato, persino in ambiti rilevanti della CNI, si insisteva affinché i giovani utilizzassero esclusivamente l’italiano mentre oggi, invece, si registra una ritrovata fierezza nell’uso del dialetto, anche all’interno delle famiglie, segno evidente di una trasformazione culturale alla quale il festival ha contribuito in modo determinante. Desidero ringraziare la Regione Istriana, la Regione Veneto, la Città di Buie e tutti coloro che, anno dopo anno, hanno sostenuto questo festival e ne hanno riconosciuto il valore. Ma un ringraziamento particolare va a Vladimir Torbica che in tutto questo percorso non è stato soltanto un sostenitore, ma una persona che ha creduto profondamente nel festival, e ogni azione della Regione istriana è stata compiuta con sincero amore verso la nostra comunità”.

La Casa dell’istroveneto

Toccato pure il progetto “Casa dell’istroveneto”, che sorgerà nel cuore storico di Buie. Come ha ricordato Corva, l’idea risale a otto anni fa, quando gli venne proposta da Marianna Jelicich Buić, trovando fin da subito un entusiasmo che si è poi tradotto in un lavoro lungo e concreto. Il palazzo individuato, di proprietà dell’UI, versava in condizioni critiche, abbandonato, insicuro, privo persino di una chiara documentazione progettuale. Il primo intervento è stato quindi quello di ripulire, mettere in sicurezza, rifare il tetto, restituire dignità a uno spazio che rischiava di diventare pericoloso, soprattutto per i giovani che frequentano l’area circostante.

A questo è seguito un lavoro realizzato anche in collaborazione con la Regione istriana, che ha portato alla ricostruzione delle planimetrie e all’avvio di un dialogo con tutte le realtà del territorio per immaginare il futuro di un edificio dalle grandi potenzialità. Un primo passo concreto è stato già compiuto con la presentazione di un progetto europeo, sostenuto anche dalla Regione Veneto, per ottenere circa 200mila euro destinati alla riqualificazione iniziale. L’idea è quella di creare spazi dedicati agli uffici per la promozione dell’istroveneto e un’area espositiva permanente che racconti la lingua nella quotidianità. Si pensa anche a realizzare una struttura di accoglienza per gruppi e studenti, colmando una lacuna sentita dalla città. Un progetto aperto, dunque, che, come ha lasciato intendere Corva, non si esaurirà con chi lo ha avviato, ma vivrà delle scelte e delle energie di chi, in futuro, sarà chiamato a portarlo a compimento.

Un programma colorato

La celebrazione centrale del Festival dell’istroveneto avra luogo sabato 6 giugno, quando piazza San Servolo a Buie si trasformerà, alle ore 21, in un grande palcoscenico con protagonisti i vincitori delle prime tredici edizioni.

A raccogliere e rilanciare questa eredità sarà anche “Dìmela Cantando”, il festival della canzone inedita in istroveneto, giunto alla 14ª edizione, che porterà in gara tredici brani mantenendo la sua formula itinerante in tre serate. Si partirà sabato 13 giugno a Tribano nel Veneto, in provincia di Padova, per proseguire sabato 20 giugno a Isola, nella suggestiva piazza Manzioli, e concludere, come da tradizione, il 27 giugno a Buie, dove verranno assegnati i premi per la “mejo canson”, “le mejo parole” e “el mejo arangiamento”, oltre al premio del pubblico determinato dalla somma dei voti raccolti nelle tre serate e al riconoscimento dell’Academia de ła Łengua Veneta.

Parallelamente, il festival proseguirà con “Coremo su e zo pe’l palco”, che vedrà otto serate dedicate ai cori e ai gruppi filodrammatici delle Comunità degli Italiani. Il sipario si alzerà l’8 giugno al teatro cittadino di Buie, per poi proseguire il 9 giugno a Verteneglio, il 10 giugno a Matterada, il 11 giugno ancora a Buie, il 15 giugno a Castelvenere, il 16 giugno nuovamente a Buie, il 18 giugno a Momiano e infine il 25 giugno, ancora nel teatro cittadino di Buie. Tutte le serate avranno inizio alle ore 19.30 e coinvolgeranno oltre 550 partecipanti.

Il pomeriggio del 6 giugno si aprirà alle ore 16 nella Sala del Consiglio cittadino di Buie con le premiazioni dei concorsi letterario e video “Bravi fioi”. Ben 146 opere per la sezione letteraria e 25 lavori per quella video testimoniano infatti un interesse crescente dei giovani verso la produzione in istroveneto.

Attorno a questo cuore pulsante si svilupperà poi un fitto calendario di eventi collaterali. Il 7 giugno alle 15, a Palazzo Manzioli a Isola, l’Associazione Giovani CNI darà vita al primo torneo di briscola con le carte “istriane”, realizzate in collaborazione con la Modiano. Il 17 giugno alle ore 20 l’atrio dell’Università Popolare Aperta di Buie ospiterà il concerto del gruppo capodistriano Calegarìa, il 19 giugno, sempre alle 20, il teatro di Buie accoglierà l’Orchestra da camera istriana con “Storia de un soldato”, versione in istroveneto dell’opera di Igor Fëdorovič Stravinskij “Histoire du soldat” mentre il 23 giugno alle ore 19.30, nella suggestiva cornice del parco del cimitero monumentale di San Martino a Buie, prenderà vita “El gato coi stivài”, adattamento istroveneto de “Il gatto con gli stivali”, accompagnato dalla banda della Comunità degli Italiani di Buie. Inoltre, il 24 giugno alle ore 19, alla Comunità degli Italiani di Crassiza, si terrà il concerto finale della Masterclass per direttori di coro, seguito dalla presentazione del ricettario “Te go preparà” tradotto in istroveneto dall’Associazione giovani della CNI.

Il Festival è organizzato dall’Unione Italiana, con la Città di Buie e la Regione istriana. Gode del patrocinio del Consiglio Regionale del Veneto. “Dìmela Cantando” può contare sulla collaborazione della CAN e della Comunità degli Italiani “Pasquale Besenghi degli Ughi” di Isola, nonché del Comune di Tribano (Padova).

Le serate di “Coremo su e zo pe’l palco” sono rese possibili grazie alla collaborazione delle CI di Buie, Castelvenere, Momiano, Crassiza, Verteneglio, Matterada.

Il Festival è realizzato grazie a un contributo finanziario del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale della Repubblica Italiana, dell’Unione Italiana e dell’Università Popolare di Trieste e col supporto finanziario del Consiglio per le minoranze nazionali, dell’Ufficio per i diritti dell’uomo della Repubblica di Croazia, della Regione istriana e della Città di Buie.

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