Istria. Parola d’ordine: igiene

Nediljko Landeka, a capo del Dipartimento di disinfezione, derattizzazione e disinfestazione dell’Istituto regionale di salute pubblica, è impegnato in queste settimane in una lotta senza quartiere contro il coronavirus, per rendere sicuri gli edifici e i veicoli

Un'ambulanza viene sottoposta a disinfestazione a Fiume. Foto Goran Žiković

Tra le immagini più trasmesse in televisione nelle ultime settimane, quelli che sconvolgono maggiormente sono i video girati nelle sale di rianimazione e quelli delle operazioni di disinfezione degli ambienti sanitari contaminati da coronavirus. Immagini di uomini che sembrano palombari o astronauti all’opera per disinfestare ospedali, uffici, banche, poste, negozi, autoambulanze, mercati ecc., sono scene che prima d’ora eravamo abituati a vedere soltanto al cinema. Oggi fanno parte dell’esperienza quotidiana di milioni di persone. Ne parliamo con Nediljko Landeka, a capo del Dipartimento di disinfezione, derattizzazione e disinfestazione dell’Istituto regionale di salute pubblica, in questi giorni impegnato in una lotta senza quartiere contro il Covid-19, neanche a dirlo, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Come è cambiata la vita degli addetti alle operazioni di sanificazione al tempo del coronavirus? C’è da immaginare che la guerra ai ratti, agli scarafaggi e alle zanzare non sia più al primo posto tra le priorità profilattiche dell’ente?
Infatti con la diffusione del nuovo coronavirus, le nostre attività quotidiane hanno subìto una trasformazione pressoché istantanea, un giro di boa che ci vede ormai impegnati quasi esclusivamente in operazioni di decontaminazione degli ambienti e dei mezzi stimati a rischio di trasmissione di Covid-19. In queste condizioni, le nostre squadre agiscono perlopiù su indicazione degli epidemiologi e seguono dei target precisi, principalmente ambienti e personale ospedaliero, autoambulanze eccetera. In poche settimane abbiamo già avuto più di 200 di queste operazioni, a cominciare dalle attività di disinfezione nei box ai posti di blocco sul confine con la Slovenia, ma non solo. Ci sono state attività di sanificazione anche nelle banche, nei tribunali, nelle abitazioni private, ovunque sia stato confermato anche un solo caso di contagio, di degenza o di potenziale propagazione della malattia”.
Che tipo di protocollo di gestione dell’emergenza usate in questi casi, come è possibile garantire la sicurezza per tutto il personale impegnato nelle operazioni di decontaminazione?
Intanto abbiamo istituito un luogo appartato e protetto per la disinfezione dei veicoli a rischio, come le autolettighe, i mezzi dei Vigili del fuoco. Si tratta del tendone sistemato nell’autorimessa degli autobus in Siana, dove ogni giorno vengono trattati i mezzi utilizzati per il trasporto dei pazienti positivi o sospetti. Ambienti e veicoli vengono trattati con tecnologie di atomizzazione o micronebulizzazione idonee a un’eliminazione totale dell’agente patogeno. Ma le misure di precauzione sono plurime, soprattutto negli ambienti designati alla quarantena: a ogni ricambio dei pazienti si procede per prima cosa alla pulizia tradizionale, poi si passa alla decontaminazione, e quindi si torna alla pulizia classica. Naturalmente i nostri uomini sono protetti al massimo grado, benché non siano in prima linea di difesa. Come probabilità di rischio di contaminazione siamo ben al di sotto del personale medico e paramedico: i sanitari sono la prima linea, noi solo la seconda.
Piuttosto, il personale è sufficiente per garantire questo tenore di igiene e profilassi, ora che anche le aziende richiedono interventi a tappeto anche a titolo puramente preventivo?

Nediljko Landeka

Il nostro è un servizio pubblico ma non siamo i soli a occuparci di sanificazione degli ambienti. Ci sono tre società private che sono autorizzare a svolgere le stesse funzioni, solo che in questo momento siamo tutti coordinati dall’Istituto regionale di salute pubblica. Oltre alle nostre squadre ci sono ancora le pattuglie della società fiumana “Dezinsekcija”, che sono state localizzate sul territorio di Parenzo, Umago e Rovigno, poi ci sono gli uomini dell’azienda “Ekoservis Matić” che coprono le zone di Pinguente, Pisino e Albona, e c’è il team della società polese “SaniTres” che affianca le nostre squadre nell’anello polese e in tutta l’Istria meridionale. Con questa ripartizione delle incombenze e delle aree geografiche è possibile garantire un servizio all’altezza delle aspettative sia in condizioni di relativa calma, come questa che attualmente viviamo, ma anche in situazioni di escalation dell’epidemia, per la quale occorre essere preparati sempre e comunque”.

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