Interreg Italia-Slovenia: molto più che progetti

Progetti Primis e Tartini, il contributo della CNI al progetto comunitario. Se ne è discusso durante la videoconferenza promossa dalle autorità di Lubiana e Trieste

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Interreg Italia-Slovenia: molto più che progetti

Le minoranze nazionali nell’area transfrontaliera, la lingua come elemento di integrazione, è questo l’argomento trattato ieri nell’ambito del progetto Interreg Italia-Slovenia, che propone annualmente un incontro di discussione per elaborare al meglio alcune tematiche di grande interesse comune. L’evento è stato organizzato dall’Ufficio del Governo della Repubblica di Slovenia per lo Sviluppo e la Politica di Coesione Europea, in collaborazione con l’Autorità di Gestione del Programma Interreg V-A Italia-Slovenia 2014–2020, incardinata presso la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.
Il programma fornisce un importante contributo all’attuazione e alla realizzazione della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Il suo obiettivo è di promuovere l’innovazione, la sostenibilità ambientale, migliorare la qualità della vita dei cittadini nelle regioni lungo il confine italo-sloveno e garantire uno sviluppo coerente delle regioni transfrontaliere coinvolte. Attraverso un breve filmato promozionale e durante la tavola rotonda sono stati presentati gli obiettivi e i risultati dei progetti realizzati e di quelli ancora in corso di realizzazione. Tra questi progetti di successo possiamo annoverare: Jeziklingua, Primis, Transarmon, Eduka, Eduka2 e Tartini, alcuni dei quali sono stati presentati ieri proprio da chi ha lavorato per realizzarli.
Durante l’incontro è però emerso, sin dai primi interventi, come si stesse parlando di un qualche cosa di molto più grande rispetto a qualche progetto europeo, indipendentemente dalla sua bontà o dalla sua portata. Perché se tutti questi progetti vengono valutati nella loro interezza appare subito evidente come l’idea alla base di tutto sia proprio quello spirito europeo così ben descritti dal motto uniti nelle diversità, con la volontà di dare sempre meno valore a quelli che sono i confini fra stati o regioni.
Il primo ad essere intervento con un discorso che andava in questa direzione è stato il ministro sloveno senza portafogli, addetto alla politica di coesione dell’Unione europea, Zvone Černač, il quale ha parlato di come l’Europa di oggi sia profondamente diversa rispetto a quella di 100 anni fa, ma anche rispetto a quella di 70 anni fa. “L’Unione è cresciuta su fondamenti sani, con il tempo che ha fatto il suo lavoro nel rimarginare le ferite. Oggi l’Unione si basa sul rispetto dei valori comuni, conscia che l’Europa sarà tanto più forte quanto sarà forte il suo anello più debole, che si parli di stato o di regione. I confini non sono più quelli di un tempo, che non permettevano il transito di persone e merci e anche se la pandemia ha fatto il suo, i tempi sono cambiati a sufficienza e ora i confini non esistono più nelle nostre teste”, ha affermato il ministro.
Helena Jaklitsch, ministro sloveno senza portafoglio, addetta alla diaspora, ha parlato pure lei del progressivo abbattimento di ogni tipo di barriera, sottolineando l’importanza della minoranza nazionale italiana in Slovenia e di quella slovena in Italia per il raggiungimento di un obbiettivo come questo, descrivendo le minoranze come un “ponte fra le due nazioni” e un “importantissimo vantaggio concorrenziale di tutte l’area”.
L’assessore regionale alle Finanze del Friuli Venezia Giulia, Barbara Zilli, ha proseguito sulla stessa onda. “Le diversità linguistiche rappresentano un patrimonio riconosciuto, tutelato e sostenuto dall’Amministrazione regionale: superato il secolo delle divisioni, i popoli europei, e in particolar modo quelli un tempo separati dalla Cortina di ferro, lavorano oggi uniti nel comune intento di costruire un futuro di pace e prosperità per le prossime generazioni”.
Con la lingua che gioca un ruolo importantissimo anche secondo Tanja Rener, del Settore per la cooperazione territoriale europea, la quale dopo un intervento tecnico che ha parlato delle modalità di finanziamento dei vari progetti e di come diversi fondi europei possano interagire fra loro, si è poi lasciata a delle considerazione più personali nelle quali ha sottolineato l’importanza di impegnarsi tutti assieme per garantire uno sviluppo quanto più possibile congrue alle varie aree del territorio, nel rispetto delle loro peculiarità.
Passando ai progetti veri e propri non possiamo non iniziare da Primis, presentato dal presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, che lo ha descritto come un viaggio multiculturale tra Italia e Slovenia nel quale si vuole rappresentare dove sono presenti sì le due rispettive minoranze nazionali, ma anche i cimbri i ladini e i friulani. Tremul ha descritto Primis come un progetto importantissimo, sia perché permette di monitorare e catalogare tante espressioni culturali, che vanno dalla lingua all’architettura, passando per usi e costumi, ma anche di trasmettere tutto questo come contenuto culturale e turistico. Tremul ha spiegato come da Primis deriveranno dei centri multimediali stabili, la creazione di guide turistiche informate sulle caratteristiche multiculturali del territorio, pubblicazioni di vario tipo, con un libro già distribuito e molto apprezzato in ambiente universitario, con non ultimo il carattere economico. “Dobbiamo puntare anche al turismo, ma non a quello mordi e fuggi, bensì al turismo culturale dove chi arriva ha veramente voglia di scoprire il territorio che sta visitando”, ha affermato il presidente dell’UI, che al termine del suo intervento dedicato al progetto nello specifico, rispondendo a delle domande legate alle prospettive future, ha annunciato un’altra sua idea. “Sarebbe opportuno creare una piattaforma multimediale in grado di comunicare ad un pubblico molto ampio, che comprenda Croazia, Slovenia, Italia ed Austria, dove tutti potrebbero trovare le giuste informazioni sul territorio, che pur ora suddiviso in quattro stati è storicamente sempre stato molto unito”, ha affermato Tremul.
Idea abbracciata al volo da Ivo Corva, rappresentante della Confederazione delle Organizzazioni Slovene in Italia, che si è detto entusiasta della proposta di Tremul e di non vedere l’ora che s’inizi a lavorare alla prossima fase di progettazione per poter includere un progetto di collaborazione come questo nel prossimo Interreg fra i due Paesi.
Infine, va citato pure il progetto Tartini, che si prefigge di sviluppare, approfondire e diffondere capillarmente a livello locale, nazionale e internazionale la conoscenza dell’opera musicale di Giuseppe Tartini fino a rendere questa figura una permanente risorsa d’ordine culturale, turistico ed economico per la sua città natale e la regione. Il progetto presentato da Manuela Rojec, presidente della Comunità degli italiani Giuseppe di Pirano, ha spiegato poi come oltre a tutto questo ci sia anche la componente culturale legata ai rapporti fra la minoranza e il resto della popolazione, con il progetto che è un’ottima opportunità di far conoscere a tutti la cultura delle persone che abitano il territorio, che oggi va intesa sia come cultura italiana che cultura slovena.

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