Le farmacie stanno facendo i conti con scorte limitate di farmaci e, con l’aumento dei contagi, molti scaffali si stanno rapidamente svuotando. I medici avvertono che il peggio potrebbe non essere ancora passato: un nuovo picco influenzale è atteso nelle prossime settimane.
La stagione dell’influenza continua, infatti, a far registrare numeri elevati e in alcune farmacie risulta ormai difficile reperire anche i medicinali utilizzati per alleviare i sintomi. Sebbene l’epidemia sia iniziata prima del solito, gli esperti sottolineano che il vero apice deve ancora arrivare.
Per tutta la stagione influenzale, spiegano i professionisti del settore, la disponibilità dei farmaci è stata problematica. In particolare sono mancate le formulazioni pediatriche liquide, fondamentali per i bambini più piccoli colpiti dall’influenza. In diversi casi le farmacie hanno dovuto preparare sciroppi galenici su misura per garantire il corretto dosaggio.
Una situazione che ha creato non poche difficoltà sia ai medici sia ai genitori. Non sempre, infatti, è facile trovare una farmacia in grado di preparare questi farmaci, a causa dell’elevato afflusso di richieste o delle condizioni tecniche necessarie per la loro realizzazione. A sottolinearlo è Ana Soldo, presidente della Camera croata dei farmacisti, che parla di una delle criticità più rilevanti di questa stagione influenzale.
Secondo i medici, inoltre, una nuova ondata di influenza potrebbe manifestarsi a breve, in particolare con il rientro dei bambini a scuola dopo le vacanze. L’invito è a prestare attenzione ai primi sintomi e ad assumere i farmaci solo seguendo le indicazioni del medico o del farmacista, evitando il fai da te.
Numeri pesanti sugli ospedali croati
Dall’inizio della stagione influenzale in Croazia sono state ricoverate 950 persone a causa delle complicanze legate all’influenza. Una parte dei pazienti ha richiesto cure nelle unità di terapia intensiva e si contano anche cinque decessi correlati alla malattia. Lo indicano i dati diffusi dall’Istituto croato di sanità pubblica HZJZ, che descrivono una stagione particolarmente impegnativa per il sistema sanitario.
L’ondata influenzale è iniziata prima e con maggiore intensità rispetto allo scorso anno. I trend epidemiologici mostrano un forte aumento delle infezioni respiratorie nel periodo invernale, con un impatto crescente sugli ospedali e sui servizi sanitari, già sotto pressione.
Quasi 30mila casi segnalati
Secondo il rapporto dell’HZJZ aggiornato al 31 dicembre, sono state registrate complessivamente 29.771 segnalazioni di influenza. Solo in una settimana si sono contati oltre cinquemila nuovi casi, un dato che conferma la rapida diffusione del virus.
I tassi di incidenza più elevati si registrano nelle regioni settentrionali del Paese. La maggior parte dei contagi riguarda bambini in età prescolare e scolare, con un conseguente sovraccarico per ambulatori pediatrici e reparti ospedalieri. Sebbene l’incidenza tra gli over 65 sia più bassa, questa fascia di popolazione resta la più esposta alle forme gravi e alle complicanze, come dimostrano i ricoveri e i decessi segnalati, riporta zivim.jutarnji.hr.
Virus in evoluzione e dibattito sul vaccino
L’aumento dei ricoveri e dei casi più gravi ha riacceso il dibattito sull’efficacia del vaccino antinfluenzale in questa stagione. Secondo le analisi di organismi internazionali come l’Organizzazione mondiale della sanità e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, i ceppi dominanti del virus dell’influenza A, in particolare il sottotipo H3N2, presentano differenze genetiche e antigeniche rispetto a quelli inclusi nel vaccino stagionale.
Si tratta del cosiddetto drift antigenico, un fenomeno noto e frequente per il virus influenzale, che può ridurre la corrispondenza tra vaccino e virus circolante. Gli esperti sottolineano però che una minore aderenza non significa inefficacia. Anche in queste condizioni, la vaccinazione riduce in modo significativo il rischio di malattia grave, ospedalizzazione e morte, soprattutto tra anziani e persone con patologie croniche. In molte stagioni, il principale beneficio del vaccino non è tanto evitare il contagio, quanto limitare l’impatto complessivo sul sistema sanitario.
Un quadro simile nel resto d’Europa
La situazione croata riflette quanto sta accadendo in diversi Paesi europei. In molte nazioni si osserva un forte aumento dei casi già nelle prime settimane invernali, con un numero crescente di ricoveri. Nel Regno Unito, ad esempio, l’incremento dei contagi ha ulteriormente aggravato la pressione sugli ospedali, riaprendo il dibattito sulle lezioni apprese durante la pandemia di Covid-19.
Secondo Stephen Griffin, professore di virologia all’Università di Leeds, il problema non è la mancanza di conoscenze, ma l’applicazione incoerente delle misure già note. Gli autori del British Medical Journal sostengono un approccio multilivello alla prevenzione delle infezioni, basato non su un’unica strategia ma su una combinazione di interventi: vaccinazione, isolamento in caso di sintomi, migliore ventilazione degli ambienti chiusi, uso delle mascherine nei contesti a rischio e rispetto delle norme igieniche di base. Un insieme di misure che, sottolineano, riduce il peso complessivo delle malattie respiratorie, non solo dell’influenza.
Vaccinazioni ancora insufficienti
Uno dei nodi principali resta la bassa adesione alla vaccinazione antinfluenzale, soprattutto tra la popolazione in età lavorativa. In molti Paesi europei, così come in Croazia, la copertura vaccinale è più elevata tra gli over 65, le donne in gravidanza e i bambini piccoli, mentre resta più bassa tra gli adulti più giovani appartenenti a gruppi a rischio.
In Croazia il vaccino antinfluenzale è spesso percepito come una scelta individuale e non come una misura di sanità pubblica. Secondo gli ultimi dati dell’HZJZ, entro l’inizio di dicembre sono state utilizzate circa 315mila dosi di vaccino, ma non sono disponibili informazioni dettagliate sulla copertura nelle diverse fasce d’età.
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