Inchiesta sulla pedopornografia in Croazia: 29enne indagato per abusi sessuali su minori

Cooperazione internazionale e intervento rapido della polizia croata

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Inchiesta sulla pedopornografia in Croazia: 29enne indagato per abusi sessuali su minori
Foto Roni Brmalj

La polizia croata ha condotto una complessa operazione contro un cittadino croato di 29 anni, sospettato di aver commesso numerosi gravi reati di abuso e sfruttamento sessuale di minori. L’indagine è stata portata avanti dalla Questura della Regione Litoraneo-Montana e dal Servizio di Sicurezza Cibernetica della Direzione di Polizia, in collaborazione con la polizia australiana (Argos – Child Abuse and Sexual Crime Group, Crime and Intelligence Command – Queensland Police Service) e con l’Europol (AP TWINS).

Come riportato dalla testata giornalistica N1, secondo quanto emerso, l’uomo avrebbe per lungo tempo abusato sessualmente di una minore nella regione qurnerina, rendendole precedentemente accessibili materiali pedopornografici e molestandola ripetutamente.

Il sospettato è inoltre accusato di aver creato, conservato e condiviso contenuti digitali raffiguranti abusi sessuali su minori, utilizzando diverse piattaforme online e applicazioni di messaggistica. Nel corso dell’inchiesta, sono stati individuati altri cinque reati a suo carico: quattro episodi di sfruttamento di minori a fini pornografici e una violazione della privacy di un minore.

Comunicazioni online e comportamenti predatori

Le indagini hanno rivelato che l’uomo induceva le vittime a comunicazioni sessualmente esplicite, mostrando loro i propri organi genitali durante videochiamate. Tutte le conversazioni sarebbero state registrate e salvate a loro insaputa.
L’analisi del materiale sequestrato ha confermato che la comunicazione avveniva all’interno delle abitazioni dei minori, spesso mentre i genitori erano presenti, talvolta anche nella stessa stanza. Alcuni bambini avrebbero persino interagito con il sospettato durante le lezioni scolastiche tramite video in diretta.

Identificazione rapida grazie alla cooperazione internazionale

L’inchiesta è partita dopo una segnalazione della polizia australiana, che aveva rilevato una persona impegnata nella condivisione di materiale pedopornografico e nella gestione di un gruppo su un’app di messaggistica criptata end-to-end, con oltre 250 membri provenienti da diversi Paesi.

Grazie all’Europol, la polizia australiana ha fornito informazioni che indicavano la possibile origine croata del sospettato e il contatto diretto con una vittima minorenne. In pochi giorni, la polizia croata ha identificato l’uomo e avviato un’intensa attività investigativa.
Parallelamente, il National Center for Missing and Exploited Children (NCMEC) degli Stati Uniti ha segnalato un utente croato che distribuiva materiale di sfruttamento sessuale di minori, confermando che si trattava dello stesso 29enne già identificato.

Appello alla vigilanza di genitori e tutori

Le autorità croate sottolineano l’importanza di dialogare con i bambini sulle attività online, monitorare le loro comunicazioni e segnalare qualsiasi sospetto di abuso tramite la polizia o il portale Red Button.

La supervisione dei minori sui social network e sulle piattaforme digitali, insieme alla limitazione dei contatti non conformi al loro benessere, rappresenta un dovere e una responsabilità dei genitori, secondo l’articolo 95 della Legge sulla Famiglia.

La polizia ricorda che la tutela dei minori da abusi e sfruttamento sessuale resta una delle massime priorità. Questi casi evidenziano l’importanza della consapevolezza dei rischi a cui i bambini sono esposti nell’ambiente digitale.

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