Una vicenda che risale a ben diciassette anni fa torna oggi sotto i riflettori della giustizia croata. L’ex sindaco di Fiume, Vojko Obersnel, è stato sentito dai magistrati dell’USKOK, l’Ufficio nazionale per la lotta alla corruzione e al crimine organizzato, in merito a una decisione presa dalla giunta comunale nel 2008 sulla vendita di terreni destinati all’edilizia residenziale.

Il caso si riferisce ad alcune unità abitative costruite dalla società riconducibile all’ex pallanotista , l’olimpionico Samir Barać, e successivamente acquisite dalla Città di Fiume durante il mandato da sindaco di Obersnel. Secondo quanto trapela dalle prime informazioni, gli appartamenti sarebbero stati acquistati a un prezzo maggiorato rispetto al valore reale, con un sovrapprezzo stimato intorno ai 200.000 euro.
Proprio questo scarto tra valore reale e prezzo pagato costituisce il fulcro dell’indagine, nella quale l’ex sindaco è sospettato di aver arrecato un danno al bilancio cittadino pari all’importo della presunta sovrafatturazione.
La difesa dell’ex primo cittadini
“Sorprende che, nonostante la legge protegga la riservatezza delle indagini USKOK, l’intera vicenda sia finita sui giornali prima ancora che io fossi convocato”, ci ha dichiarato Obersnel. “Si tratta di un provvedimento amministrativo che è stato più volte esaminato dalla polizia e dalla Procura, senza che venissero rilevate irregolarità2, ha aggiunto Obersnel, che è stato sindaco del capoluogo quarnerino dal 2000 al 2021. “Nei miei 21 anni da sindaco di Fiume ho sempre agito nel rispetto delle leggi croate e delle delibere cittadine, e quindi anche in questo caso. Non vedo dove avrei potuto sbagliare, tanto meno compiere un reato. Si tratta di un affare del 2008, già oggetto di indagini della revisione statale e della polizia. Evidentemente si è deciso di riaprirlo”. Perché proprio ora? “A questa domanda non sono io a dover rispondere”.
Secondo il comunicato dell’USKOK, l’indagine coinvolgere in totale cinque persone. Oltre a Obersnel, sotto la lente dell’USKOK ci sono anche un perito che avrebbe stimato il valore degli appartamenti ceduti come compensazione per la differenza nel prezzo del terreno, e altri due ex membri dell’amministrazione comunale.
Barač, contattato dalla stampa, ha preferito non rilasciare dichiarazioni, richiamandosi alla riservatezza del procedimento. Il suo legale, Arsen Stipanović, ha confermato l’apertura di un’indagine preliminare per un presunto reato previsto dall’articolo 291 del Codice penale croato: abuso di potere e autorità nell’ambito della gestione economica. Secondo l’ipotesi investigativa, Barač sarebbe indagato per istigazione.
Non è la prima volta che questa decisione amministrativa viene messa sotto esame. Già in passato, infatti, la polizia e il pubblico ministero avevano condotto accertamenti sulla vicenda, senza però rilevare elementi di rilevanza penale.
Resta ora da capire se gli attuali approfondimenti dell’USKOK porteranno a una nuova lettura dei fatti o se, ancora una volta, l’inchiesta si concluderà con un nulla di fatto.
Sindaca Rinčić sorpresa
La sindaca in carica, Iva Rinčić, è apparsa visibilmente sorpresa dell’intera vicenda: “Non so cosa dirvi. Ho appreso la notizia dai media e non ho ancora avuto modo di consultare i miei uffici. Credo sia molto ingrato commentare qualcosa di cui non conosciamo ancora i contorni precisi. Le istituzioni devono fare il proprio lavoro, io mi informerò quanto prima attraverso i dipartimenti competenti. È meglio avere dati certi prima di qualsiasi dichiarazione”.
Sulla stessa linea, ma con toni più emotivi, si è espresso il presidente della Regione, Ivica Lukanović, che ha ammesso di aver appreso la notizia “guardando lo schermo del proprio smartphone durante gli impegni politici legati alla commemorazione del 30º anniversario dell’operazione Tempesta”. “Per me questa notizia è caduta come un fulmine a ciel sereno”, ha detto “e credo che ora serva la massima chiarezza”.
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