CURZOLA | L’emergenza incendi in Dalmazia resta sotto controllo, ma l’allerta non si abbassa. Mentre il vasto rogo divampato tra Blatta (Blato) e Smoquizza (Smokvica), sull’isola di Curzola, è stato contenuto grazie al lavoro incessante dei vigili del fuoco, un nuovo fronte si è aperto sull’isola di Meleda.
Secondo il comandante regionale dei vigili del fuoco Stjepan Simović, la situazione a Curzola è notevolmente migliorata dopo una notte trascorsa senza particolari criticità. Per questo motivo il numero degli operatori impegnati sul terreno è stato ridotto a circa un centinaio, mentre parte delle squadre è ora stata trasferita sull’isola di Meleda, dove nelle ultime ore è scoppiato un nuovo incendio.
Nel corso della giornata un velivolo Air Tractor continuerà a sorvolare l’area colpita per monitorare eventuali riprese delle fiamme e intervenire rapidamente nei punti più impervi e difficilmente raggiungibili da terra.
L’incendio, divampato sabato pomeriggio, ha interessato un fronte lungo circa quattro chilometri. Oltre ai vigili del fuoco della Regione di Ragusa e della Narenta, alle operazioni hanno partecipato anche squadre provenienti dalla Croazia continentale. Le prime stime indicano che le fiamme abbiano devastato tra gli 800 e i 900 ettari di fitta pineta.
Il pericolo invisibile dei droni
Accanto all’emergenza sul terreno cresce anche quella nei cieli. Le autorità lanciano infatti un nuovo appello contro l’utilizzo irresponsabile dei droni nelle aree interessate dagli incendi, dove la presenza di velivoli senza pilota può costringere i Canadair e gli altri mezzi aerei a interrompere immediatamente le missioni di spegnimento.
Il rischio non è teorico. Un Canadair croato è stato recentemente colpito da un drone durante un intervento, riportando un foro su un’ala. L’incidente si è concluso senza conseguenze per l’equipaggio, ma ha evidenziato quanto possano essere gravi gli effetti di una collisione.
“I droni sono molto difficili da individuare durante il volo”, spiega Bruno Cifrek Kolarić, un pilota di Canadair. “Contengono componenti metalliche che possono provocare danni significativi all’aereo. Dopo un impatto il velivolo è costretto a interrompere la missione e rientrare per le riparazioni. Nei casi più gravi potrebbero verificarsi anche lesioni all’equipaggio se il drone dovesse perforare la cabina”.
Gli esperti di aeronautica sottolineano che le conseguenze potrebbero essere persino tragiche. Secondo Doris Novak della Facoltà di Scienze dei Trasporti, un drone del peso di cinque chilogrammi che impatti contro un Canadair in volo a circa 200 chilometri orari potrebbe compromettere ali, motori o addirittura sfondare il parabrezza, riducendo drasticamente le possibilità di proseguire il volo o effettuare un atterraggio in sicurezza.
Regole severe
Proprio per questo motivo i protocolli operativi sono estremamente rigorosi. Alla semplice individuazione di un drone, i velivoli antincendio devono interrompere immediatamente le operazioni e allontanarsi dall’area, con inevitabili ritardi nello spegnimento delle fiamme.
La situazione è ancora più delicata nelle vicinanze degli aeroporti, dove aerei e droni possono trovarsi a operare alle stesse quote. Inoltre, questi dispositivi risultano spesso difficili da rilevare dai sistemi radar. “Non esiste una tecnologia in grado di individuare ogni drone”, osserva Damir Bezik dell’Agenzia croata per l’aviazione civile. “Per questo controllori di volo e piloti devono fare affidamento soprattutto sull’osservazione diretta”.
In Croazia, nel 2025 e durante quest’anno si sono verificati 53 incidenti di questo tipo. Di conseguenza, l’Agenzia per la vigilanza dell’aviazione civile ha revocato una licenza di esercizio e inflitto 23 multe, di importo variabile da 660 a 20mila euro.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.









































