La piazza Lokvina, nucleo antico di Castua, ha ospitato una serata destinata a posarsi con grazia nella memoria. Tra i pozzi di pietra e le casette silenziose che sembrano trattenere storie non dette, le melodie del ciacavo e del fiumano sono riaffiorate con naturalezza, come se il tempo si fosse semplicemente fermato ad ascoltare. L’appuntamento poetico-musicale “Na kastafskeh šternah” (Alle cisterne castuane) ha accolto il concerto “Naš ča, dragi, lipi – a brazeto con el ciacavo e el fiuman”, promosso dall’ associazione castuana Kanat, in sinergia con l’Estate culturale di Castua e patrocinato dall’Unione Italiana, trasformando lo scenario castuano in una trama sottile di emozioni, affetti e ritorni. A salutare il pubblico, numeroso e coinvolto, sono stati il presidente della Giunta Esecutiva dell’ Unione Italiana, Marin Corva, e il vicesindaco di Castua, Dean Jurčić, i quali hanno espresso entusiasmo e gratitudine per l’iniziativa e l’importante contributo alla canzone della protagonista della serata, Nevia Rigutto. La sua presenza, peró, non era un’eccezione. Come accade spesso, e sempre con la stessa naturalezza, la cantante, che vive in Svezia, non esita a volare verso Castua anche solo per un frammento di serata, anche solo per il soffio di una canzone. Un gesto discreto, senza enfasi, che resta forse il dono più eloquente, la prova che la lingua e la musica delle proprie origini non cessano mai di chiamare, e chi sa riconoscerle torna, ogni volta. Il titolo della serata richiamava un brano storico, composto da Adela Dobrić-Jelaća su testo di Ivan Brdar e presentato nel 1980 al festival delle Melodie dell’Istria e del Quarnero proprio da Nevia, che ha voluto simbolicamente riproporlo a inizio concerto. Un filo di memoria si è teso tra quel momento e l’oggi, avvolgendo ogni nota in una risonanza nuova.Con lei, sul palco, una vera famiglia musicale, amici, colleghi, presenze affiatate da anni di festival, serate, parole e musica. Insieme hanno costruito un nuovo capitolo fatto di prossimità e bellezza cantata: Duško Jeličić Dule; Francesco Squarcia; Sandro Bastiančić. E ancora Alida Delcaro, Ana Blečić Jelenović, David Daniel, i ballerini Nikol Car e Bartol Brusić, il quartetto ČAbba, e come in un passaggio lieve e tenerissimo, le figlie Christina e Romina. Tra battute affettuose, sorrisi veri, abbracci che parlavano da sé, anche le emozioni più intime si sono lasciate intravedere con naturalezza: occhi luminosi, bagliori che si posavano delicatamente ai margini dello sguardo, senza chiedere attenzione. Il pubblico, toccato, presente, ha seguito ogni brano come si segue una storia che ci appartiene. Poi, come a chiudere un cerchio, è salito un applauso lungo, profondo, che sapeva di gratitudine e radici.


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