Il settore dell’ospitalità: «Serve più sostegno»

Foto Ivor Hreljanović

L’Associazione nazionale dei ristoratori (NUU) chiede la proroga delle misure di sostegno all’economia varate nell’ambito della lotta contro le conseguenze della pandemia. “Sono trascorsi 13 mesi dall’inizio della pandemia che ha visto settore economico in agonia, soprattutto per quanto riguarda la ristorazione. C’è tanta incertezza tra i datori di lavoro. Le misure di supporto, 4.000 kune per le paghe dei lavoratori e quelle per la copertura dei costi fissi, vengono annunciate all’ultimo momento di mese in mese senza chiari criteri di assegnazione. Ci hanno promesso che il sostegno non verrà meno per il mese di maggio, ma non abbiamo ancora ricevuto un documento ufficiale relativo agli aiuti per la copertura delle spese fisse relative ad aprile. Stiamo affrontando una situazione difficile e psichicamente insostenibile”, hanno rilevato dall’Associazione predetta.

Un problema europeo

“Più di mille ristoratori hanno chiuso per sempre i battenti dei propri locali mentre 11mila dipendenti sono rimasti senza lavoro. Che la situazione sia seria lo dimostrano pure le cifre a livello di UE dove gli affari nei settori turistico e ristorativo sono diminuiti del 50 per cento con 1,87 milioni di posti di lavoro in meno rispetto al 2019”, ha dichiarato Jelena Tabak, presidente dell’Associazione nazionale dei ristoratori, che rivolge pure un appello affinché il marchio di sicurezza nazionale “Safe stay in Croatia” venga applicato orizzontalmente. “È un progetto lodevole del Ministero del Turismo e dello Sport attuato con successo negli alberghi i cui spazi interni possono lavorare regolarmente (bar e ristoranti invece possono mettere a disposizione dei clienti soltanto le terrazze all’aperto, nda). Va data la possibilità di lavorare anche ai ristoratori i cui locali non dispongono di una terrazza, come ad esempio quelli che si occupano di catering ed eventi, un’industria che dall’inizio della pandemia sta registrando un calo degli affari superiore al 90 per cento”, ha sottolineato Tabak. “Da qui la proposta dell’NUU di creare sulla falsariga di “Stay safe in Croatia” un nuovo marchio denominato “Safe wedding/Safe event” già inviato all’attenzione del competente Ministero e dell’Istituto croato per la salute pubblica, ma senza ottenere una risposta in merito” ha affermato Ana Lisak, vicepresidente della sezione zagabrese dell’NUU spiegando che ogni ospite prima di partecipare all’evento effettuerebbe il test per il Covid-19 fatta eccezione per coloro che potranno dimostrare di essere immuni.

L’importanza dei test rapidi

Per poter fare ciò si dovrebbe abbassare il costo dei test rapidi. “In Germania e nell’Europa occidentale i test rapidi sono accessibili ovunque, si possono acquistare all’edicola per un euro mentre in Croazia si possono ordinare privatamente e costano una quarantina di kune oppure si può effettuare il tampone presso un’istituzione sanitaria pagando 200 o 300 kune. Sono prezzi di gran lunga superiori a quelli praticati in Germania”, ha detto Lisak concludendo come le feste di matrimonio ed altri eventi possono essere organizzati soltanto negli alberghi mentre stando alle statistiche il 42 per cento del settore della ristorazione è bloccato.

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