Il mega-concerto di Marko Perković Thompson all’Ippodromo di Zagabria ha acceso un acceso dibattito pubblico e politico in Croazia, non solo per la presenza di circa 500.000 spettatori, ma soprattutto per la presenza di simboli e slogan associati all’ideologia ustascia.
Secondo le autorità, l’evento si è svolto in maniera ordinata e senza incidenti gravi, ma la presenza di simboli proibiti e l’esecuzione di canzoni controverse come “Bojna Čavoglave”, il cui inizio contiene il famigerato saluto “Za dom spremni” (Pronti per la Patria), ha suscitato reazioni forti, soprattutto da parte dell’opposizione e dei media progressisti.
Il Primo Ministro ha minimizzato la portata della polemica, definendo il concerto un successo organizzativo: “Un evento del genere, con mezzo milione di persone e senza disordini, è un risultato di cui essere orgogliosi. La canzone ‘Bojna Čavoglave’ esiste da 34 anni. Nessun tribunale ne ha mai vietato l’uso e non lo faremo ora. Va contestualizzata: è nata durante la guerra, in un momento di aggressione e occupazione”.
«Tutto nella norma, l’opposizione esagera»
Sulla presenza di simboli vietati, il premier ha specificato: “I singoli episodi saranno gestiti dalla polizia, che sta facendo il suo lavoro. Non c’è nulla da aggiungere. La città di Zagabria ha avuto il ruolo organizzativo, mentre il governo ha fatto quanto dovuto”.
Rivolgendosi alle critiche dell’opposizione e della sinistra, ha replicato con tono polemico: “Reazioni esagerate. È solo politizzazione sterile. Non sopportano che tutto sia andato bene e che mezzo milione di persone sia accorso a vedere Thompson”.
Il premier ha difeso anche la presenza del saluto “Za dom spremni” nei concerti del cantante, affermando che: “È parte integrante del suo repertorio da decenni. Non è mai stato perseguito nessuno per questo nei suoi concerti. Thompson è l’unico in grado di richiamare un tale numero di persone”.
Ha aggiunto che la sua partecipazione alle prove del concerto è stata motivata principalmente dal desiderio dei suoi figli di incontrare l’artista e ricevere un autografo.
Il concerto è stato criticato anche dal Difensore civico per i diritti umani, che ha parlato apertamente di “flirt con l’ideologia ustascia”. Alla quale il premier ha risposto: “Dovrei rispondere a lei? È lì grazie a me”.
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