Il governo sloveno invia l’esercito ai confini e approva la cosiddetta «Legge Šutar»

0
Il governo sloveno invia l’esercito ai confini e approva la cosiddetta «Legge Šutar»
Foto: Borut Zivulovic/PIXSELL/F.A. BOBO

Il governo della Repubblica di Slovenia ha approvato una serie di misure di sicurezza straordinarie, tra cui la decisione di inviare l’esercito a collaborare con la polizia nel pattugliamento dei confini interni del Paese. La decisione è stata presa in seguito all’attivazione dell’articolo 37 della Legge sulla difesa, che consente alle forze armate di intervenire a supporto della polizia per garantire l’ordine pubblico e la sicurezza.

Il contesto: l’omicidio di Aleš Šutar e l’ondata di indignazione

Le decisioni arrivano dopo il brutale omicidio di Aleš Šutar, 48 anni, avvenuto a Novo Mesto, dove un giovane di 21 anni appartenente alla comunità rom lo ha aggredito mortalmente davanti a un locale notturno. L’episodio ha scosso l’opinione pubblica e spinto il governo a varare in tempi rapidi un pacchetto di misure noto come “Legge Šutar”, dal nome della vittima.

Il premier Robert Golob ha dichiarato che le nuove norme sono necessarie per aumentare la sicurezza dei cittadini e dare una risposta decisa al crimine: “A chiunque di noi poteva accadere ciò che è successo a Šutar. Questo provvedimento serve a prevenire, non solo a punire. La polizia deve avere strumenti concreti per togliere rapidamente le armi a chi rappresenta un pericolo.”

Maggiori poteri alla polizia e misure restrittive sui diritti sociali

La “Legge Šutar” amplia i poteri della polizia, consentendo agli agenti di entrare in abitazioni o veicoli senza mandato del tribunale se vi è il sospetto che si nascondano armi. Sarà inoltre reintrodotto l’uso dei dispositivi per il riconoscimento automatico delle targhe, precedentemente abolito dalla Corte costituzionale.

Un’altra novità riguarda la possibilità per la polizia di disporre il divieto di accesso a locali pubblici per persone che disturbino l’ordine, nonché di ordinare la chiusura temporanea dei locali fino a sei ore. Le violenze verranno perseguite d’ufficio e non più solo su richiesta della vittima, mentre per i reati più gravi i giudici potranno ammettere prove raccolte anche in modo irregolare.

Le modifiche al sistema sociale e le nuove regole per i minori

Sul fronte sociale, il ministro del Lavoro Luka Mesec ha annunciato che, nei casi di madri minorenni, il sussidio familiare sarà gestito dal Centro per l’assistenza sociale (CSD) e non più dalla madre stessa. Se la madre ha meno di 15 anni, il CSD dovrà avviare una procedura di valutazione per l’eventuale affidamento del bambino.

Le nuove disposizioni prevedono anche che i sussidi sociali possano essere soggetti a pignoramento, mentre l’assegno familiare resterà esente. Inoltre, chi sarà condannato per reati gravi potrà perdere il diritto all’assistenza sociale.

Il premier Golob ha confermato che l’esercito affiancherà la polizia nel controllo dei confini, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza e prevenire episodi di violenza. Le disposizioni saranno in vigore per un periodo iniziale di uno o due anni, al termine del quale il Parlamento valuterà la loro eventuale proroga.

Il ministro dell’Interno uscente Boštjan Poklukar ha definito il provvedimento “un insieme di misure urgenti per la tutela della sicurezza pubblica”, mentre la ministra della Giustizia Andreja Katič ha sottolineato che le pene per i reati violenti saranno inasprite e potranno essere applicate nuove limitazioni alla libertà personale degli indagati, fino a tre anni di custodia preventiva.

Il governo ha inoltre introdotto una misura volta a favorire l’integrazione della comunità rom: i comuni che ospitano insediamenti rom dovranno riservare almeno il 10% dei posti di lavoro pubblici a membri di questa minoranza.

La “Legge Šutar”, pur pensata come risposta a un tragico episodio di violenza, ha già sollevato ampio dibattito nel Paese. Organizzazioni per i diritti umani e opposizioni politiche avvertono del rischio che, in nome della sicurezza, vengano compressi diritti fondamentali e libertà civili.

La discussione in Parlamento promette di essere accesa, mentre la Slovenia si trova a bilanciare, ancora una volta, il difficile rapporto tra sicurezza e diritti democratici.

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display