Il commento. Galeb, il passato che ritorna

La plancia della Galeb. Foto Zeljko Jerneic

Tutto secondo copione nel Consiglio municipale fiumano. Dopo mesi di duri scontri dialettici di sapore politico e ideologico ha avuto luce verde la delibera sull’accensione del prestito di 44 milioni di kune per il restauro dell’ex nave scuola Galeb e del Palazzo dell’ex Zuccherificio. C’era da scommettere che le cose sarebbero andate così. Per molti motivi il caso fiumano è esemplare, va oltre lo stretto ambito municipale e investe la storia tutte di queste terre.
La votazione è durata una manciata di secondi. La delibera è passata con 21 voti a favore e 16 contrari. Decisivo è risultato il gruppo consiliare della Lista per Fiume che ha dato man forte ai Socialdemocratici del sindaco Vojko Obersnel.
La Lista civica alla fine ha rotto gli indugi e ha deciso di schierarsi con la maggioranza ufficialmente perché la mancata accensione del prestito avrebbe causato danni ingenti alle Casse cittadine in quanto sarebbero venuti a mancare di conseguenza i fondi europei necessari a completare i progetti in cantiere in vista dell’appuntamento con
Fiume Capitale europea della Cultura 2020. E alcuni dei progetti di più ampio respiro sono per l’appunto il rinnovo dell’ex Zuccherificio e della nave con la quale il Maresciallo Tito era solito compiere le sue missioni politiche e diplomatiche, in particolare nei Paesi chiave del Movimento dei non allineati. Sul maquillage dell’ex Zuccherificio, a dire il vero, nessuno ha mai avuto nulla da ridire: si tratta di uno degli edifici più rappresentativi del vecchio patrimonio industriale fiumano dismesso. Ma sulla Galeb lo scontro è stato accesissimo: il centrodestra ha sempre visto il restauro della nave scuola come un progetto dal sapore prettamente ideologico o elettorale che dir si voglia, voluto dalla sinistra per “rinverdire” le “vecchie glorie” politiche e imporre alla città una sorta di monumento ai tempi andati. In mezzo la Lista per Fiume, stretta tra l’incudine e il martello, vessillifera del recupero dei simboli della vecchia identità municipale. Un’identità di cui alcuni importanti tasselli sono
già stati ripristinati, grazie anche alla buona volontà e soprattutto al pragmatismo del potere cittadino e al clima propizio creato proprio dal progetto sulla Capitale europea della Cultura. Non sorprende pertanto che al sì ai monumenti storici si sia risposto con un sì ai “monumenti” o meglio al “monumento più recente”. Le convergenze politiche hanno sempre un prezzo. E del resto dalle nostre parti è difficile che si vada avanti quando c’è di mezzo il passato senza un colpo al cerchio e uno alla botte. Nessuno s’azzarderà a farlo senza avere le spalle coperte. Ora c’è da attendere la scelta dell’esecutore dei lavori di restauro della Galeb per capire quali saranno i costi finali dell’impresa… fiumana moderna. Fatto sta che una Città già indebitata per tutta una serie di progetti dei decenni scorsi ora si ritrova con il cappio al collo d’un altro indebitamento. Se davvero il futuro Museo galleggiante sarà un’occasione per ripensare tutto il passato ed evitare una visione manichea della storia e dell’identità cittadine si potrà dire che è bene tutto ciò che finisce bene. E il prestito? Qualcuno alla fine lo restituirà… Ossia le future generazioni. Ma questo vale per tutti i finanziamenti in deficit. Il rigore nordico in riva al Mediterraneo non ha mai fatto troppi proseliti.

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