Fiume. Ivona Milinović si dimette da presidente del Consiglio per le minoranze

L'annuncio arriva direttamente dalla consigliera dell'HDZ

Ivona Milinović, consigliere cittadino dell'Hdz. Foto Ivor Hreljanovic

“Il contesto non può essere una scusante per la parola espressa. Mi assumo tutte le responsabilità e mi dimetto”. Questa la breve dichiarazione di Ivona Milinović che da oggi non è più presidente del Consiglio per le minoranze della Città di Fiume.
Le dimissioni arrivano dopo la  recente uscita sciovinista della consigliera HDZ nel confronti della minoranza serba e il successivo post su Facebook in cui si è scagliata contro le organizzatrici della manifestazione di protesta, che aveva avuto luogo sabato scorso davanti all’albergo Continental, dove si sono dati appuntamento numerosi cittadini per esprimere solidarietà e vicinanza alle vittime di violenza e abusi sessuali.
La mossa della consigliera fiumana non va interpretata come un pentimento, anzi anche gli usignoli sugli alberi, salici compresi, sanno che questa è frutto di una certa pressione dai vertici di partito (in cui la destra estrema è stata messa ai margini dal premier) a Zagabria e senza ombra di dubbio del peso dell’opinione pubblica intera che ha condannato le due uscite riprovevoli della Milinović. Volendo, si potrebbe tracciare un fil-rouge  che coinvolge due donne della Città di Fiume al centro delle recenti cronache grigie e nere: Vera Begić e Ivona Milinović, partiti opposti, SDP e HDZ, ma comportamenti da spergiuro. La prima perché al momento in cui si è resa respnsabile della morte di un uomo, in quanto recidiva ha trovato la lucidità per cercare di sfuggire alla polizia. La seconda, se con delle dimissioni pilotate, spera di cancellare come con un gesto di spugna quanto detto, è da considerare quantomeno ingenua. La sua carriera politica, se così possiamo definirla, è e sarà segnata nel tempo da quelle parole sciagurate frutto di chissà quale ragionamento balordo in una discussione in cui un politico, che si ritiene tale (indipendentemente dal colore del partito), non si addentra, o rifiutandosi di commentare (un diritto) o rimanendo nel diplomatical-politichese. Suum cuique tribuere… (a ciascuno il suo)

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