Il Censimento e la fiducia dei cittadini

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Il Censimento e la fiducia dei cittadini
L'anno scorso in Croazia è stato condotto il Censimento della popolazione. Foto: Dusko Jaramaz/PIXSELL

ZAGABRIA | Non accenna a rientrare il polverone sollevato dal Censimento della popolazione, dei nuclei familiari e delle abitazioni condotto in Croazia nel 2021. Già i primi dati resi pubblici dall’Istituto statale di Statistica (DZS), diretto da Lidija Brković, lo scorso gennaio, quelli attinenti al numero degli abitanti a livello nazionale, territoriale e locale, aveva suscitato – oltre alla delusione per il calo demografico (il numero degli abitanti si è ridotto del 9,63 p.c., passando da 4.284.889 a 3.871.833) –, alcune perplessità. La scorsa settimana, però, le critiche sono letteralmente divampate dopo che l’Istituto ha pubblicato sul proprio sito Internet le tabelline con i dati relativi al numero degli appartenenti alle minoranze nazionali, alla madrelingua della popolazione, all’età, al genere e all’appartenenza religioso-confessionale della popolazione. In particolare il numero dei fedeli ha suscitato grande stupore e non pochi malumori nelle file dell’opinione pubblica, principalmente a causa dell’ambiguità dei dati riguardanti il numero degli abitanti che si dichiarano credenti. Infatti, non si capisce bene se la percentuale dei cattolici ammonti al 78,9 o all’83,8 p.c. della popolazione. Ad ogni modo la percentuale è inferiore a quella del 2011, quando i cattolici erano l’86,28 per cento. Rispetto a 10 anni fa è calato pure il numero degli ortodossi (dal 4,44 al 3,32 p.c.) e dei musulmani (dall’1,47 all’1,32 p.c.).

Formazione dei rilevatori

Il demografo Nenad Pokos, dell’Istituto di scienze sociali “Ivo Pilar” di Zagabria, trattando l’argomento ha dichiarato allo Jutarnji list che se gli addetti ai lavori sapranno interpretare i dati del Censimento 2021, non è possibile dire lo stesso per il grande pubblico. E a proposito ha affermato che dal suo punto di vista il danno più grande causato dalla conta della popolazione sta proprio nella perdita della fiducia subita dal DZS agli occhi dei cittadini. Pokos ha osservato che le perplessità scaturite dal Censimento si sarebbero forse potute evitare facendo più attenzione alla formazione dei rilevatori. Ha detto che i corsi on line della durata di cinque giorni, secondo lui, non sono stati la scelta ideale. Ha notato che nel 2001, ad esempio, quando egli stesso prese parte al Censimento nella veste di rilevatore, i medesimi dovettero frequentare un corso (in presenza) della durata di una settimana, in classi che non potevano (per legge) contare più di 25 persone. Il demografo ha però chiarito che la colpa non può essere addossata esclusivamente ai rilevatori, puntualizzando che il compito di vigilare sul loro operato spettava ai controllori.

Nenad Pokos
Il demografo Nenad Pokos dell’Istituto Ivo Pilar di Zagabria / Photo: Jurica Galoic/PIXSELL

Quanti ortodossi a Civljane?

Nel tentativo di rendere più chiaro il suo ragionamento Pokos ha esposto l’esempio di Civljane (Civigliane, nella Regione di Sebenico e Knin), il più piccolo Comune del Paese. “Sia prima che dopo la Guerra patriottica quasi il 100 p.c. della popolazione del Comune era costituita da serbi di fede ortodossa. Adesso a Civljane il 99,7 p.c. degli abitanti è classificato nella categoria ‘altri cristiani’. A Civljane dunque non abita più neppure un ortodosso”, ha rilevato il demografo. “Tutti noi – ha proseguito – sappiamo che i cittadini del luogo sono ortodossi, ma il rilevatore li ha classificati come cristiani, smistandoli alla voce successiva, quella attinente alla comunità religiosa d’appartenenza, nel novero degli appartenenti alle file della Chiesa serbo-ortodossa. A questo punto sarebbe dovuto intervenire il controllore”. Pokos ha detto che negli ultimi anni per varie ragioni il DZS ha visto andarsene numerose persone esperte, al cui posto sono subentrare altre meno ferrate in materia.
Stando ai dati riportati dalla testata giornalistica zagabrese, che nel farlo si è richiamata alle informazioni fornite dall’Istituto stesso, dal 2019 al dicembre dell’anno scorso il DZS ha visto andarsene 111 persone, di cui 13 dirigenti.

Diritti delle minoranze

Ai sensi della legislazione croata diversi dei diritti di cui godono le minoranze nazionali dipendono dai dati del rilevamento della popolazione, ovvero dal numero degli appartenenti alle singole etnie. Dati alla mano risulta che, ad eccezione dei rom, tutte le principali minoranze nazionali hanno visto ridursi il numero dei propri appartenenti, inclusa la Comunità Nazionale Italiana. In particolare nel caso della minoranza serba questa circostanza determina la perdita della possibilità d’esercitare alcuni diritti, ad esempio quello al bilinguismo visivo in località quali la Città di Vukovar. Nella città danubiana, difatti, il numero degli abitanti che si sono dichiarati di nazionalità (etnia) serba si è attestato attorno al 29,7 p.c. ed è dunque sceso sotto la soglia minima del 30 p.c. prevista dall’ordinamento croato per poter esercitare il suddetto diritto.
Nel caso della CNI (rimasta uno dei gruppi nazionali più numerosi del Paese), si ricorda, il grosso dei diritti è sancito da Leggi, Statuti delle autonomie locali o regionali e accordi internazionali. Ciononostante l’esito del Censimento è tutt’altro che ininfluente. Ecco perché l’Unione Italiana e le altre istituzioni dell’etnia l’anno scorso si erano mobilitate onde spronare i connazionali a dichiararsi italiani al Censimento 2021. Il numero degli italiani in Croazia, si ricorda è sceso dai 17.807 (0,42 p.c. della popolazione) del 2011 a 13.763 (0,36 p.c.).
Inutile dire che le controversie relative ad alcuni aspetti del Censimento 2022 hanno spinto la stampa e diversi analisti a interrogarsi sull’effettiva credibilità del rilevamento della popolazione nel suo insieme. Credibilità che andrebbe difesa viste le ricadute pratiche dei dati della conta in particolare per quanto concerne i diritti delle singole minoranze nazionali sul territorio.

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