Il premier croato Andrej Plenković, il ministro degli Esteri Gordan Grlić Radman e il presidente del Parlamento, Gordan Jandroković, hanno ricevuto oggi, martedì 9 settembre, a Zagabria il titolare della diplomazia israeliana Gideon Moshe Sa’ar. L’incontro arriva a poche ore dal colloquio con la ministra degli Esteri e della diaspora palestinese Varsen Aghabekian e si inserisce negli sforzi di Zagabria per contribuire alle iniziative globali volte alla stabilizzazione del Medio Oriente.
Nei colloqui con Sa’ar, al centro la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza e i passi diplomatici necessari per fermare il conflitto israelo-palestinese, scoppiato dopo l’attacco di Hamas a Israele nell’ottobre 2023.
“Il nostro obiettivo prioritario è un immediato cessate il fuoco e la protezione dei civili”, ha dichiarato Plenković, sottolineando la necessità di liberare tutti gli ostaggi e garantire l’accesso degli aiuti umanitari. Zagabria, ha aggiunto, continuerà a sostenere la popolazione di Gaza con forniture di generi di prima necessità: finora 4 milioni di euro, di cui 1 destinato a UNICEF per l’assistenza ai bambini e 400 tonnellate di farina.
Il ministro israeliano Sa’ar ha ringraziato la Croazia, criticando però quella che ha definito “propaganda di Hamas” e replicando alle parole del presidente croato Zoran Milanović, che aveva accusato Israele di “pulizia etnica” e sollecitato il riconoscimento della Palestina. “Rifiutiamo queste affermazioni. Anche la Croazia in passato è stata accusata ingiustamente, e dovrebbe ricordarsene”, ha affermato Sa’ar.
La riposta del Pantovčak
Dal palazzo presidenziale è arrivata una nota durissima: “Il ministro israeliano ha paragonato la guerra patriottica all’aggressione su Gaza, un paragone oltraggioso per tutte le vittime dell’aggressione contro la Croazia. La vera domanda non è perché il presidente Milanović non l’abbia ricevuto, ma perché l’abbiano incontrato il premier, il capo della diplomazia e il presidente del Sabor”.
Secondo l’ufficio del presidente della Repubblica Zoran Milanović, l’incontro con un rappresentante del governo israeliano, nel pieno dell’offensiva a Gaza, equivale a “un sostegno alla politica di violenza, pulizia etnica e crimini di guerra” portata avanti da Israele. “Invece di ospitare funzionari che sostengono senza ambiguità la guerra, la Croazia dovrebbe avviare il riconoscimento dello Stato di Palestina, primo passo verso la pace e la soluzione dei due Stati”, si legge ancora nella nota, che critica anche i disagi in centro a Zagabria causati dalle misure di sicurezza per Sa’ar.
Le opposizioni insorgono
La visita del capo della diplomazia israeliana ha suscitato reazioni dure da parte di Možemo!, che accusa il governo di legittimare la politica di Benjamin Netanyahu. “Mentre a Gaza si consuma un genocidio, Plenković riceve ministri israeliani con tutti gli onori”, si legge in una nota. Il movimento ha annunciato che la prossima settimana ripresenterà in Parlamento la mozione per il riconoscimento della Palestina e il divieto di esportazione e transito di armi verso Israele.
Intanto il ministro Grlić Radman è atteso ad Amman per incontrare il collega giordano Ayman Safadi e, successivamente, in visita ufficiale a Damasco, in una tournée regionale che mira a rafforzare il ruolo della Croazia nei negoziati diplomatici.
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