Il 3. maj denuncia 19 manager del Gruppo Uljanik

Il Consiglio di sorveglianza presieduto da Juraj Šoljić avvia l’iter giudiziario nei confronti dei presunti responsabili del «saccheggio» ai danni del cantiere navale di Cantrida

Lo stabilimento navalmeccanico 3. maj. Foto: Goran Kovacic/PIXSELL

Dopo aver effettuato approfondite indagini, la Procura del Tribunale regionale di Fiume deve ancora formulare l’atto d’accusa nei confronti dei 14 ex manager del Gruppo Uljanik arrestati tempo addietro. Nel frattempo, il Consiglio di sorveglianza del 3.maj, presieduto da Juraj Šoljić, ha sporto alla Procura di Stato una nuova denuncia penale, supportata dal memorandum ufficiale del cantiere navale 3.maj. La denuncia si fonda sul rapporto dei revisori indipendenti dell’HLB, i quali hanno confermato che il 3.maj ha subito un ingente danno materiale. Tirando le somme alla fine del 2018, i revisori dell’HLB sono giunti alla cifra di oltre un miliardo di kune di debiti accumulati. Nel presentare il resoconto, però, i revisori hanno voluto precisare che il danno complessivo potrebbe aumentare almeno di 300 milioni, a causa delle conseguenze del ristagno causato dalla crisi del Gruppo.
A differenza della denuncia anonima del 2018, questa è stata ufficialmente sporta dal Consiglio di sorveglianza del 3.maj e concerne un numero di persone più ampio, 19 per la precisione. Si tratta di Maksimilian Percan, Zdravko Pliško, Domagoj Klarić, Gianni Rossanda, Marinko Brgić, Veljko Grbac, Denis Rabar, Emil Bulić, Elvis Pahljina, Bojan Blagonić, Serđo Pajković, Silvan Kranjc, Mario Planinac, Milko Mihovilović, Hrvoje Markučinčić, Boris Dvoršak, Kazimir Pavletić e Armando Banković. Infine nella veste di 19.esimi, figurano i capisettore di sette aziende del Gruppo Uljanik.
“Questa denuncia – ha affermato Šoljić – si fonda ed è supportata dal resoconto del revisore indipendente, fatto che indica da sé quanto sia pesante e quale importanza rivesta per gli organi inquirenti. Il rapporto della revisione è il primo documento ufficiale a confermare che il 3.maj è stato saccheggiato intenzionalmente e sistematicamente. Il denaro veniva sottratto al nostro cantiere navale in maniera perfida, attraverso contratti di grande valore, prestiti senza collaterale, oppure le proprietà del 3.maj erano date in garanzia per mutui contratti da altre aziende del Gruppo Uljanik”.
Il presidente del Consiglio di sorveglianza ha voluto evidenziare che “i revisori dell’HLB hanno appurato che al Consiglio di sorveglianza del 3.maj venivano presentati rapporti finanziari falsi, in cui figuravano guadagni maggiori adulterati e spese minori fasulle. In quest’ambito si pone anche la questione del revisore precedente, unico per tutto il Gruppo, il quale ha consegnato al 3.maj un rapporto finanziario positivo, mentre invece le perdite superavano già il capitale fondamentale di 322 milioni di kune. Purtroppo, il computo non è quello finale, perché al danno appurato finora bisognerà aggiungere quello subito nel 2019, con l’arresto della produzione a causa dell’illiquidità, problema in cui siamo incorsi perché l’ex direttore Percan indirizzava altrove il denaro del cantiere navale di Fiume”.
Šoljić, in qualità di membro del Consiglio di sorveglianza, ha già testimoniato che i prestiti avvenivano senza che ne venissero informati i membri del Consiglio esterni all’Uljanik. Inoltre, la maggioranza polese di questo organismo ha fatto in maniera che i 104 milioni guadagnati del 3.maj fossero trasformati in un pacchetto di azioni (il 40 per cento) concernenti due navi dell’Uljanik Plovidba, nonostante il fatto che, in pratica, le quote azionarie avessero un valore nullo, perché le navi erano sotto ipoteca.
Il presidente dell’odierno Consiglio di controllo, dunque, ritiene che “l’entità e la maniera in cui il 3.maj è stato danneggiato durante il ‘regno dell’Uljanik’ suggeriscono che si sia trattato di “un’associazione per delinquere”. Per ora, la perdita è di 1.071 miliardi di kune, alla quale, secondo i revisori dell’HLB, bisognerà aggiungere altri 300 milioni circa riferiti al 2019, derivanti dalla mancanza di personale, ovvero dal lungo blocco finanziario e della produzione verificatisi nello squero fiumano. Infine, desta preoccupazione un altro fatto evidenziato dai revisori: ovvero esistevano anche contratti significativi con altre società del Gruppo Uljanik, sottoscritti aggirando i protocolli di mercato, con cui il 3.maj ha subito perdite ancora maggiori. Al momento di redigere il rapporto, però, i revisori non erano in possesso di tutti i dati per poter calcolare anche questo ulteriore danno inferto al 3.maj”.

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