Mentre gran parte della popolazione, in questi giorni di festa, si ritrova nel calore delle proprie case attorno a tavole imbandite, esiste una fetta di cittadini per i quali la realtà ha un sapore decisamente più amaro. Per loro, la sfida quotidiana non è scegliere il menù, ma assicurarsi il minimo indispensabile per arrivare a domani. In questo scenario di fragilità, le banche alimentari emergono come l’unica ancora di salvezza per chi vive ai margini.
Un sistema capillare
In un recente approfondimento della trasmissione “Studio 4” della Radiotelevisione croata (HRT), Marina Pinjagić Telak, vicepresidente esecutivo della Croce Rossa croata, ha fatto luce su questo meccanismo di solidarietà. Le banche alimentari non sono semplici magazzini, ma sistemi complessi e organizzati per la raccolta, lo stoccaggio e la donazione di cibo sicuro e controllato.
“In Croazia operano attualmente nove banche alimentari, otto delle quali sono gestite direttamente dalla Croce Rossa”, ha spiegato Pinjagić Telak. Ma la rete è ancora più vasta: oltre alle banche, il Paese conta 145 intermediari (di cui 68 afferenti alla Croce Rossa) che fungono da veri e propri ponti tra i grandi donatori e chi ha bisogno.
I beneficiari di questo aiuto non sono solo persone senza fissa dimora. I pacchi alimentari — contenenti beni di prima necessità come olio, zucchero, pasta, conserve e zuppe — raggiungono soprattutto anziani soli, famiglie numerose, genitori single e tutti coloro che scivolano silenziosamente sotto la soglia di povertà.
I dati sono impietosi: circa il 20% della popolazione in Croazia si trova oggi a rischio indigenza. In un contesto dove i meno abbienti arrivano a spendere fino al 40% del proprio reddito solo per mangiare, il paradosso dello spreco alimentare diventa un tema etico urgente.
Un piccolo gesto
I grandi attori di questa catena sono i produttori, i distributori e, soprattutto, le grandi catene di supermercati, che utilizzano anche la piattaforma digitale “e-doniranje”.
Un punto cruciale riguarda la sicurezza alimentare: viene donato cibo ancora perfettamente integro, spesso in prossimità della scadenza. Pinjagić Telak ha chiarito un dubbio comune: la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il” indica che il prodotto può essere utilizzato in sicurezza anche poco dopo la data riportata, evitando così che tonnellate di cibo finiscano inutilmente in discarica.
Un appello alla solidarietà
La sfida per il futuro è rendere questo sistema strutturale. “La banca alimentare non può reggersi solo sulla buona volontà di dipendenti e volontari”, ha avvertito la rappresentante della Croce Rossa. “Serve un finanziamento permanente e infrastrutture solide”.
Tuttavia, il contributo del singolo cittadino resta fondamentale. Chiunque può aiutare consegnando donazioni alla sede locale della Croce Rossa o, se non ha beni materiali da offrire, donando il proprio tempo attraverso il volontariato.
“È una questione di solidarietà: stiamo tutti meglio quando chi ci sta accanto sta meglio”, ha concluso Pinjagić Telak. Un richiamo che, proprio nei giorni dedicati alla condivisione, invita a non voltare le spalle a chi cammina nell’ombra.
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