Greenpeace a Umago: stop alla plastica, il mare va protetto

La petizione ha raccolto finora in Croazia 50mila firme

“Più Adriatico, meno plastica”, la scritta sullo striscione di Greenpeace

Con una conferenza stampa congiunta, il sindaco di Umago, Vili Bassanese, e la nota attivista di Greenpeace, Petra Andrić, responsabile della campagna nazionale contro la plastica, hanno denunciato questo grave problema che colpisce l’ambiente. “Un business planetario che ci è sfuggito di mano – ha definito Bassanese quello della produzione della plastica – e che ora sta soffocando il mare“. La conferenza stampa si è tenuta sul lungomare di Umago, in riva Tuđman, con le sculture di due balene avvolte nella plastica, raffigurate nel disperato tentativo di liberarsi e salvarsi da una morte sicura. Presenti anche il vicesindaco Ivan Belušić, l’assessore alle Attività sociali Slaviša Šmalc e numerosi attivisti di Greenpeace, i quali hanno promosso una petizione contro la plastica e informato sui pericoli dell’abuso di questo materiale sintetico.
Petra Andrić ha detto che, se non dovessero cambiare drasticamente le abitudini e le scelte economiche e di consumo, nel 2050 negli oceani troveremo più plastica che pesci. Visto che siamo giunti praticamente a un “punto di non ritorno“, o si applicano le restrizioni, oppure il mare finirà di vivere.
Il 2 luglio è il giorno in cui è entrata in vigole la Direttiva europea sulla plastica monouso, il 3 luglio è la Giornata senza sacchetti di plastica e l’8 luglio è la Giornata mondiale degli oceani. Date fondamentali per capire l’importanza di un problema oramai mondiale. L’Onu propone nuovi materiali ecosostenibili.

Petra Andrić e Vili Bassanese

Vili Bassanese ha ricordato che la Città di Umago, ha avviato nel 2010 un programma di questo tipo chiamato “Umag: Smart City-Green City 2010-2020” con l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente. E ci è riuscita. Ma non basta. Bisogna ritornare al punto di prima, quello senza plastica e senza inquinamento, o comunque ridurlo a livelli accettabili. “Dire ‘Stop alla plastica’ vuol dire cambiare il nostro modo di vivere”, ha messo in rilievo Bassanese.

Dati inquietanti

Quest’anno il tema della Giornata mondiale dell’ambiente è l’inquinamento, sostenuto dallo slogan “Beat plastic pollution”. Secondo i dati raccolti dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) nel mar Mediterraneo il 50% delle tartarughe presenta all’interno del corpo quantità preoccupanti di plastica e non è meno drammatico che in Thailandia sia appena stata ritrovata una balena morta a causa di una quantità di plastica ingoiata pari a 8 chilogrammi. Ogni minuto viene acquistato oltre 1 milione di bottiglie di plastica e solo un’irrilevante percentuale di esse, poco meno del 30% viene destinata al riciclo.

I sacchetti di plastica monouso raggiungono le 500 unità utilizzate all’anno e sono fra i principali inquinanti che troviamo sulle spiagge insieme a vasetti di yogurt, bottigliette, reti, polistirolo e utensili usa e getta dei pranzi al sacco. Ma cosa possiamo fare ogni giorno, ciascuno nel proprio piccolo? L’Onu, che punta già da oltre 40 anni a eliminare completamentei prodotti in plastica monouso, con lo slogan “Se non puoi riutilizzarlo, rifiutalo” propone ai cittadini materiali nuovi ed ecosostenibili. Secondo Greenpace una soluzione può essere la restituzione dei contenitori in vetro, latta o plastica al fornitore, iniziativa che in Germania ha riscosso grande successo: l’80% dei rifiuti in plastica e il 96% dei rifiuti in vetro sono stati così recuperati e sottratti all’ambiente. La petizione avviata da Greenpeace Croazia è stata già firmata da oltre 50mila persone, ma anche questo non basta per cambiare e migiorare una situazione che sta sfuggendo di mano.

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