Grattacielo di Fiume. La stella rossa arriva in Parlamento

Il Grattacielo di Fiume sul quale verrà collocata la stella rossa. Foto: Goran Kovacic/PIXSELL

Il question time di oggi al Parlamento ha avuto una parentesi che riguarda Fiume e una delle performance artistiche previste nell’ambito delle tante iniziative del programma “Capitale europea della Cultura”. A sollevare la questione relativa alla stella a cinque punte che dovrebbe venir eretta sul Grattacielo fiumano, quello che tutti chiamano semplicemente Neboder, sitiuato in Piazza Adria, edificato nel 1939 in base al progetto dell’architetto triestino Umberto Nordio (autore della Stazione marittima di Trieste), ingaggiato nel capoluogo del Quarnero da un’iniziativa privata. All’epoca della costruzione il grattacielo veniva detto anche palazzo Albori, a ricordare l’investitore Marco de Albori, al rientro dagli Stati Uniti. Su di lui correvano tante voci, una leggenda metropolitana racconta fosse il contabile di Al Capone. Col grattacielo de Albori voleva trasportare a Fiume un po’ di quell’America che aveva conosciuto oltreoceano.
Il deputato di estrema destra Zlatko Hasanbegović, durante il question time, si è rivolto al ministro della Cultura Nina Obuljen Koržinek chiedendole se avrebbe a maggio dato il permesso all’installazione artistica di Nemanja Cvijanović (figlio del collega e amico del Novi List Mišo, scomparso recentemente) per la posa della “famigerata” stella in cima al “Neboder”.
Frammenti di vetro simbolici
La performance artistica, ovviamente crea disturbo al deputato Hasanbegović, noto per le sue idee estreme, che talvolta rasentano il fanatismo. Nel porre la domanda il deputato ha particolarmente accentuato nome e cognome dell’artista Nemanja Cvijanović, uno che nel 1998 ha concluso gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia.
L’installazione consiste in una stella a cinque punte riempita con 2.800 frammenti di vetro a simboleggiare le vittime morte durante la Liberazione di Fiume dall’occupazione tedesca, una delle operazioni di guerra più sanguinose verso la fine del secondo conflitto bellico mondiale.
Cultura libera
“Né io, né alcun altro ministro o qualsivoglia commissario decideranno quale opera artistica sia idonea o meno e in quale posto vada collocata; saranno gli artisti ad esprimersi”, è il messaggio/risposta di Nina Obuljen Koržinek la quale ha inoltre aggiunto che “nel 1990 abbiamo deciso di voler vivere in una società democratica che non censurerà qualsivoglia forma di espressione artistica”.
E aggiungeremmo noi, la mancanza di apertura, la cecità politica di Hasanbegović, l’odio velato verso tutto ciò che non faccia parte del suo credo e che traspare dalle sue polemiche, è proprio quel modus operandi, condannabile, ormai dimenticato, bello che sepolto per cui molti hanno lottato e che lui stesso condanna, come dire da che pulpito… Nel 2020 censurare l’arte e la cultura, che sia una banana, un covone di fieno, una stella o delle mutande appese ad un’asta, è molto più condannabile della bellezza o del significato in sé dell’opera stessa.
Le regole
Il ministro della Cultura ha poi spiegato le regole del progetto Capitale europea della cultura, in base alle quali una determinata città sceglie una guida artistica e un team progettuale, sono loro a ideare il programma. “Se un’installazione artistica coinvolge un bene sotto tutela, saremo noi del ministero a decidere sempre tenendo conto se l’opera artistica/installazione o performance danneggia o meno lo stabile sotto tutela. Se ci verrà fatta richiesta esamineremo la cosa e decideremo in merito”, ha detto il ministro.
Hasanbegović ha concluso che alla fine il ministro farà uso dei propri poteri politici e fermerà la posa della stella, che a onor del vero sui social ha già fatto discutere diversi fiumani. L’esponente di estrema destra “è convinto dello stop all’opera anche per la posizione del premier Plenković che sicuramente non farà orecchie da mercante alle numerose risoluzioni europee che affrontano le conseguenze del totalitarismo comunista e in secondo luogo per la posizione del deputato Furio Radin (ma su quest’ultimo non ha approfondito).

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