Grande coalizione? Mancano le condizioni

Il vicepresidente del Sabor e deputato della CNI, Furio Radin, commenta i risultati delle Europee «I toni forti e poco urbani non hanno premiato».

Furio Radin. Foto: Željko Jerneić

ZAGABRIA | I flussi migratori e la crisi che ne deriva sono la chiave per comprendere le ragioni che stanno dietro al voto espresso dai cittadini alle elezioni europee tenutesi domenica scorsa. Lo ha rilevato il vicepresidente del Sabor e deputato della CNI, Furio Radin, che ha affrontato l’argomento nel corso della trasmissione Studio 4, in onda sulla quarta rete della televisione pubblica croata (HTV). Radin si è soffermato in particolare sul quadro emerso in Italia – dove la Lega ha stravinto ottenendo un risultato superiore al 30 p.c., registrando un vero e proprio exploit rispetto al 2014 – e in Croazia, dove HDZ e SDP hanno ottenuto quattro seggi a testa, mente i rimanenti quattro sono andati, uno a testa, a Mislav Kolakušić, a Ruža Tomašić (Sovranisti), a Ivan Vilibor Sinčić (Barriera umana) e a Valter Flego (Coalizione di Amsterdam, DDI).

Il pareggio a sorpresa

A detta di Radin la sorpresa di queste elezioni è il pareggio tra HDZ ed SDP. “È un dato positivo, però, in quanto alla Croazia serve un forte partito di sinistra all’opposizione”, ha commentato Radin, a cui avviso il risultato ottenuto dalla Coalizione di Amsterdam è andato un po’ sotto alle aspettative. “Hanno comunque ottenuto un mandato”, ha chiarito, riferendosi all’elezione di Valter Flego. Certo è che la destra può a ragione dirsi soddisfatta degli effetti sortiti da una campagna elettorale che a detta di Radin è stata contraddistinta da “un alto tasso di aggressività e dai toni poco urbani”. “La crescita della destra è evidente, come è evidente che l’HDZ ha perso una parte dei sostegni che arrivavano appunto dall’elettorato più a destra. Mi sento però di dire che il prezzo da pagare sia un prezzo vantaggioso per l’HDZ”, ha affermato Radin, a cui avviso sulla scena politica deve esserci spazio sia per forze di centrodestra sia per forze di centrosinistra, che con la loro azione e dando voce alle diverse opinioni che rappresentano contribuiscano alla crescita e allo sviluppo propositivo della società.

Si deve lavorare al dialogo

“È un bene che ci siano un partito di destra moderata come l’HDZ e un partito di centrosinistra come l’SDP”, ha chiarito Radin, che ha però negato di aver anticipato gli estremi di una futura grande coalizione rosso-blu, che già da tempo alcuni indicano come l’unica via possibile per procedere con le tanto attese e necessarie riforme, mentre altri stigmatizzano affermando che un’intesa di questo tipo toglierebbe ogni possibilità di emergere alle altre forze politiche riducendo così il dibattito politico a un dialogo a due. “No, per il momento no. Le circostanze non sono cambiate in modo sostanziale, come non sono cambiati nemmeno i rapporti tra i due partiti più grandi, a questo si deve ancora lavorare”, ha chiarito Radin.

La sconfitta del Most

Quanto invece alle delusioni emerse dalla consultazione di domenica scorsa Radin ha citato la sconfitta del Most che alle sue prime elezioni per il Parlamento europeo non è riuscito a superare la soglia. “Hanno scelto una campagna dai toni molto aggressivi e hanno pagato dazio. I cittadini si sono evidentemente chiesti per chi votare e hanno scelto di dare il loro voto a un candidato compatibile con il profilo del Most, a Mislav Kolakušić, a Ruža Tomašić…”, ha spiegato Radin, facendo un chiaro riferimento all’invito fatto ai cittadini dal partito di Božo Petrov di andare a votare “per chiunque, ma non per l’HDZ”. Invito che a qualcuno evidentemente non è piaciuto anche in considerazione del fatto che in passato per ben due volte dopo aver ottenuto un solido risultato alle Parlamentari il Most ha coalizzato proprio con l’HDZ. “Impostando le strategie future, pertanto, sarebbe per loro utile abbassare i toni”, ha considerato Radin.

L’alleanza M5S-Živi zid

Il parlamentare della CNI ritiene che tra gli sconfitti vada iscritto anche il Živi zid (Barriera umana), al quale i sondaggi davano un risultato di gran lunga migliore rispetto al seggio ottenuto e andato in virtù dei voti di preferenza al presidente Ivan Vilibor Sinčić, che era 12º in lista. “Anche loro sono vittime dello stile con il quale si presentano agli elettori”, ha concluso Radin, che ha dichiarato di non comprendere le ragioni che stanno dietro alla coalizione a livello europeo con il Movimento 5 Stelle del vicepremier italiano Luigi Di Maio, che per quanto riguarda le elezioni degli europarlamentari italiani non è andato oltre il 17,07 p.c. dei voti. Una percentuale che lo decreta terzo partito in Italia dietro alla Lega (34,33) e al Pd (22,69). Un significativo passo indietro rispetto alle Parlamentari 2018 quando l’M5S era andato oltre il 30 p.c.

Facebook Commenti