Giovanni Palatucci a un passo dalla beatificazione

La notizia esclusiva è stata resa nota da Franco Fornasaro nell'ambito della mattinata di studio tenutasi oggi, 23 agosto, in Villa Antonio, sede della CI di Abbazia, e incentrata sulla figura dell'ultimo questore italiano a Fiume, che aiutò gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale riuscendo a salvarne migliaia

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Giovanni Palatucci a un passo dalla beatificazione
Relatori e organizzatori a in Villa Antonio, sede della Comunità degli Italiani di Abbazia. Foto Ivor Hreljanović

Esperti, ricercatori e storici di spicco si sono riuniti sabato, 23 agosto, nella raffinata ed elegante sede della Comunità degli Italiani di Abbazia a Villa Antonio per una mattinata dedicata allo studio, ma anche al dialogo aperto e costruttivo, incentrato su Giovanni Palatucci, l’ultimo questore italiano a Fiume e una delle figure più significative legate alla città nel secolo scorso. L’evento, moderato in modo egregio dalla giornalista e scrittrice Rosanna Turcinovich Giuricin, è stato organizzato da un ampio gruppo di enti, tra cui la Comunità degli Italiani locale (con la presidente Sonja Kalafatović che ha aperto… le danze salutando i presenti), l’ERAPLE, l’ANVGD Comitato di Udine, l’Associazione Clape APS, l’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo (AFIM) e il Circolo Istria, con il patrocinio e il sostegno di Unione Italiana e Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Una storia da tramandare
Il convegno è stato inaugurato ufficialmente da Elisa Sinosich, presidente dell’ERAPLE e figura di spicco in diverse associazioni che si occupano di lingua e cultura italiana, con particolare attenzione ai lavoratori emigrati e alla tutela dei diritti dei connazionali nel mondo. Sinosich ha sottolineato, per ben due volte, che se non fosse stato per Giovanni Palatucci, grazie al quale suo padre si salvò, lei non sarebbe mai venuta al mondo.
Ha evidenziato come Palatucci, in qualità di funzionario dello Stato, abbia dovuto affrontare un vero e proprio conflitto interiore, guidato dalla sua etica, in cui salvare vite umane diventava prioritario. Ha inoltre spiegato l’importanza di raccontare la storia di Palatucci, perché la vicenda di lui e della sua generazione non è conosciuta da molti e, se non viene tramandata, rischia di andare perduta. Infine, ha definito il raduno un’occasione preziosa per comprendere e approfondire questi temi.

Nozioni poco conosciute
Dopo i saluti di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine e vicepresidente dell’ERAPLE, e di Ezio Giuricin, presidente del Circolo Istria, la mattinata si è aperta con l’intervento del ricercatore e vicepresidente dell’ANVGD di Udine, Bruno Bonetti, il quale ha inquadrato il contesto storico della città di Fiume tra il 1937 e il 1945, partendo dall’ampio scenario di avvenimenti accaduti prima dell’arrivo di Palatucci a Fiume. Il relatore ha descritto l’impresa di Fiume e i suoi molteplici effetti collaterali da ogni angolazione, offrendo una sintesi dettagliata che illustra i fatti così come si sono susseguiti. L’analisi ha toccato personaggi come Zanella, De Ambris e lo stesso d’Annunzio, e sono state approfondite nozioni poco conosciute, le varie costituzioni comparate italiane e della Reggenza fiumana, i nazionalismi di matrice mazziniana – che non distinguevano le razze – e quello mussoliniano, invece fortemente discriminatorio. L’intervento di Bonetti ha dato un contesto storico forte agli ascoltatori presenti in sala.

Testimonianze sugli ebrei
È seguita la relazione di Rina Brumini, che ha portato i saluti della Comunità degli Italiani e della Comunità ebraica di Fiume in qualità di vicepresidente di entrambe. Ha ricordato come Fiume, un tempo centro importante, conservi ancora testimonianze in italiano sugli ebrei, presenti fin dal 1441, citando la Domus Judeorum, casa in cui gli ebrei accoglievano i viandanti. Nonostante la crescita della comunità, questa restava contenuta e regolata da leggi specifiche, tra cui quelle che ne imponevano la concentrazione in determinati luoghi.
Brumini ha descritto la vita interna della Comunità ebraica di Fiume, mostrando il livello di assimilazione civile dei suoi membri nel contesto delle leggi regie. Ha inoltre sottolineato il ruolo di Palatucci, definendolo “una persona di grande decenza e umanità”, le cui azioni, talvolta apparentemente piccole e insignificanti, hanno salvato molte vite. “Pur essendo giovane, un trentenne, Palatucci si distinse per coraggio e rigore morale”, ha affermato Brumini.

Fu onorato e glorificato
La biografia del questore è stata al centro del contributo del sociologo Elio Varutti. Ha parlato di cifre, spesso oggetto di contestazione, e del carattere di Palatucci, definito un “fascista birichino”: rispettava poco i dogmi del regime, ma guardava con favore all’umanità delle persone. Proprio a causa di questa sua umanità fu rimosso dall’incarico alla Questura di Genova e, il 12 novembre 1937, arrivò a Fiume, dove favorì la partenza dei primi gruppi di ebrei, mettendo a disposizione i battelli per la Palestina. Arrestato dalle SS, fu deportato a Dachau, dove morì nel 1945, pochi mesi prima della liberazione, il giorno 10 febbraio, o stroncato dalle sevizie, o per mancanza di cibo, o dal tifo oppure da un’iniezione velenosa. Varutti ha spiegato quindi il fatto di come il silenzio sul suo nome durò fino al 1952, quando suo zio, il vescovo Giuseppe Maria Palatucci, raccontò che durante la permanenza a Fiume il nipote aveva salvato moltissimi ebrei. Gli onori iniziarono sia dalla Chiesa cattolica, che nel 2004 lo riconobbe servo di Dio, sia da Israele, che lo proclamò “Giusto tra le Nazioni” nel 1990. La Repubblica Italiana gli conferì la Medaglia d’oro al merito civile nel 1995 e gli fu dedicato un francobollo. Alcune contestazioni sul numero delle persone salvate furono sollevate in seguito, ma dopo ulteriori esami, nel 2014 Yad Vashem confermò il riconoscimento di Giusto tra le Nazioni.

Salvò tante vite umane
Dopo la pausa caffè si è svolto un momento di incontro con la moderatrice del programma, Rosanna Turcinovich Giuricin, che inizialmente aveva partecipato solo promettendo un aiuto, per poi diventare organizzatrice e moderatrice. “La sala relativamente piena mi rende orgogliosa. Dal mio punto di vista Palatucci è un personaggio interessante, con un atteggiamento determinato rispetto al periodo in cui visse. Non importa il numero esatto di persone salvate: come si dice, ‘chi salva una vita salva il mondo intero’. Oggi abbiamo bisogno di persone di cuore e di mente aperta; esempi come quello di Palatucci possono essere un riferimento positivo in un mondo che vive situazioni precarie e minacce di guerra. Mostrare il suo esempio di coraggio e umanità è fondamentale”.
La ricercatrice Donatella Schürzel e il presidente dell’AFIM, Franco Papetti, si sono collegati online. Papetti ha guidato il pubblico in un “viaggio nei luoghi di Palatucci”, mentre Schürzel ha focalizzato l’attenzione sulla resistenza del questore nei confronti del Reich a Fiume. Ha sottolineato la sua posizione netta e decisa, un comportamento straordinario e tutt’altro che semplice da sostenere: pochi, a quel tempo, erano così coraggiosi e coerenti. Schürzel ha poi evidenziato come la vicenda di Palatucci, pur essendo lui funzionario del sistema fascista, sia stata spesso circondata da un velo di silenzio, minimizzazione e tentativi di sminuire le sue azioni nei confronti dei perseguitati. Ha raccontato inoltre che, secondo le fonti, lo spionaggio sull’operato di Palatucci a Fiume iniziò appena egli assunse l’incarico di questore, soprattutto a causa del suo modo di comportarsi e dei suoi principi, che non esitava mai a esprimere apertamente. Un esempio su tutti era il fatto che si alzava in piedi ogni volta che nel suo ufficio veniva portata una persona ebrea per l’interrogatorio.
Franco Papetti ha presentato anche una biografia dello zio del questore, il vescovo Giuseppe Maria Palatucci. Ha richiamato le dichiarazioni del centro Yad Vashem, ma anche altre testimonianze, tra cui quelle di Paolo Santarcangeli, che ricordano i piccoli gesti di educazione e cortesia di Palatucci, confermati persino da persone a lui ostili. Diverse fonti attestano inoltre che, sotto la sua direzione, gli ebrei a Fiume ricevevano un trattamento relativamente umano rispetto ad altri contesti. Papetti ha infine descritto con grande interesse la vita nel campo di concentramento di Campagna, che egli stesso ha avuto occasione di visitare.
Un momento di particolare rilievo è stato l’intervento di Damir Grubiša, ex ambasciatore di Croazia a Roma, che ha offerto la sua interpretazione sul complesso “dilemma etico” legato alla figura di Palatucci. “Un dilemma terribile: decidere chi salvare e chi non salvare. Bisogna iscrivere Palatucci nella memoria della città di Fiume anche se non ha fatto parte delle forze vittoriose finali”.

Attesa la canonizzazione
A completare il quadro è intervenuto il giornalista, scrittore e farmacista Franco Fornasaro, che ha approfondito la dimensione più spirituale dell’uomo. È stato proprio lui ad annunciare in esclusiva una notizia di rilievo: l’intero processo di beatificazione di Giovanni Palatucci si è concluso. Secondo Fornasaro, le credenziali sono ora complete e lo rendono un candidato concreto per il prossimo concistoro, la cui data non è ancora stata fissata e che sarà stabilita da Papa Leone XIV. In quella circostanza verranno annunciate le canonizzazioni e proclamati i nuovi beati, tra i quali potrebbe figurare anche Palatucci.
Questa anticipazione, già accennata lo scorso marzo durante la festa della Polizia italiana, ha rappresentato un vero punto di svolta nel dibattito. Palatucci era solito affermare: “Anche la coscienza è un linguaggio, e io parlo così come sento”. Fiume e Trieste erano allora spesso punti di partenza verso la Palestina, e il questore viveva secondo il principio del “verba docent, exempla trahunt”, senza mai nascondersi, nemmeno negli anni Quaranta. Apprezzava una polizia meno burocratica e più vicina alle persone. Le testimonianze raccolte confermano che il suo ufficio divenne un avamposto di solidarietà. La sua azione è stata definita “italiana sui generis”: fuori da ogni etichetta, come solo i santi sanno fare, ha rilevato Fornasaro nel suo intervento.
Prima del ricco rinfresco offerto dal sodalizio ospitante, l’ANVGD di Udine ha omaggiato la Comunità con una significativa donazione di volumi: enciclopedie, dizionari, romanzi e tanto altro ancora. La raccolta, iniziata circa un anno e mezzo fa, aveva proprio l’intento di essere destinata a un sodalizio, in modo da arricchire la biblioteca con testi di lettura e lavori individuali di valore.

Il convegno è stato aperto da Elisa Sinosich. Foto Ivor Hreljanović
Franco Fornasato ha offerto una notizia inedita. Foto Ivor Hreljanović
Franco Papetti in video collegamento. Foto Ivor Hreljanović
Ezio Giuricin. Foto Ivor Hreljanović
Bruna Zuccolin. Foto Ivor Hreljanović
Damir Grubiša. Foto Ivor Hreljanović
Elio Varutti. Foto Ivor Hreljanović
Rina Brumini. Foto Ivor Hreljanović
Bruno Bonetti. Foto Ivor Hreljanović
Foto del nostro archivio di Donatella Schürzel, che ad Abbazia è intervenuta in video wall. Foto Željko Jerneić

Cenni storici
Perché Palatucci poté agire a Fiume? Ci sono tre ragioni fondamentali a suffragarlo. Prima: c’è una stretta interconnessione tra Palatucci-Ebrei-Fiume. In nessun’altra città egli avrebbe potuto tanto e così efficacemente agire in favore degli Ebrei. Seconda considerazione: tutti gli esuli di Fiume hanno sempre ritenuto Palatucci non soltanto un uomo molto coraggioso, ma, soprattutto, un autentico eroe; terza considerazione, Palatucci era un uomo pio, che, nella sua fede cattolica, ha trovato la forza per affrontare il martirio.
Fiume era una città moderna, caratterizzata da un europeismo ante litteram, dovuto alla presenza di lingue e culture diverse che convivevano con grande naturalezza. Il tedesco s’imparava da ragazzini, com’era naturale in quell’ambiente. Le famiglie erano un incredibile intreccio di genti dell’Impero confluite nella città dell’industria e del commercio, porto franco, polo culturale, civile ed aperta. Così la conobbe Palatucci e entrò nel suo spirito.
Erano soprattutto gli Ebrei a bussare alla sua porta d’ufficio. Fiume, che una volta apparteneva al Regno d’Italia, era diventata per molti, a cagione della sua posizione geografica in Europa, al tempo del nazionalsocialismo, un punto di riferimento e un luogo di transito per sfuggire alla ingiusta persecuzione, alla ricerca di una nuova patria e di un diverso avvenire. ll capo di polizia Giovanni Palatucci facilitò l’espatrio di migliaia di persone procurando loro i documenti e offrendo così una via di scampo. Arrestato dai Nazisti fu deportato nel campo di Dachau, qui finì la sua vita nella Baracca 25 all’età di 36 anni. Nato ad Avellino, seguì l’attività svolta dallo zio Vescovo in località Campagna dove nascose tante famiglie ebree sottraendole alla deportazione.
Riflessioni, note, notizie, considerazioni, sono stati il percorso della mattinata di studio, una tappa nell’itinerario di eventi nell’80esimo anniversario della scomparsa del questore di Fiume, a pochi giorni dalla fine della Seconda guerra mondiale. Si consumava il destino di un uomo che l’inclemenza della storia ha trasformato in eroe.

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