Furio Radin: «Votate italiano e non sbaglierete»

A colloquio con il candidato al seggio specifico della CNI al Sabor

Furio Radin verso il nono mandato al Parlamento di Zagabria

Furio Radin è in corsa per la nona volta consecutiva per il seggio specifico della CNI al Parlamento di Zagabria. Il deputato e vicepresidente del Sabor uscente, pur essendo di fatto già rieletto in quanto unico candidato in lizza, non ha rinunciato affatto alla campagna elettorale. Si tratta di una decisione scontata, in quanto i numeri pur sempre sono importanti, fanno la differenza anche dall’ottica del peso politico. Il messaggio è chiaro: il voto per il seggio specifico non è inutile, anzi è fondamentale per dare ancora maggiore forza all’azione del deputato della CNI. Le sfide, infatti non mancheranno, come conferma lo stesso Furio Radin nell’intervista rilasciata al nostro quotidiano:
Negli ultimi anni da più parti si è tornati alla carica per trovare il modo di eliminare l’elezione diretta dei deputati ai seggi specifici delle etnie. Teme che negli anni a venire si possano ripetere simili iniziative?
“Certo, sta scritto nel programma di almeno due partiti di destra in odore di superare la soglia minima in alcune circoscrizioni: il Most di Petrov e il Movimento patriottico di Škoro. Queste compagini appoggiano il referendum che prevede l’abrogazione delle competenze importanti dei deputati delle minoranze (bilancio e fiducia al governo), il che è già nei fatti un’eliminazione dei nostri rappresentanti. Non tentano di ucciderci, ma soltanto di lobotomizzarci. Per ora, possiamo contare su una Corte costituzionale lungimirante, almeno per quanto riguarda queste iniziative bigotte e retrograde. Nel futuro si vedrà”.
Nel caso di italiani e ungheresi ci troviamo di fronte a candidati unici per i seggi specifici. È sempre valido l’appello agli appartenenti alle due minoranze a optare comunque per il voto etnico?
“Ora è particolarmente valido. Lo dico per la nostra Comunità, che se in futuro perdesse un riferimento in Parlamento (cosa probabile se i numeri venissero a mancare) diventerebbe politicamente afona, senza una vera voce a livello nazionale”.
La presenza di manifesti elettorali, nel nostro caso in italiano, e la campagna elettorale per il seggio specifico la considera utile al di là di ogni considerazione sul risultato elettorale?
“Ovvio. Gli abitanti di un territorio che, dal punto di vista storico, è culturalmente molto italiano, senza manifesti e altri interventi mediatici in italiano, diverrebbe una campagna quasi interamente croata. Non sono propriamente elettorali, i manifesti che espongo, ma un segnale che noi italiani ci siamo ancora, e intendiamo rimanerci. Forse, chi li ha imbrattati, inconsciamente ne ha colto il significato, e ha provato fastidio. Lo dimostra anche il fatto che non ho organizzato comizi elettorali né conferenze stampa, ma soltanto visite a Comunità, con in più tutte le precauzioni sanitarie di rito, e dunque con un numero ridotto di partecipanti”.
Tutto lascia prevedere che dopo le elezioni sarà difficile formare una nuova maggioranza di governo. Come vede la situazione? Possiamo attenderci un governo di minoranza, una grande coalizione o magari elezioni anticipate?
“Ci sono tanti scenari possibili, tutti approssimativi e instabili. Io starò a vedere. C’è sempre tempo per decidere, e stare all’opposizione non rappresenta la fine del mondo”.
Finora gli otto deputati delle minoranze nazionali hanno dimostrato un livello invidiabile di compattezza. Potrà essere così anche in futuro? Un’eventuale frammentazione eccessiva della scena parlamentare potrebbe mettere in pericolo tale compattezza?
“In realtà siamo molto diversi, tra di noi, e compatti nella sostanza soltanto raramente. Ad esempio, quando, nel 2015, abbiamo approvato a Pola, all’unanimità, la Dichiarazione sull’intolleranza e l’etnocentrismo in Croazia. Nei periodi in cui si formano le coalizioni, al contrario, c’è tensione tra di noi, ed è un bene che dal di fuori non si veda. Alla fine, siamo pragmaticamente solidali, perché ciò che succede oggi ad una minoranza, domani sarà il problema di altre comunità e alla fine della maggioranza dei cittadini. Maggioranza per modo di dire, dato che la Croazia è per se stessa una minoranza, nello scenario europeo”.
Negli ultimi anni abbiamo avuto un aumento significativo dei mezzi per l’autonomia culturale delle minoranze? Esiste il rischio di riduzioni in futuro? Ritiene sufficiente il livello attuale dei fondi?
“Dipende da chi formerà il governo. A differenza di ciò che pensano i nazionalisti, le comunità minoritarie hanno fondi esigui, se rapportati alle necessità reali di sopravvivenza culturale. Ad esempio, se Hasanbegović ridiventa ministro della Cultura, è molto probabile che tenti di distruggere l’Edit. Se la destra prendesse il potere in Croazia dovremmo appoggiarci di più su un’Italia oggi già di per sé ferita”.
È ottimista in merito alla realizzazione dell’ambizioso progetto di ricostruzione della SMSI Leonardo da Vinci di Buie. Sappiamo bene che lei si è battuto nella scorsa legislatura per assicurare i fondi da parte di Zagabria. C’è il pericolo che qualcosa freni la realizzazione del progetto?
“È stata fatta la gara d’appalto, e ciò mi rende ottimista. Una scuola per una minoranza è un progetto che alcune forze politiche ritengono pericoloso, perché vuol dire puntare sul futuro di un’etnia che non è quella di maggioranza”.
I piani operativi per l’attuazione dei diritti minoritari, ereditati dalla scorsa legislatura, verranno riproposti anche nella prossima legislatura da parte dei deputati delle etnie?
“Nella sostanza sì. Nella forma dipenderà dagli attori del dramma politico che ci attende”.
La pandemia avrà un impatto sulle elezioni? Il buon lavoro e la buona capacità di comunicazione della Task force della Protezione civile nazionale può favorire chi ha detenuto finora il potere oppure si tratta di un fenomeno passeggero?
“La pandemia non c’è stata, in Croazia, e neanche un’epidemia. Per ora, e si spera anche per il futuro. Lo scampato pericolo è stato una mescolanza di egregio lavoro da parte del sistema sanitario e della Protezione civile, e di fortuna, che purtroppo in Italia non c’è stata. È chiaro che i successi vengono sfruttati dalla politica, e che si fanno analisi su quale scenario privilegiare, per le elezioni. Ciò non è un bene, perché fa perdere fiducia nelle istituzioni”.
Stiamo assistendo in Croazia a una possibile seconda ondata della pandemia. Da psicologo come vede l’evolversi della situazione? Riuscirà la nostra gente, gli europei in genere, ad abituarsi a un periodo non si sa quanto prolungato di incertezza, di “nuova normalità” come viene definita dalle nostre parti?
“Se dovesse continuare, le persone subiranno l’evolversi del male con le forze che avranno e con il supporto delle istituzioni. Le conseguenze saranno soprattutto di carattere economico, con il turismo che subirà un duro colpo e con un’economia già debole. Abituarsi non vuol dire sempre la stessa cosa. A volte si è costretti a cambiare il proprio stile di vita, e ci si inventa, ad esempio, che con meno risorse aumenta la solidarietà e si intensificano i rapporti interpersonali. Io non ne sono molto convinto: scegliere, anche incalzati dalla pubblicità, è sempre meglio che avere un’unica opzione. In sintesi, pandemie o meno, un mondo con 7,2 miliardi di persone già oggi non riesce a sfamare tutti. Diventeremo 8 miliardi tra pochi anni, con enormi differenze materiali tra le persone, miliardari che vivono in palazzi d’oro e famiglie che vegetano sui marciapiedi o in capanne di fango, e sarebbe deleterio continuare a guardarci l’ombelico e discutere soltanto di egoistici rinnovamenti demografici nazionali; in un mondo così, in futuro, dovremo mettere in campo tutto il nostro ottimismo per vivere una vita dignitosa”.
Vediamo tanti assembramenti e anche personalità importanti che non s’attengono sempre in pubblico ai principi del distanziamento sociale. Perché un simile atteggiamento nonostante gli appelli alla prudenza: incoscienza, spavalderia, la convinzione che sia magari tutta una montatura di chissà chi, oppure la speranza di farla comunque franca?
“Quando Londra veniva bombardata dai nazisti non c’era panico per il semplice fatto che tutti pensavano che la bomba, o i missili tedeschi sarebbero caduti sulle case dei vicini. Così è anche nelle emergenze sanitarie: forse si ammalerà qualcuno del mio gruppo di amici, colleghi o conoscenti, ma non sarò io. Ma spesso, com’è noto, si sbaglia. Speriamo, d’altro canto, che non ci sia una seconda ondata, non ci sono dati scientifici a suffragare questa teoria, almeno da noi”.
Quali effetti potrà avere sulla psiche a lungo andare una crisi di tale portata. Ci potranno essere casi di sindrome da Vietnam, come dopo una guerra?
“Come ho detto prima, speriamo non ci sia un lungo andare, per quanto riguarda l’emergenza virus. In questo caso, dal punto di vista psicologico le conseguenze sarebbero passeggere. In ogni caso, è doveroso attenersi alle prescrizioni sanitarie, anche se ciò potrebbe portare a una diminuzione di afflusso alle urne”.
Tornando alle questioni minoritarie, quali punti del suo programma porrebbe in particolare risalto?
“Rispetto e dignità, tutela della lingua, cultura e identità e rifiuto dei nazionalismi e degli estremismi. Più diversi altri punti che il vostro giornale ha già pubblicato, primi fra tutti scuola, giovani e terza età”.
Il suo messaggio finale agli elettori, ai connazionali…
“Sopravvivere rappresenta, per noi, una missione: quella di mantenere l’italianità nei territori dove le nostre famiglie vivono praticamente da sempre. Per sopravvivere conta anche la rappresentanza in Parlamento. Siamo in crisi praticamente da quando siamo nati, e prima, in un ambiente dominato dalla povertà, non si dava neanche un nome alla condizione esistenziale precaria delle nostre genti. Supereremo anche questa. Votate italiano chiedendo l’apposita scheda: sono obbligati a darvela, ma molte volte le Commissioni usano trucchetti vari per togliervi questo diritto. Il voto aggiuntivo era stato ottenuto, ma ci è stato tolto dalla Corte costituzionale tanti anni fa, poco prima delle elezioni di allora. Oggi, per riottenerlo bisogna racimolare i due terzi dei voti in Parlamento per cambiare la Costituzione, ed è un’impresa molto difficile. Mettete da parte le divisioni, scegliete la scheda italiana, e non sbaglierete. Un messaggio augurale? Tanta salute e Viva noi italiani”.

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