Furio Radin: «Non gettare più benzina sul fuoco»

Il vicepresidente del Sabor, Furio Radin. Foto: Marko Lukunic/PIXSELL

Milorad Pupovac ieri non è stato l’unico deputato eletto nella XII Circoscrizione ad essere finito nel mirino del Presidente Zoran Milanović. Il Capo dello Stato ha puntato il dito anche contro il deputato della minoranza nazionale ungherese, Robert Jankovics. “Il magiaro compera i voti con il denaro di Orban. A Osijek delle persone sono state condannate per aver comperato i voti e la conversione dei serbi e dei rom in ungheresi, affinché lui potesse aggiudicarsi le elezioni. Mi riferisco a Robert Jankovics, che ha presieduto il Gruppo parlamentare del partito di Bandić. Vi rendete conto? Il dittatore ungherese compra i deputati che poi si vendono al Sabor”, ha dichiarato Milanović. D’altro canto il Presidente ha ammesso che esistono anche deputati delle etnie che rappresentano per davvero le proprie comunità nazionali e ha menzionato esplicitamente Vladimir Bilek, Veljko Kajtazi e Furio Radin.
Il vicepresidente del Sabor e deputato della CNI al Parlamento croato, ha commentato ieri la vicenda negli studi dell’emittente N1. Ha invitato tutti gli attori di quanto sta accadendo a non gettare benzina sul fuoco e a fermarsi a riflettere. Ha stigmatizzato gli attacchi rivolti a Pupovac e Jankovics. Ha detto di sentirsi coinvolto. “Tutto ciò che riguarda la politica deve, in linea di principio, interessare ogni cittadino. Non approvo il modo nel quale sono stati apostrofati Pupovac e a Jankovics. Anzi mi sento di dover criticare un approccio di questo tipo. Credo che il Presidente non dovrebbe continuare a comportarsi in questo modo”, ha detto Radin, ribadendo di non capire per quale ragione nel caso dei parlamentari delle etnie ci si ostini a parlare di “commercio politico” mentre in quello dei partiti si usi il termine “negoziati”?
Ha rilevato che i deputati delle etnie raccolgono pochi voti perché i loro potenziali elettori devono scegliere se votare per i candidati nella XII Circoscrizione oppure per la lista partitica.
“Di conseguenza non possiamo affermare che si tratti di pochi o di tanti voti. Esistono molte circostanze e anche molte circoscrizioni elettorali. In determinate situazioni gli appartenenti alle minoranze nazionali decidono di votare per i partiti piuttosto che avvalersi del diritto al voto etnico”, ha osservato Radin.
Ha ricordato che ciò era stato risolto quando furono modificate la Costituzione e la Legge elettorale, ma che il doppio voto fu bocciato tre mesi prima delle elezioni dalla Corte costituzionale. “Per questo ho criticato e critico la Corte costituzionale. Però devo rispettare la sua decisione”, ha affermato Radin. In tal senso si è detto certo che il clima di tensione non possa proseguire per i prossimi tre anni e che i protagonisti di questa vicenda saranno obbligati a convergere. Ha osservato che anche le tifoserie più facinorose dopo gli scontri trovano il modo di dialogare tra di loro. Ha annunciato che a quel punto sarà lieto di votare il prossimo presidente o presidentessa della Corte suprema “che merita di essere eletto a larga maggioranza e non con 76 voti”.
Ha chiarito di non approvare il ricorso a un linguaggio che svilisce le istituzioni. “Le istituzioni sono la cosa che deve contare più di tutte per i politici e in particolare per i cittadini. Una società nella quale le istituzioni vengono svilite alla fine si trasforma in una società povera”, ha detto Radin. “Se vogliamo avere un Paese – ha proseguito – dobbiamo avere istituzioni forti. Ciò non significa che le istituzioni debbano essere autoritarie. Devono essere entità che si pongono al servizio dei cittadini”.
Il decano dei deputati del Sabor ha affermando che, almeno finora, ad eccezione del triennio 2000-2003 quando bisognava approvare la Legge costituzionale sui diritto delle minoranze nazionali, i deputati della XII Circoscrizione non hanno mai subito pressioni. Radin ha confermato di aver parlato della situazione con il premier Plenković. “Come al solito lui ha illustrato a me il suo punto di vista e io ho condiviso con lui il mio. Dal Presidente della Repubblica non sono stato contattato”, ha raccontato Furio Radin, che ha invitato a non confondere i film “Brutti, sporchi e cattivi” di Ettore Scola e “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone. “Il primo è una commedia cinica, un film antineorealistico incentrato sui poveri della periferia di Roma, premiato a Cannes, mentre il secondo è uno spaghetti western della cosiddetta Trilogia del dollaro”, ha spiegato Radin, puntualizzando di non voler esprimere opinioni sui parallelismi tracciati da Milanović con determinati attori della politica croata – Plenković (il brutto), Pupovac (lo sporco) e il presidente del Sabor, Gordan Jandroković (il cattivo)

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