Furio Radin: «Minoranze? La politica conta eccome»

Colloquio a tutto campo con il vicepresidente del Sabor e deputato della Comunità Nazionale Italiana. In primo piano le esperienze parlamentari, l’Europa, i problemi sociali alla luce dello sciopero degli insegnanti, e soprattutto i diritti della CNI. Senza dimenticare la riforma dell’Unione Italiana per la quale propone un modello

Furio Radin, vicepresidente del Parlamento di Zagabria e deputato CNI. Foto Patrik Macek/PIXSELL

A buon intenditor poche parole. Potremmo sintetizzare così i messaggi politici lanciati dal vicepresidente del Sabor e deputato della Comunità Nazionale Italiana, Furio Radin, nell’intervista di fine anno concessa al nostro quotidiano. Difendere i diritti d’una minoranza, battersi per la loro applicazione coerente, è un impegno tutt’altro che agevole. La strada spesso è in salita e gli interlocutori tutt’altro che disponibili a recepire le richieste delle comunità nazionali, per quanto giustificare e sacrosante possano essere. Per avere partita vinta bisogna cogliere l’attimo giusto, intervenire quando le circostanze politiche sono favorevoli, altrimenti si finisce per scontrarsi con un muro di gomma. La storia ci ha insegnato che le sfide per le minoranze non finiscono mai, e la CNI ne ha sicuramente tante alle spalle. E tante altre probabilmente si presenteranno. Dalle parole dell’On. Furio Radin si evince che l’esperienza in questi casi può fare la differenza. Non basta bussare perché la porta si apra…
L’anno che verrà per la Croazia sarà all’insegna dell’Europa, ma anche delle elezioni politiche che dovrebbero essere indette nella parte finale del 2020. Nell’attuale legislatura l’On. Furio Radin ricopre, come è ben noto, la carica di vicepresidente del Sabor. Si tratta sicuramente di un ruolo di prestigio per un esponente di una minoranza, di un segnale d’attenzione del mondo politico nazionale e della maggioranza di governo, nei confronti delle comunità nazionali, ma in particolare nei confronti della CNI. Non è certamente un caso se sia stato proprio l’On. Furio Radin, ad esempio, ad accompagnare il premier Andrej Plenković nella sua recente visita in Italia. Ma questo è soltanto un esempio della visibilità che la carica di vicepresidente del Sabor dà non solamente a chi la ricopre, ma a tutta la minoranza di cui è espressione. E naturalmente è anche un fatto che fa onore al Paese perché dimostra, in maniera magari soltanto simbolica, ma non per questo meno significativa, di voler procedere sulla strada della tutela delle etnie, della loro integrazione anche politica, senza che questo stia a significare assimilazione. Non è sicuramente un caso che quest’anno i fondi per le minoranze stanziati dal Bilancio dello Stato, e quindi anche quelli per la CNI, siano aumentati in maniera significativa. Come non ricordare i dodici milioni di kune stanziati per il restauro della scuola media superiore italiana di Buie. Il fatto che quest’ultimo sia stato un periodo positivo non deve però far abbassare la guardia: non tutti i nodi sono stati sciolti e nuovi ostacoli possono essere sempre dietro l’angolo.
Visto che la legislatura volge lentamente al termine è pertanto il caso di fare, con l’On. Furio Radin, il punto su questo mandato importante. Senza scordare ovviamente le sfide che attendono la Comunità Nazionale Italiana, anche quelle riferite alla sua strutturazione interna, ovvero al processo di riforma dell’Unione Italiana attualmente in atto. E senza dimenticare pure gli altri problemi della minoranza, a cominciare dal mondo della scuola.
Sono trascorsi ormai tre anni da quando ha assunto la carica di vicepresidente del Sabor. Soddisfatto di questa esperienza?
Il tempo vola. Soddisfatto è un termine forte. Più che altro non rimpiango di avere accettato di fare, per la precisione tre volte alla settimana per alcune ore al giorno, il coordinatore dei dibattiti parlamentari, anche se a volte sono al limite della demenzialità. Lo sapevo da prima che in un mondo dominato dai nuovi media e dalle reti sociali, gli eccessi la fanno da padroni. Così, se a volte (raramente, spero) perdo le staffe, la colpa è mia, non dei provocatori, neanche di quelli che usano il Parlamento per i loro narcisismi.
Si avvicina il Semestre di presidenza croato del Consiglio dell’Unione europea Dal suo posto d’osservazione privilegiato come vede questo storico appuntamento per la Croazia?
Non esageriamo, tutti i Paesi dell’Unione europea, a rotazione per sei mesi, la presiedono. Dunque, questo è il turno della Croazia. Non vorrei, anche se lo temo, che i cittadini lo percepiscano come un buttar via soldi e intasare il traffico per i vari cortei di delegazioni che passeranno. Essere parte dell’Unione europea è un grande privilegio, e lo sappiamo tutti noi, che nascondevamo il nostro misero chilo di caffè sotto il sedile della macchina per non farcelo requisire. Ho voluto usare un paradosso, ma per l’Europa, questa è la prima volta che tanto territorio europeo coabita sotto lo stesso tetto senza un dittatore a farla da padrone. I Romani, Carlo Magno, Napoleone, Francesco Giuseppe, Hitler: tutti avevano una loro Europa. Ma soltanto adesso, con mille difetti, quest’Europa è stata creata democraticamente. Alcuni comandano più di altri? Certo, ma non c’è paragone con il passato, e bisogna operare per superare i problemi attuali. Spero che un giorno l’UE diventi una federazione, gli Stati Uniti d’Europa, naturalmente con Paesi sovrani e regioni autonome. Ma soprattutto con istituzioni comuni (un Parlamento sovrano, una Banca centrale unica, un esercito comune…) che ci rendano più forti, perché stiamo camminando, globalmente parlando, sul filo del rasoio. Altro che Brexit!!! Dunque, questa presidenza non è storica, ma ne dobbiamo andare fieri lo stesso. E non dubitate, nessuno ha mai perso soldi, a guidare l’Europa.
Lo sciopero degli insegnanti ha messo a dura prova il governo. C’è il rischio che il malcontento sociale di altre categorie possa mettere a repentaglio la tenuta del governo a un anno circa dalle elezioni politiche?
Il malcontento esiste e bisogna tenerne conto, soprattutto cercando di risolvere i problemi. Il mondo della scuola ha ragione, e io sogno di vivere in un Paese che tratti i propri professori come la Finlandia, dove l’insegnante è una professione altamente quotata, in tutti i sensi. Anzi, le paghe più alte le darei ai maestri d’asilo e di scuola elementare, perché lì si forma l’80 p.c. del carattere della giovane persona che educhiamo. Recentemente sono stato in Costa Rica, dove ho incontrato la presidente del Parlamento e la ministro degli Affari esteri. In questo Paese, grande come la Croazia, hanno soppresso l’esercito e dirottato i soldi su due capitoli: istruzione e salute. Il 90 p.c. dell’energia è riciclato o comunque proviene da fonte non inquinante. Era un Paese poverissimo, il Costa Rica, e dominato dalle guerre, e adesso è sempre ai primi posti nelle classifiche mondiali in quanto a qualità di vita percepita dai suoi abitanti. Il malcontento va affrontato, e non bisogna temere soluzioni radicali per contrastarlo e vincerlo.
Solitamente nell’ambito dell’opinione pubblica si afferma che al Sabor anche i dibattiti sugli argomenti più impegnativi si traducono nella solita dialettica su partigiani e ustascia. Davvero è così?
Sì e no. Ci sono anche molti altri temi fuori luogo che vengono usati. Non abbiamo soltanto la Seconda guerra mondiale, ma anche quella patriottica, che sarebbe terminata 25 anni fa, se alcuni non la tenessero ancora in vita per fini politici. Poi gli orientamenti di genere, per non parlare delle minoranze nazionali. Insomma, i dibattiti impegnativi al Sabor esistono, ma quelli che disimpegnano il presente ed enfatizzano il passato, le ideologie e le frustrazioni istituzionali e personali, spesso la fanno da padroni.
Nella Finanziaria per il 2020 sono stati stanziati molti più fondi per le minoranze e quindi anche per la CNI. Naturalmente anche i dodici milioni per la SMSI di Buie. Una bella soddisfazione. In futuro si potrà fare di più? Il medesimo modello potrebbe essere applicato per l’asilo di Fiume?
La scuola media superiore italiana di Buie, che è un punto di riferimento per tutta l’ex Zona B, era fatiscente, e bisognava ricostruirla. Alcuni hanno tentato di mettere i bastoni tra le ruote, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Non dimentichiamo che anche il Consiglio nazionale per le minoranze, dove rappresento gli italiani istituzionalmente, ha aumentato i fondi del 21 p.c., e l’Ufficio governativo per le minoranze, su vari capitoli, spalmati sia sull’ultimo rimpasto finanziario del novembre 2019, che nel bilancio per il 2020, addirittura del 40 p.c. E sono soldi liquidi, per le Comunità degli Italiani e per le SAC. Sperando che tutti facciano la loro parte, Fiume, in quanto città, compresa, i fondi previsti dall’Ufficio in questione, e riservati agli investimenti cosiddetti capitali, dovrebbero andare all’asilo di Fiume. Staremo a vedere, non è mai scontato mettere insieme autorità locali e nazionali, croate e italiane. Noi, e penso anche all’Unione Italiana, la nostra parte la stiamo facendo.
Si avvicina la fine di una legislatura caratterizzata nel caso delle comunità nazionali anche dai Programmi operativi concordati dai deputati delle minoranze con il governo. Siamo a buon punto?
Come avete pubblicato, ho avuto un incontro a quattr’occhi con il ministro della Scienza e dell’Istruzione, Blaženka Divjak. Ho parlato con lei esattamente come parlo con i presidi delle nostre istituzioni scolastiche. Stessa terminologia, stessi toni, in questo caso amichevoli. Di L2, di maturità di Stato e molti altri argomenti. Un discorso chiaro e trasparente, insomma. Allo stesso modo, a volte con toni un po’ diversi, discutiamo anche degli altri punti del programma operativo, negli altri Ministeri, quello delle Finanze in testa. Ho deciso, in altri termini, tanto tempo fa di non essere un ufficio postale, che manda lettere a destra e a manca risolvendo i problemi in maniera epistolare. Ci fanno gli aeroplanini di carta, con le lettere. Anche se concordo che così non dovrebbe essere, quando i problemi si affrontano seriamente, ciò significa soltanto che, in quel momento, politicamente è successo qualcosa. Come vedete, sono crudamente chiaro. Gli argomenti contano poco, in questa che ci ostiniamo a chiamare politica, e l’aritmetica tanto, e usarla non è un’opzione, se rappresenti una piccola Comunità come la nostra.
Negli ultimi anni si è fatto un gran parlare delle iniziative provenienti dal fronte della destra croata per rivedere la legislazione elettorale a colpi di referendum, penalizzando “naturalmente” le minoranze. Crede che questi rischi esistano ancora? Sarà possibile in futuro rivedere la legislazione sui referendum per evitare strumentalizzazioni?
Esistono, si rifaranno avanti e, se vogliamo essere sicuri che non ce la facciano, bisogna cambiare la Legge sui referendum. La destra, s’intende quella estrema, non ci sopporta in quanto tali. La sinistra, e s’intende quella radicale, vorrebbe tanto che venissimo eletti con le liste dei partiti, per averci sotto controllo. Attenzione, dunque, siamo in pochi e ci serve tanta esperienza e intelligenza.
La riforma scolastica è oggetto di controversie politiche. Quanto ritiene che sia importante questa riforma anche per le scuole della CNI?
È importante innanzitutto per fattori di ordine generale. Per le scuole in lingua croata e per quelle in lingua italiana, per noi come per tutti gli altri cittadini. Con in più le nostre specificità, fondamentali per mantenere la nostra cultura e la nostra identità italiane. In altri termini, per i croati è importante, per noi è vitale.
Verso la fine del 2020 dovrebbero esserci le nuove elezioni politiche. Come si vede in questo contesto?
Me lo direte voi, se e quando verrà il momento.
L’Unione Italiana ha avviato l’iniziativa per le modifiche statutarie. Sarà questa la volta buona?
Per fare le modifiche statutarie giuste, dopo il dibattito pubblico, ci vorrebbero dieci teste pensanti che, senza calcoli politici o di potere, creassero un documento che ci permettesse di funzionare sulla base di valori fondamentali condivisi. Istituzionalmente, ciò significherebbe un’assemblea di 30-35 consiglieri che deciderebbe le cose fondamentali, anche di carattere esecutivo, e che potrebbe riunirsi molto spesso, anche usando le nuove tecnologie, che già oggi, e con il 5G in modo particolare permetteranno di operare da casa esattamente come facciamo oggi viaggiando, perdendo tempo e spendendo un mucchio di soldi. Molte delle competenze della Giunta esecutiva potrebbero in tal modo passare a un’Assemblea molto più dinamica. Gli aspetti concernenti il bilancio verrebbero trattati da un’Assemblea allargata, con presenti consiglieri di tutte le Comunità, con facoltà di dibattito e di voto, una volta all’anno, quando il bilancio viene approvato. Ciò permetterebbe un dibattito molto più dinamico, ma anche una garanzia finanziaria per le Comunità. Naturalmente, un’istituzione o una Comunità con problematiche che implicano soluzioni rapide durante l’anno, avrebbero diritto a partecipare a una qualsiasi seduta dell’Assemblea. Questo è il mio suggerimento, dato che probabilmente in tal modo funzioneranno in futuro anche i Consigli e i Parlamenti regionali e nazionali.
Il ricambio generazionale in seno alla CNI è stato avviato. Ma c’è ancora bisogno in politica di persone esperte, navigate?
Di persone esperte c’è sempre bisogno, di quelle navigate direi mai, ma forse a questo termine io do un’accezione troppo negativa.
L’attenzione e il sostegno della Nazione Madre nei confronti della Comunità Nazionale Italiana sembra immutato, anzi forse in aumento. Cosa auspica in quest’ambito per il futuro?
Che rimanga tale, che aumenti… Ho incontrato il premier italiano pochi giorni fa a Roma, con la delegazione del governo croato. Giuseppe Conte si è interessato alla nostra Comunità, non è mai stato in Istria o a Fiume, ha detto che vorrebbe conoscerci e che verrà a trovarci. Direi che la cosa promette bene.
Come vede in futuro il rapporto con l’Università Popolare di Trieste alla luce delle recenti vicissitudini nell’Ente morale?
Come un rapporto morale.
Cosa augura alla CNI per il nuovo anno?
Mi interessano soprattutto le persone, le famiglie, i gruppi di amici. Auguro a tutti de star tanto insieme, de parlar i nostri dialetti, de cantar le nostre canzoni, de farse qualche ottavo e anche qualche quartin con le sardele, i scombri e le granseole, l’ombolo e el persuto. E, naturalmente, tanta salute e una qualità di vita, anche finanziaria, migliore di quella attuale. Per le nostre istituzioni, lavoro e attività, e tanti risultati. Siamo un popolo laborioso, lo abbiamo sempre dimostrato, la voglia di fare non ci manca. E non stiamo a litigare tra noi, che chi non ci vuol bene aspetta solo questo. Bone Feste e un 2020 pien de soddisfazioni, quele che ne rendi bella la vita e ne fa sigar: Viva Noi.

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