Furio Radin: «In politica fare scelte è normale»

Per le minoranze nazionali la data delle elezioni non riveste grande importanza. Per il futuro l’auspicio è che vi sia una maggioranza di governo moderata

Il deputato CNI Furio Radin. Foto Patrik Macek/PIXSELL

La data delle prossime elezioni politiche non è ancora stata decisa, ma siccome il Sabor ha votato ieri per il suo scioglimento, è evidente che si tratterà di elezioni di mezza estate. Di questo e altri argomenti ha parlato ai microfoni di N1 l’onorevole Furio Radin, vicepresidente del Sabor e deputato della CNI. “È normale che oggi tutti dicano che la data delle elezioni vada loro bene, perché quando si avvicinano le elezioni tutti si approcciano alle stesse con ottimismo, cercando di trasmettere questa sensazione ai potenziali elettori”, ha esordito Radin, aggiungendo però di ritenere personalmente che queste elezioni estive non vadano veramente bene proprio a tutti. “Per qualcuno in realtà questa elezioni arrivano un po’ troppo presto, mentre per altri forse un po’ troppo tardi. Per quanto riguarda le minoranze nazionali, invece, è del tutto indifferente; per noi ora o dopo non cambia niente”, ha spiegato Radin.
Sul tema delle coalizioni elettorali e sul potenziale dei principali partiti croati di allearsi con le minoranze o con altre forze politiche il vicepresidente del Sabor ha spiegato come in questo momento sia impossibile rispondere a questa domanda. “Io leggo ogni giorno notizie nuove: prima che il Most andrà alle elezioni assieme a Škoro, poi che non ci andrà. Si menzionano dei personaggi, salvo poi smentire la notizia, si parla di un movimento politico e poi non se ne parla più, per cui in questo momento non posso dirvi chi avrà maggiori possibilità. I partiti faranno la loro parte, si batteranno, e alla fine vedremo; l’unica cosa importante è che una delle parti sia in grado di formare il governo”, ha sottolineato Radin. Il governo, però, deve anche essere stabile, un problema che si è presentato più volte durante il mandato appena conclusosi. “Tutte le coalizioni sono instabili, altrimenti non sarebbe necessario formarle, perché tutti gli interessati farebbero già parte dello stesso partito. Tralasciando il fatto che, come abbiamo visto ultimamente, anche i partiti possono essere instabili. Ma a dire il vero questa coalizione è riuscita ad arrivare alla fine della legislatura”, ha affermato Radin, il quale ha poi spiegato le sue idee a riguardo. “Io solitamente sono un sostenitore delle coalizioni formate da più componenti, dove nessuna ha una maggioranza troppo rilevante. Perché altrimenti se un partito ha troppo potere inizia a essere arrogante”, ha dichiarato Radin.
Cadute le barriere ideologiche
La grande domanda, però, è che cosa deciderà di fare l’HDZ, se dovesse ottenere un buon risultato, per quanto riguarda le coalizioni con il partito di Milan Bandić o con l’HNS. “Chi segue la politica italiana sa che fare delle scelte è normale. Con la caduta delle barriere ideologiche si è venuta a creare una situazione che permette ai deputati di passare da una coalizione all’altra senza che crolli il mondo. Una volta era improponibile, ma oggi no. Io auguro buona fortuna a tutti, ma la mia volontà sarebbe quella di vedere la formazione di una coalizione bilanciata e moderata, che non sia rappresentante di un qualche cosa di estremo, né di destra né di sinistra”, ha affermato Radin.
Il vicepresidente del Parlamento ha parlato anche del recente terremoto. “Io ero a Zagabria quel giorno per cui sono dalla parte di quelli che dicono che si sarebbe dovuto intervenire finanziariamente già da tempo. È impensabile che lo Stato o la Città non funzionino a dovere quando succedono catastrofi naturali. Il terremoto è stato scioccante, anche se c’è stata un’unica vittima, una ragazzina di 15 anni la cui vita è importante come quella di mille persone. Anche 140 anni fa era andata così, con grandi danni materiali, ma con pochi danni alle persone. Il punto, però, è che questi danni materiali possono creare grossi problemi alle persone, facendo regredire la qualità della vita. Per questo noi dobbiamo fare tutto il possibile per lenire i problemi”, ha dichiarato Radin.
Per quanto riguarda i temi dell’imminente campagna elettorale, Radin crede che l’economia sarà un tema importante, ma che bisognerà parlare anche della salute dei cittadini e della salvaguardia dello stile di vita. Il deputato della CNI ha spiegato che è difficile valutare se si è risposto alla crisi del coronavirus nella giusta maniera, perché in Italia ci sono stati più di 30mila morti. “Noi qui abbiamo avuto fortuna per quanto riguarda l’epidemia e ora la gente pensa ai danni economici”, ha rilevato Radin, secondo il quale però il coronavirus potrebbe influenzare molto di più le prossime elezioni italiane rispetto a quelle croate, che pure ne subiranno un impatto.
“In Italia ci sono dibattiti politici per questioni anche molto più semplici e banali di un’epidemia di questa portata. Per ora l’Italia sta ripartendo lentamente. Il morale della gente sta crescendo, ma lo shock è ancora tanto”, ha spiegato Radin.
L’ultimo tema dell’intervista è stata l’influenza che potrebbero avere i membri del Comando delle Protezione civile sui risultati elettorali. “Il Comando nazionale è stato nominato dalla politica, ma anche i vari Comandi regionali sono stati scelti dai politici regionali. Considerando i numeri si potrebbe dire che il Comando abbia lavorato bene, ovviamente con dei chiaroscuri, come la situazione nelle Case di riposo di Spalato e Koprivnica. Ma se io dovessi dare un voto al loro lavoro gli darei un buon voto, sono decisamente promossi, perché hanno dato la priorità agli esperti dei vari settori e non alla politica. Se la domanda però è se la politica sfrutterà questa situazione la risposta è scontata: l’ha già sfruttata, la sta sfruttando e la sfrutterà, fa parte dei giochi politici”, ha concluso Furio Radin.

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