Franjo Kresnik e l’arte che trascende tutti i confini

Medico, violinista di talento, ma soprattutto, esperto liutaio, un dottore con la passione per la costruzione di violini, tra i personaggi più caratteristici della vecchia Fiume. Il Museo di Storia e Marineria del Litorale croato gli dedica un'eccezionale mostra

Foto Ivor Hreljanovic

È stata inaugurata venerdì sera al Museo di Marineria e Storia del Litorale croato la mostra “Con il violino oltre i confini/ Stradivari a Fiume – Kresnik e Cremona”, evento che rientra nell’ambito di Fiume 2020 CEC e che si svolge sotto il patronato del Consolato Generale d’Italia a Fiume, con l’appoggio dell’Unione Italiana, del Festival Kvarner, con i contributi dei Ministeri del Turismo e della Cultura di Croazia, della Regione litoraneo-montana e della municipalità di Fiume. L’esposizione è stata allestita in occasione dei 150 anni della nascita del sussaciano-fiumano Franjo Kresnik, che con il suo operato contribuì in maniera significativa alla “rinascita” della leggendaria arte liutaia cremonese. Reperti assolutamente eccezionali sono l’Antonio Stradivari, detto “Lam”, e il Giuseppe Guarneri del Gesù “Principe Doria”, entrambi costruiti nel 1734 e alcuni violini prodotti da liutai di scuola cremonese, provenienti dal Museo del violino di Cremona, oltre ad alcuni pregevoli violini Kresnik.
Tra le numerose autorità presenti all’inaugurazione il Console generale d’Italia a Fiume Paolo Palminteri, il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti, il sindaco di Fiume Vojko Obersnel, il direttore del Museo del Violino di Cremona Paolo Boldini, la direttrice del Museo di Marineria e Storia del Litorale croato Nikolina Radić Štivić, Riccardo Marussi, il capodipartimento per la Cultura Ivan Šarar e il presidente dell’Assemblea della Regione litoraleo-montana, Erik Fabijanić. L’evento è stato introdotto dal concerto del Maestro Marco Bronzi, accompagnato all’arpa da Davide Burani.
Esperto liutaio
Era un omino segaligno con una gran zazzera vecchio stile, la quale, una volta diventata canuta, faceva molto Franz Liszt. Indossava la sua vecchia palandrana e sul capo, come usava al tempo, un cappello che aveva visto tempi migliori. Questo signore che rimandava ancora a tempi ottocenteschi, armato di bastone da passeggio e della sua borsa nera – non di rado lo si vedeva passare per le vie cittadine con passo leggero – era tra i personaggi più caratteristici della vecchia Fiume e Sušak e rispondeva al nome di Franjo Kresnik: medico, violinista di talento, ma soprattutto esperto liutaio. Anzi, un’autorità. Un dottore con la passione per la costruzione di violini, che si basava nientemeno che sulla tradizione dei geniali maestri cremonesi: Amati, Stradivari, Guarneri. Strumenti che erano stati oggetto del suo lunghissimo e appassionato studio e dei quali era riuscito a carpirne (quasi?) tutti i segreti.
Di musica non si vive…
Nato a Vienna nel 1869 da genitori di origine croata, Franz-Franjo-Francesco iniziò lo studio del violino a Fiume – dove la famiglia si era trasferita – e a Genova, nientepopodimeno che con il celebre virtuoso Camillo Sivori, allievo di quello stregone del violino che era stato Niccolò Paganini! Ma di musica e liuteria non si vive, decise il padre e con spiccato senso pratico gli impose lo studio della medicina a Graz e a Innsbruck. La febbre per la liuteria, però, non abbandonò Kresnik neanche per un momento.
Nel 1900 il giovane dottore aprì a Fiume uno studio medico, coltivando in parallelo la sua passione per la costruzione degli strumenti, che egli apprese sia dai francesi – nel 1856 tradusse in tedesco il trattato di Francoise Joseph Fétis “Antoine Stradivari, luthier cèlébre connu sous le nom de Stradivarius” – sia grazie al mecenate viennese Theodore Hammerle, il quale possedeva diversi splendidi violini cremonesi, che dai liutai viennesi Johann Georg Thir e Martin Stross.
Dopo i primi violini che costruì a Fiume, la sua abilità crebbe al punto che i più grandi concertisti dell’epoca, Arrigo Serato, Jaroslaw Kocian, Franz von Vecsey – tutti quanti si esibirono a Fiume – ebbero parole di alto elogio per i suoi violini. Vecsey scrisse che era stato grandemente sorpreso dalla melodiosità e bellezza del suono, rilevando il grande piacere nel suonarli; tanto da acquistarne uno.

Foto Ivor Hreljanovic

Tra brillantezza e sensualità
La sottoscritta ha avuto occasione di suonare un Kresnik e in effetti il suono dello strumento risultava molto brillante, proiettato in avanti e uniforme nei vari registi. Il colore della vernice era arancio e le dimensioni del violino leggermente più piccole. Uno strumento ideale per i concerti di Mozart, fu la nostra impressione. Il Guarneri del Gesù invece – fu così detto perché dopo la firma, sulla tavola inferiore, incideva l’acronimo “IHS” –, che pure abbiamo avuto la fortuna di provare, ha un suono più cupo, più ”sensuale”, “dionisiaco”, potente. Gli Stradivari invece si caratterizzano per il suono purissimo, tagliente come un “laser”.
«L’uomo che legge i violini»
In occasione della grande mostra per il bicentenario della morte di Antonio Stradivari nel 1937, allestita a Cremona, il dott. Kresnik fu coinvolto in qualità di guida, esperto e consulente. E tanta era la sua conoscenza e perizia della materia che nei circoli cremonesi il Nostro fu soprannominato “l’uomo che legge i violini”. Sull’onda di questo rinnovato interesse per gli eccezionali violini di Cremona, l’anno dopo fu fondata la Scuola internazionale di liuteria, nell’ambito della quale Kresnik ebbe un ruolo di primo piano, in quanto mentore del primo “direttore” della detta Scuola, Carlo Schiavi, il quale apprese l’arte della liuteria cremonese proprio da Kresnik, nella sua casa a Fiume.
Nel 1938 Kresnik, assieme a Schiavi decise di presentare il metodo di costruzione cremonese alla Fiera internazionale dell’artigianato di Berlino ottenendo un’ importante riconoscimento.
Compendio dell’arte cremonese
Infatti, qualche anno prima, nel 1933 Kresnik pubblicò un ampio trattato, in italiano, “Studio sull’antica liuteria classica italiana”, compendio del suo pluridecennale e dettagliatissimo lavoro.
Il libro di grandi dimensioni – come da noi appurato – è un importante lavoro di carattere scientifico nel quale, questo personaggio straordinario, riportava con tanto di disegni accuratissimi, sezioni longitudinali e trasversali degli strumenti, le caratteristiche salienti dei violini Stradivari, Guarneri, Amati; in realtà si trattava di tre botteghe, di tre famiglie di liutai i cui segreti venivano tramandati nella più grande discrezione.
In questo periodo Kresnik – il quale in vita creò complessivamente 52 violini – maturò un proprio tipo di violino basato sulle caratteristiche del Guarneri del Gesù, probabilmente quello del 1735, detto “Kubelik”.
L’aristocrazia musicale
Jan Kubelik era un grande virtuoso boemo del violino e risiedeva ad Abbazia dove aveva costruito una splendida villa con giardino viennese; si tratta del meraviglioso villone sito vicino all’Hotel Belveder, e che anni addietro era stata sede del Casinò Rosalia (dall’arte al vizio…).
Come i massimi concertisti del tempo, Jan Kubelik aveva tenuto concerto a Fiume più volte. I fiumani e abbaziani austro-ungarici se lo ricordano questo distinto signore nelle sue passeggiate quotidiane: “Nol portava gnanche el baston de passeggio per non afaticar la man”, dicevano. I Kubelik frequentavano un’altra mitica famiglia di musicisti mitteleuropei, vale a dire i Tyberg.
Alla figlia, Mary Kubelik-Klinz, pure lei nota concertista, il compositore Marcello Tyberg junior (viennese di nascita nda) aveva dedicato dei lieder in tedesco. Il figlio Rafael, famosissimo direttore d’orchestra, lo si vedeva da ragazzo passare per le vie di Fiume con un aria svagata. Che tempi! Che gente!
Da notare che a inizio ‘900, Fiume e Zagabria erano pressapoco uguali come numero di abitanti; con la differenza che Fiume era molto più ricca e all’avanguardia, per molti aspetti, rispetto alla capitale. L’odierna abissale discrepanza tra le due città non vogliamo nemmeno commentarla.
Un lascito prezioso
Ma ritorniamo al nostro eccelso liutaio – anch’egli, come molti altri, un “prodotto” dell’incrocio tra la multiculturale Mitteleuropa e l’influenza della grande cultura italiana –. Il ruolo fondamentale svolto dal dott. Kresnik nella fondazione della Scuola internazionale di liuteria di Cremona, con il trascorrere del tempo fu obliato nell’ormai celebre laboratorio di strumenti ad arco.
La città di Fiume gli dedicò una Sala museo, nell’ambito del Museo di Storia, contenente diversi violini da lui costruiti, documenti, foto e quant’altro; rimanendo però un personaggio di fama locale e, al massimo, nazionale. Fino a che Francesco Torrisi, nel 2002, in un ampio testo spiegava dettagliatamente l’importanza del rapporto tra il liutaio Carlo Schiavi e il suo anziano e sapiente mentore Franjo Kresnik, il quale gli trasmise la grande tradizione cremonese della costruzione dei violini.
In tal modo Kresnik, di fatto, fu l’anello di congiunzione tra passato e presente, colui che contribuì in maniera importante alla rinascita dell’antica arte che si realizzò con l’istituzione della Scuola Internazionale di Liuteria a Cremona. Un lascito, quello di Kresnik, di portata anche internazionale che vive tutt’oggi in Italia, ma anche in Croazia; in quanto il suo trattato “Studio sull’antica liuteria classica italiana” – tradotto in croato nel 1951 dall’Accademia Jugoslava delle Scienze e delle Arti – rappresenta un punto di riferimenti per quanti si approcciano alla delicata arte della liuteria.

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