Francesco Squarcia. Il pendolare fiumano con indirizzo romano

In pensione dal 2006, è sempre più presente a tantissime manifestazioni nella sua città natale e dintorni

Francesco Squarcia. Foto: Željko Jerneić

Il noto violista connazionale Francesco Squarcia rappresenta una sorta di ponte culturale che unisce la minoranza italiana di Fiume a Roma. Sia il capoluogo quarnerino che la capitale italiana sono due città volte alla cultura e dalla storia millenaria. Francesco Squarcia racconta quali vicissitudini lo hanno portato a lasciare Fiume per trasferirsi prima a Lubiana e poi, con tutta la famiglia, a Roma.
Le strade del Signore sono infinite, ma com’è che la sua l’ha portata a Roma?
“Sono nato il 22 novembre del 1946 a Fiume, il giorno di Santa Cecilia, la protettrice dei musicisti. La famiglia Squarcia è una famiglia che porta da sempre con orgoglio la sua fiumanità e anch’io mi sento particolarmente innamorato di questa nostra cultura e identità, uniche al mondo – ribadisce Squarcia –. Ho terminato tutti gli studi a Fiume compreso l’ex Liceo italiano; parallelamente frequentavo la Scuola di musica ‘Ivan Matetić Ronjgov’, ultimata la quale mi sono iscritto all’Accademia di musica di Lubiana, perché un professore mi disse che è più raro il talento musicale che la propensione per le materie scientifiche, visto che ero indeciso tra l’Accademia e lo studio della medicina. All’epoca giocavo pure per la squadra di calcio del Rijeka; l’ortopedico dal quale ero in cura, il professor Špor, dopo avermi sentito suonare mi disse: ‘Guardi, io che sono medico le sconsiglio di fare il medico’. E per questo motivo ho scelto l’Accademia di musica, di primo e secondo grado, per cui ho finito pure il magistero o studi di post diploma”.
Concorso Santa Cecilia
“Non avrei mai immaginato di trasferirmi a Roma – continua Squarcia –, perché ho sempre pensato che se avessi dovuto vivere in Italia, sarebbe stata una città molto più vicina, come ad esempio Trieste. Il caso volle, invece, che vinsi il concorso Santa Cecilia nel 1973 e si aprì un posto al Conservatorio a Roma. L’unico ostacolo che rimaneva era il problema del finanziamento necessario a darmi una spinta iniziale che mi avrebbe garantito stabilità in quel primo periodo. All’inizio ho chiesto all’Università Popolare di Trieste la borsa di studio, la quale mi è stata concessa. Una volta arrivato nella capitale, al Conservatorio mi hanno dato un’altra borsa di studio per cui ho rinunciato a quella dell’Unione. Mia moglie ha avuto un percorso molto più difficile perché ha dovuto richiedere l’equipollenza del diploma, il che non era una cosa semplice. Una volta superato questo ostacolo si è affermata in campo medico. Prima del pensionamento era medico dermatologo ed è stata la prima donna a fregiarsi del titolo di primario dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (IDI) di Roma”.
Nonostante la prolifica attività artistica, più di un decennio fa ha annunciato il suo pensionamento. Come mai?
“Sono in pensione dal 2006 perché secondo le leggi italiane i musicisti sono costretti a pensionarsi a sessant’anni d’età. Secondo me è un errore, perché noi musicisti siamo stati parificati con i ballerini, ad esempio, per i quali il limite d’età ha un senso. Forse anche per i trombettisti sarebbe logico non potersi esibire più a una certa età, ma a me sembra assurdo dover smettere di suonare la viola o di comporre soltanto perché ho compiuto un certo numero di anni”.

Con Aleksandar Valenčić all’Estate in Cittavecchia. Foto: Ivor Hreljanović

Il ritorno alla musica leggera
Tutt’oggi risiedo a Roma, ma sono molto presente a Fiume perché l’attività nella mia città natale è predominante dal punto di vista artistico e mi ha dato la possibilità di ritornare nel mio campo giovanile, ossia la musica leggera. Non posso dire, però, di aver vissuto gli anni del mio pensionamento in modo spensierato, almeno no nell’ultimo periodo. Cinque anni fa purtroppo ho perso mio figlio Giovanni-Nino, al quale ho dedicato la canzone ‘Arrivederci’. Mio figlio era ingegnere civile e ha firmato il progetto di costruzione del ponte pedonale vicino al Colosseo, in via degli Annibaldi, il che mi rende molto fiero. Mia figlia Stefania, invece, è caporedattrice di Agorà, una trasmissione su Rai3“.
Che effetto fa lasciare Roma e venire a Fiume? Cosa si lascia alle spalle e cosa ritrova?
“Mi piace venire a Fiume soprattutto ora che l’Europa diventa sempre più Europa, che i collegamenti sono sempre migliori e i confini si attraversano con più facilità, sia quelli fisici che mentali. Credo che noi fiumani abbiamo sempre sentito questa prossimità allo spirito europeo, per noi non è una novità, ce lo abbiamo nel DNA. Ora lo spirito del multiculturalismo sta diventando un valore sempre più diffuso anche a livello globale. Per questo motivo mi ritrovo sia a Roma che a Fiume e posso dare sfogo libero alla mia vena artistica e culturale, il che mi appaga molto”.
Un taccuino zeppo di appuntamenti
“Sono sempre contento quando mi posso esibire e allietare il pubblico con la mia arte. Recentemente, a ottobre, ho suonato a un concerto umanitario con, a favore dell’Associazione di donne operate di tumore al seno, Nada, poi abbiamo chiuso con lo spettacolo ‘La commedia’ al TNC di Fiume. A Natale sono nuovamente a Fiume, perché Jadranka Čubrić, che organizza da anni la kermesse canora Božić je judi (È Natale, gente), mi ha invitato a esibirmi nella Cattedrale di San Vito, il 26 dicembre. Il 29 dicembre questo stesso programma sarà di scena a Zagabria, nella Cattedrale di Santo Stefano. In questa occasione presenterò una canzone in lingua italiana sul Natale, di cui ho scritto il testo e la musica. Per tutti questi motivi amo venire a Fiume e dare sfogo alla mia creatività. Quest’anno si è tenuta pure la 14.esima edizione del concerto che offro per Ognissanti alla CI di Fiume e tutto ciò mi piace molto. Non perché Fiume sarà Capitale europea della Cultura l’anno prossimo, ma anche in precedenza penso che la città abbia avuto e continui ad avere una vita culturale degna di questo nome”.
Che cosa ne pensa del potenziale culturale di Fiume?
“Penso che in questo momento il potenziale culturale della città non venga sfruttato al massimo e mi auguro che la cosa cambi prossimamente. Visto che da tantissimi anni faccio la spola tra Fiume e Roma, ormai nella mia mente vivo in un’unica città composta da elementi di entrambe. Mi ritengo un pendolare tra Fiume e Roma come se fossero città confinanti. A Roma ci sono, tra l’altro, tantissimi fiumani, ci sono gli esuli, c’è la Società di studi fiumani, alla quale sono molto legato e di cui sono socio onorario. Abbiamo avuto pure Rodolfo Volk, il famoso cannoniere fiumano di cui è uscito nel 2018 il libro di Giorgio Di Giuseppe, ’Sciabbolone! Vita sportiva del fiuman Rodolfo Volk campione indimenticato della A.S. Roma’.
Tra qui e là: normalità
Essere un po’ qui e un po’ là per me è la normalità e ogni luogo mi offre qualcosa che non riesco a trovare nell’altro. Sono sicuro che Fiume manterrà questo suo spirito di avanguardia culturale e che la fiumanità è nell’aria e prenderà sempre di più i giovani, indipendentemente da dove arrivino. Questo sentimento è presente nelle pietre come un humus che aspetta i semi della diversità per farli germogliare”.

Foto: Graziella Tatalović

Da anni la sua collaborazione si è estesa anche ai Festival musicali in lingua croata.
“Ho partecipato alle Notti estive fiumane, già ai tempi quando Nada Matošević era sovrintendente del TNC e al Kastavsko kulturno leto sono stato molto presente, sia con i miei Cameristi italiani che da solo. Avevo un complesso formato solo da prime parti dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma, col quale siamo stati ospiti pure a Tokyo in occasione del Premio Leonardo nel 2002 e ci è valso il Premio La ruota d’oro dell’International Rotary presentando un brano inedito di Ennio Morricone. Quindi, finché ero nell’ambito dell’Orchestra di Santa Cecilia ero molto attivo come solista ma anche come fondatore e guida di questo gruppo di cameristi italiani. Finito quello, mi sono dedicato al Festival MIQ. Nel 2013 ho vinto parecchi premi, della giuria, della beseda del Novi list come miglior arrangiamento con la canzone ‘Immensamente’. Poi spero di partecipare pure l’anno prossimo al MIQ con una canzone su Fiume in lingua italiana. Al Čansonfest di Castua, invece, deve essere tutto in dialetto ciacavo; vi partecipo spesso con canzoni in cui vengo aiutato con il testo da altri autori, come Vjeko Alilović e Ljubica Bestulić Stanković di Pola”.
A Dimela cantando
“Ultimamente devo dire che mi piace molto questo nostro festival Dimela cantando, dell’UI. Abbiamo fatto delle puntate a Muggia e a Cittadella, che hanno avuto un grande successo. Il pubblico è rimasto piacevolmente sorpreso nello scoprire quanto potenziale musicale esiste nella nostra comunità. L’anno prossimo ci siamo riproposti di ripetere questa esperienza. Tra i collaboratori che mi hanno sostenuto negli anni non vorrei assolutamente dimenticare la bravissima Nina Kovačić, che mi ha assecondato al pianoforte tantissime volte. In due occasioni, nel 2009 e 2010, abbiamo suonato persino al Quirinale, nella Sala dei corazzieri, per il Giorno del ricordo, davanti al presidente Napolitano. Nel 2015, invece, ho suonato per il Giorno del ricordo con Aleksandar Valenčić nella Sala della Regina a Montecitorio. In quell’occasione al concerto è stato presente pure il presidente neoeletto Sergio Mattarella. Sono tantissime, quindi, le soddisfazioni dal punto di vista professionale. Mi lusingano soprattutto i premi ottenuti, a partire da quelli di Istria Nobilissima alle prime edizioni. Dal 1972, quando ottenni il premio France Prešeren in Slovenia, ho ottenuto moltissimi riconoscimenti di cui sono molto fiero.
Stemma d’oro della Città di Fiume
Nel 2013 mi è stato conferito lo Stemma d’oro (Zlatni grb) della Città di Fiume, nel 2014 il premio Giordaniello della Città di Fermo e nel 2018 la Città di Assisi mi ha insignito del premio per l’attività musicale “Giuliani nel mondo”. Il comune denominatore delle motivazioni è che con l’arte contribuisco all’amicizia tra Italia, Slovenia e Croazia e questo è quello che mi lusinga di più. Mi fa piacere aver ottenuto questi premi perché mi sento europeo nel profondo del mio cuore, con una predominanza di cultura italiana di noi fiumani. Chi non ha amore per la propria cultura non può amare quella degli altri e questo per me rappresenta un patriottismo culturale sano.

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