Come da tradizione, il Consiglio nazionale serbo (SNV) ha offerto ieri a Zagabria il ricevimento in occasione del Natale ortodosso, che ricorre oggi 7 gennaio. Un appuntamento che, nelle parole dei suoi partecipanti, trascende la dimensione puramente religiosa per farsi momento di riflessione civile e baluardo dell’identità comunitaria in un’epoca segnata da profonde sfide sociali.
Il presidente dell’SNV, Boris Milošević, ha aperto la cerimonia sottolineando come questo incontro rappresenti un’occasione preziosa per diffondere messaggi di pace, tolleranza e rispetto reciproco.
“Per noi, come per tutti, il Natale è simbolo di unione, amore e gioia”, ha esordito Milošević. “Allo stesso tempo, però, sentiamo il bisogno di riaffermare la nostra presenza e la nostra visibilità come comunità, non solo qui a Zagabria, ma in tutta la Croazia”. La celebrazione della nascita di Cristo diventa così uno strumento per preservare le radici di una minoranza che, nell’ultimo anno, ha dovuto affrontare eventi definiti preoccupanti e oppressivi.
Il discorso di Milošević si è poi fatto più incisivo, toccando le corde scoperte della convivenza democratica. Il leader dell’SNV ha espresso amarezza per il ritorno di simboli e retoriche che richiamano i periodi più bui della storia.

“Ci ha addolorato vedere il ritorno del ‘nero’ nelle strade, ascoltare canti ustascia e assistere alla normalizzazione del saluto Za dom spremni (Per la patria pronti)”, ha denunciato con fermezza. Milošević ha citato episodi specifici, come le tavole rotonde su Jasenovac volte a relativizzare gli orrori dei campi di sterminio e le irruzioni di gruppi estremisti vestiti di nero durante eventi folcloristici e culturali. Situazioni che, ha ammesso, impediscono alla minoranza serba di sentirsi “a proprio agio e pienamente libera”.
Solidarietà e rapporti bilaterali
Nonostante le ombre, il presidente ha indicato una via d’uscita ricordando il recente quinto anniversario del terremoto che ha colpito la Regione della Banovina. Quel tragico evento, ha ricordato, divenne paradossalmente un simbolo di solidarietà transnazionale, dove l’aiuto reciproco tra cittadini superò ogni barriera etnica.
In chiusura, Milošević ha rivolto lo sguardo alla geopolitica, rammaricandosi per il persistere di rapporti tesi tra Croazia e Serbia. Ha tuttavia ribadito la piena disponibilità della comunità serba in Croazia a farsi carico della propria parte di responsabilità per favorire un miglioramento delle relazioni diplomatiche tra Zagabria e Belgrado.
Il ricevimento ha riunito numerosi esponenti della vita politica e sociale, tra i quali erano presenti il vicepresidente del Governo e ministro dell’Interno Davor Božinović, la ministra della Cultura e dei Media Nina Obuljen Koržinek, il ministro della Giustizia Damir Habijan e il Procuratore generale dello Stato Ivan Turudić. All’evento ha preso parte anche il vicepresidente del Sabor e deputato al seggio specifico della Comunità Nazionale Italiana Furio Radin che, durante il rito della divisione della pagnotta, ha trovato la moneta nascosta al suo interno e che porta fortuna e prosperità per tutto l’anno a chi la ottiene.
La necessità di dialogare
Anche il ministro dell’Interno Davor Božinović, nel suo intervento, ha voluto porre l’accento sull’imprescindibile necessità del dialogo all’interno della società.
“La parola non è mai neutrale; è un atto in sé, specialmente quando proviene da chi detiene responsabilità e potere – ha esordito il vicepresidente del Governo –. Una parola può costruire fiducia, ma può anche generare paura; può aprire spazi di confronto o avvelenarli e chiuderli per anni, se non per decenni”. In una società eterogenea, ha poi aggiunto, il dialogo non deve essere considerato un valore aggiunto, bensì una necessità vitale.
Il ministro ha poi delineato tre punti cardine per la salute della società croata: visibilità (nessuno deve essere invisibile; la minoranza deve avere una voce che venga ascoltata e che sia paritaria); ricchezza nelle differenze (la diversità non deve spaventare, poiché può arricchirci se abbiamo il coraggio di ascoltare); unità (la vera coesione non nasce dal pensare tutti allo stesso modo, ma dal desiderio comune di costruire la stessa “casa” nonostante le divergenze).
“La Croazia è la patria di tutti i suoi cittadini. Non esistono cittadini di serie A o di serie B, né cittadini per caso. Ognuno è qui per un motivo e tutti hanno il diritto di sentirsi i benvenuti”, ha affermato ancora Božinović lanciando un appello alla pace e alla cooperazione nella regione, all’indomani delle dichiarazioni del presidente della Serbia, Aleksandar Vučić, il quale aveva accusato la Croazia di guidare, insieme a Kosovo e Albania, un’alleanza militare rivolta contro il suo Paese.
Gli auguri dei vertici dello Stato
I tre massimi rappresentanti istituzionali croati (il capo dello Stato Zoran Milanović, il premier Andrej Plenković e il presidente del Sabor Gordan Jandroković) hanno rivolto gli auguri di Natale ai fedeli ortodossi sottolineando valori comuni: pace, tolleranza, rispetto reciproco, dialogo e solidarietà. Milanović nel suo messaggio ha evidenziato la Croazia come casa comune di identità diverse e l’importanza di non escludere nessuno. Plenković ha richiamato la necessità di collaborazione e unità per affrontare le sfide globali mentre Jandroković ha posto l’accento sulla solidarietà verso i più vulnerabili e sul rispetto tra tutti i cittadini. Nel complesso, i messaggi hanno ribadito l’impegno delle istituzioni per una Croazia inclusiva, sicura e coesa.
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