Fondi CNI: serve più celerità

Marko Gregorič e Paolo Demarin

Inizialmente convocata negli ambienti della Comunità degli Italiani polese, a causa dell’aggravarsi della situazione epidemiologica nella Città di Pola (in effetti i numeri sono pressoché fissi da due settimane), la conferenza stampa convocata dall’Unione Italiana è stata spostata a Dignano. Si è svolta nell’atrio di Palazzo Bradamante, in osservanza delle misure antiCovid, ma in effetti a grande rischio di polmonite per il gran freddo… ça va sans dire. Vabbè, veniamo all’essenza della conferenza stampa. Che ha portato a Dignano Marin Corva – presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Marko Gregorič – vicepresidente della GE dell’UI e titolare del settore “Istituzioni CNI e collaborazione transfrontaliera” e Paolo Demarin – presidente dell’Assemblea dell’UI.

Vicini ai connazionali

In un discorso da proclama politico, Demarin ha ribadito la necessità “del dovere essere vicini ai nostri membri, in questo contesto sociale anomalo che ha visto la sospensione di molte libertà e abitudini… Anche in questo stravolgimento l’UI e le nostre Comunità hanno continuato il loro cammino di realizzazione degli ideali e della tutela della componente etnica. L’UI ha continuato la sua programmazione e tutta la progettazione, costruendo un’alternativa che possa mantenere la relazione tra la componente italiana delle genti di questi territori”. Con alle spalle le riproduzioni degli stemmi di rettori e famiglie notabili dignanesi, Demarin ha voluto ribadire “l’essenzialità del ruolo istituzionale, morale, culturale ed economico che svolge l’UI per mantenere saldo e compatto il nostro gruppo etnico italiano. Siamo riusciti a mantenere gran parte della programmazione indicata nei piani e programmi, abbiamo continuato a cercare ogni metodo utile a garantire la dovuta liquidità finanziaria alle istituzioni”. E si è chiesto “Come sarebbe questo nostro gruppo etnico se non ci fosse questa struttura organizzativa denominata UI?” Dandosi un’immediata risposta, ha trovato il porto sicuro nelle “nostre strutture democratiche delle Comunità e dell’UI stessa, con l’Assemblea quale vero centro di condivisione di strategia e piani programmatici”. Tenendo presente che una delle prossime sfide sarà la possibilità di avvio di attività nel settore economico. Ha altresì ribadito la piena collaborazione con l’UPT, ritenendo però di avere “il diritto di pretendere un impegno più serio e più maturo da parte di coloro che dichiarano di comprendere la nostra posizione e la nostra funzione e di sostenerci nel nostro cammino politico, culturale e socio-economico. Rimane legittimo da parte nostra cercare e chiedere un canale ancora più diretto con le strutture statali italiane per una distribuzione diretta dei finanziamenti”.

L’UI è all’avanguardia

Già. Finanziamenti. Ne ha parlato Marin Corva, spiegando anche la situazione attuale. Situazione bene o male nota ai più che in qualsiasi modo sono vicini all’UI e alle istituzioni della CNI. Corva ha parlato dei finanziamenti, del fatto che la disponibilità di portafogli sia determinata da tre Stati e anche da fondi dell’UE (concretamente per un progetto che si sta attuando nel Capodistriano). Comunque, più Stati, maggiore complessità. Non fosse altro che per il fatto di dovere sottomettere la progettazione alle norme di tre Stati. Il fatto di (dovere) funzionare così, fa dell’UI un’organizzazione all’avanguardia, che affronta situazioni per altri certamente anomale. Ai media presenti Corva ha spiegato le modalità dei finanziamenti, la dinamica, l’iter non certamente celere. Ha spiegato il funzionamento delle assegnazioni provenienti dal Piano ordinario (Legge degli anni Ottanta), che fa fare ai soldi il passaggio attraverso il partner italiano (UPT, quindi). Ecco, sono soldi che spesso arrivano in ritardo, per il percorso, le fermate e le coincidenze che devono coprire. Bisognerebbe velocizzare la procedura, affinché i soldi possano (rag)giungere quanto prima i beneficiari. Sia UI che UPT, ha detto, svolgono un ruolo importante al servizio della CNI, ma la velocità deve cambiare. Complessità è parola d’ordine anche se si guarda alla Legge 73, con l’UI che indica i progetti in concerto con MAECI e FVG, poi il Piano va al Comitato di Coordinamento, poi arriva la Convenzione per la ripartizione delle competenze. Il passo successivo porta alla Corte dei conti e quindi si procede con la richiesta dei mezzi. Un lungo termine procedurale laddove le istituzioni avrebbero bisogno di supporto istantaneo. Si potrebbe risolvere con un anticipo e poi, a rendiconto, avere il resto? I mezzi di Croazia e Slovenia non sono ai livelli di quelli di Roma, ma vivaddio ci sono e arrivano con puntualità grazie a una procedura semplificata che lascia spazio all’autonomia nella distribuzione. “Abbiamo il feedback del territorio: chi meglio di noi può sapere come dev’essere la ripartizione?”. Insomma, grazie a tutti, ma cerchiamo di ottimizzare.

Marin Corva

Fondi accantonati

Un fatto di soldi di cui si è parlato e sparlato. Quelli da dovere restituire. Sostanzialmente riconducibili a due fondi: riserva e accantonamenti. Il primo creato anni fa dal MAE sulla base della Convenzione MAECI/UI/UPT e che serviva a coprire le spese approvate nell’iter canonico, quando lo Stato non poteva trasmettere gli assegni nel breve termine. Nel 2019 qualcosa è cambiato e con il successivo arrivo anticipato dei mezzi è stato proposto di ridurre i fondi di riserva. Niente da ridire, però sarebbe buona cosa se quanto risparmiato potesse venire speso in alternativa. L’UI ha proposto progetti concreti, ma il MAECI ha chiesto la restituzione.
L’altro gruzzolo è dato dai soldi che l’UI ha saputo accantonare nel corso degli anni (ad es. per l’asilo di Fiume). Ad un certo punto nessuno aveva informato l’UI che non si poteva accantonare. Col cuore sofferente bisogna rinunciare a questi mezzi: le battaglie intraprese per vedersi riconoscere il diritto a usare i soldi accantonati prima del 2017 hanno fatto spendere munizioni, ma non è stato possibile fare centro.
“Non si tratta di restituire per incapacità – ha specificato Marko Gregorič -, ma perché si è sempre gestito il tutto con oculatezza. Ad esempio, non abbiamo ritenuto di dovere pagare un servizio che non aveva dato la qualità richiesta. I soldi sono stati accantonati”. E cose da finanziare ci sarebbero: recuperare l’ala bruciata di Palazzo Gravisi, l’incubatore giovanile di Santa Lucia, corsi di formazione giovanile e terza età…”.

Ringraziamenti ai media

Non capita spesso che qualcuno ringrazi anche i media. Gregorič l’ha fatto. Ha ringraziato per il funzionamento il nostro quotidiano, “che nonostante la situazione svolge un importante lavoro transfrontaliero, riempendo ogni giorno le pagine del giornale”, TV Capodistria, il CRS che ha presentato online le sue pubblicazioni, il DI che ha messo in scena il “Decameron”…

Zara, l’UI non farà da giudice

Abbiamo chiesto lumi sulla situazione in quel di Zara. “Le CI e le istituzioni sono autonome – ha detto Corva -. A Zara è successa un’incomprensione. Sostanzialmente divisi in due gruppi d’interesse, in CI hanno agito come hanno ritenuto meglio. L’Unione Italiana non farà da giudice”. Intanto, finché le acque della faccenda da torbide non saranno tornate chiare sono stati sospesi i finanziamenti. Nel dubbio ci siamo fermati. I risvolti sono questione settimanale. Il Ministero in seconda istanza ha confermato Igor Karuc rappresentante legale della Comunità degli Italiani zaratina, Faremo accertamenti su come sia possibile procedere. E siamo a disposizione per avviare le procedure elettorali e diamo sostegno a tutti i soci”.
Si doveva andare a Zara a ritirare le chiavi della sede, però altre procedure in corso hanno fermato la macchina.

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