Fondi CNI. Appello a Roma

Palazzo Modello, quartier generale dell’UI. Foto: Željko Jerneić

Una nuova sfida si prospetta all’orizzonte per la Comunità Nazionale Italiana. L’Unione Italiana rischia di dover restituire all’Erario dello Stato Italiano un importo pari complessivamente a 726.031 euro e 72 centesimi. Più correttamente, Roma sembra decisa a pretendere il rimborso di 278.156,86 euro destinati alla realizzazione di progetti rimasti incompiuti e la restituzione di 447.874,86 euro depositati sul cosiddetto Fondo di riserva (l’art. 8 della Convenzione MAECI-UI-UPT n. 3014 del 14 settembre 2020 fissa a 250mila euro il limite massimo del Fondo di riserva dell’Unione Italiana nonché dell’Università Popolare di Trieste, per l’anno 2020).
Riunione a porte chiuse
L’argomento è stato trattato dalla Giunta esecutiva dell’UI, riunitasi mercoledì pomeriggio in seduta a Fiume. Nel rispetto delle raccomandazioni fornite dagli epidemiologi in merito alle misure d’adottare al fine d’arginare la diffusione del Covid-19, la riunione si è svolta a porte chiuse negli spazi della Comunità degli Italiani del capoluogo quarnerino, con l’obbligo della mascherina per i partecipanti. In precedenza i servizi amministrativi dell’UI hanno recapitato ai mezzi d’informazione un’esaustiva documentazione relativa ai temi all’ordine del giorno (16 punti) della seduta, la XIX dall’insediamento della Giunta presieduta da Marin Corva.
Le istanze dell’Unione Italiana
Nel corso della riunione – alla quale oltre ai membri e al presidente della Giunta esecutiva sono stati invitati pure il presidente dell’UI, Maurizio Tremul, il presidente e la vicepresidente dell’Assemblea dell’UI, rispettivamente Paolo Demarin e Arijana Brajko, nonché la presidente del sodalizio di Palazzo Modello, Melita Sciucca – sono stati presentati tre set di lettere indirizzate ai rappresentanti del governo di Roma, a esponenti politici italiani e al Ministero italiano degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (MAECI). In queste i rispettivi firmatari auspicano l’accoglimento delle istanze dell’Unione Italiana riguardo alla restituzione di mezzi finanziari stanziati dall’Italia a favore dei connazionali in Croazia e Slovenia al MAECI, ovvero all’Erario italiano.
Chiesto un atto integrativo
Il primo dei tre set di lettere è stato firmato congiuntamente da Maurizio Tremul e Marin Corva, il secondo da Paolo Demarin e il terzo dal presidente e dai membri della Giunta esecutiva dell’UI. Tremul e Corva hanno scritto all’onorevole Ivan Scalfarotto, sottosegretario degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, e all’onorevole Piero Fassino, presidente della III Commissione permanente (Affari esteri e comunitari) della Camera dei deputati del Parlamento italiano. Attraverso le due missive, dai contenuti sostanzialmente identici, Tremul e Corva hanno chiesto la stipulazione di un atto integrativo alle Convenzioni annuali tra il MAECI, l’UI e l’Università popolare di Trieste (UPT). Chiedendo poi che i mezzi in discussione siano ridestinati a uno o più progetti d’investimento strategici: al cofinanziamento della costruzione dell’edificio che ospiterà l’Istituto prescolare italiano di Fiume; al cofinanziamento della ristrutturazione e restauro del Collegio dei Nobili, lo storico edificio che ospita la Scuola elementare e media italiana “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” e il Ginnasio italiano “Gian Rinaldo Carli” di Capodistria; al cofinanziamento della costruzione dell’edificio che ospiterà la Scuola elementare e media italiana di Cittanova; alla ricostruzione della sede della Comunità degli Italiani di Salvore, alla costruzione della sede della CI di Levade-Gradigne; all’intervento di ricostruzione di una parte della sede della CI “Pino Budicin” di Rovigno, al restauro della sede dell’Unione Italiana a Buie per la creazione della “Casa dell’istroveneto”; al finanziamento e all’arricchimento dei programmi e dei contenuti del costituendo Museo virtuale e digitale della CNI – Centro multimediale italiano a Capodistria (Progetto strategico PRIMIS); come pure all’utilizzo del Fondo di riserva per effettuare anticipazioni d’interventi approvati e finalizzati sui Programmi europei di cooperazione transfrontaliera Interreg Italia-Slovenia e Italia-Croazia di cui l’UI con sede a Fiume, rispettivamente l’UI con sede a Capodistria, sono partner progettuali ovvero lead partner, limitatamente alla parte di cofinanziameto europeo.
Investimenti fino a 3 milioni di euro
Maurizio Tremul e Marin Corva hanno sottolineato che in virtù dello stanziamento italiano di 750mila euro si potrebbero realizzare in favore della CNI investimenti fino a 3 milioni di euro.
Il presidente dell’Assemblea dell’UI, Paolo Demarin, nella sua lettera, indirizzata al sottosegretario Ivan Scalfarotto, ha manifestato preoccupazione per la richiesta di rientro dei mezzi finanziari devoluti alla Comunità Nazionale Italiana dall’Italia.
Lotta per l’identità nazionale
Ha segnalato che la CNI ha sempre combattuto per “il mantenimento della sua identità, come pure della propria identità di persone, di uomini e di donne, rimasti pur sempre italiani anche in un clima nazionale e sociale diverso, estraneo”. Demarin ha altresì ribadito che la Comunità Nazionale Italiana “ha sempre sentito forte l’appoggio istituzionale da parte della Nazione Madre, l’Italia, come pure delle sue istituzioni”.
Fattori negativi
Il presidente dell’Assemblea dell’Unione Italiana ha terminato il suo appello ricordando che “gli italiani in Slovenia e Croazia subiscono quotidianamente l’attacco di fattori negativi, dovuti, a diversi fenomeni, sia essi sociali, economici e non meno preoccupanti anche discriminatori per lo stesso fatto di essere una minoranza”.
La missiva della Giunta
Il terzo set di lettere, inviato a Roma per perorare la causa dell’Unione Italiana, quello sottoscritto da Marin Corva e dai membri della Giunta esecutiva da lui presieduta, è stato indirizzato al ministro plenipotenziario Vincenzo Celeste, titolare della Direzione generale per l’Unione europea in seno alla Farnesina.
Si rimane ora in attesa degli eventuali riscontri da Roma agli appelli lanciati dagli esponenti dell’UI nelle lettere inviate a cavallo tra settembre e ottobre.

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