C’è un video che circola da ieri sera sulle piattaforme social. Dura pochi minuti, ma bastano a togliere il respiro. Un ragazzo straniero è a terra, nel pieno centro di Fiume, e un gruppo di giovani lo prende a calci. Non una volta, non due. Con metodica, quasi assurda, ferocia. Uno di loro arriva persino a saltargli sul petto con entrambi i piedi. L’asfalto è rosso di sangue. Una ragazza si avvicina e urla contro di lui, contro quell’uomo già ridotto a un ammasso di carne indifesa.
Il video è agghiacciante. Eppure quella scena, che adesso rimbalza di schermo in schermo tra la costernazione e l’indignazione degli utenti, non è recente. È accaduto nella notte tra il 31 gennaio e il 1° febbraio, tre mesi e mezzo fa. La vittima è un marinaio di 25 anni, cittadino siriano imbarcato su una nave mercantile attraccata nel porto di Fiume. Lo hanno derubato del telefono e del denaro. Lo hanno lasciato a terra sanguinante. Poi se ne sono andati.
La Questura della Regione litoraneo-montana, interpellata dopo la diffusione del video, ha confermato i fatti in un comunicato ufficiale: la denuncia per rapina aggravata era già stata presentata all’epoca, le indagini sono tuttora in corso. “La polizia non era a conoscenza del video, né il luogo dell’aggressione è coperto da telecamere di sorveglianza”, si legge nella nota.
Il marinaio stesso, si precisa, non era in grado di indicare con certezza dove fosse avvenuto l’attacco. Dopo le cure mediche e la denuncia, è ripartito con il suo equipaggio. Il marinaio ha lasciato Fiume. I suoi aggressori, stando a quanto si sa, sono ancora liberi. Il video, invece, è rimasto. E adesso chiede conto.
Una città, due storie di violenza
Il caso di Fiume non è isolato, e questo è forse l’aspetto più inquietante. L’aggressione al marinaio siriano avvenne — non è un dettaglio trascurabile — circa dieci giorni prima che i “fratelli Vinković” picchiassero selvaggiamente un 16enne nei pressi di un locale nel centro della città. Di quel caso si è parlato molto: due dei tre aggressori sono stati arrestati, il terzo è ancora latitante.
Due episodi di brutalità urbana, ravvicinati nel tempo, nella stessa città. Coincidenza o sintomo?
Il caso della ragazza di Zagabria
Se il video di Fiume è riemerso proprio in questi giorni, lo si deve in gran parte all’onda d’urto prodotta da un altro caso, quello che ha tenuto banco nell’ultima settimana in tutta la Croazia: l’aggressione di una ventenne, Matea O., ai danni di un turista filippino di 37 anni nel pieno centro di Zagabria, all’incrocio tra via Ilica e via Tomić. Anche in quel caso, le telecamere hanno ripreso tutto. Anche in quel caso, i social hanno fatto il resto.
La giovane è stata fermata e condotta davanti al giudice per un procedimento per illecito amministrativo, ma la vicenda ha preso una piega inattesa: la vittima ha sporto denuncia penale per tentate lesioni gravi, e la procura ha rilevato il caso. Nel momento in cui Matea O. usciva dall’aula, è stata nuovamente arrestata. Ora rischia fino a anni di carcere.
È stato quel video — e il dibattito feroce che ne è seguito — a riportare alla luce le immagini di Fiume.
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